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Al via la plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

Allo studio un nuovo documento pastorale che sostituisca l'”Aetatis Novae”

ROMA, lunedì, 26 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Si è aperta questo lunedì in Vaticano la plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, che si chiuderà il 29 ottobre.

Al centro dei lavori una nuova Istruzione apostolica nel campo delle comunicazioni sociali, che dovrebbe sostituire l’ “Aetatis Novae”, pubblicata nel 1992, come ha sottolineato questa mattina il Presidente di questo Pontificio Consiglio, l’arcivescovo Claudio Maria Celli, nel suo discorso inaugurale.

Mons. Celli, che per la prima volta si trova a presiedere la plenaria del suo Dicastero, ha riferito che una prima bozza del documento è stata sottoposta a “vari periti accademici dell’arte della comunicazione”, mentre dall’attuale plenaria dovrebbero emergere “prospettive pastorali per il futuro”.

Secondo quanto riferito dalla Radio Vaticana, il presule ha evidenziato il “grande successo” ottenuto dal sito web “pope2you”, attivato lo scorso maggio. Dopo 15 giorni, gli accessi sono stati contati in 5 milioni e a tutt’oggi, ha riferito, si è creato un gruppo di 30-40 mila giovani per i quali sono allo studio migliorie grafiche e di contenuto del sito.

Guardando al futuro, infine, mons. Celli ha detto che, dopo il Congresso sulle TV cattoliche del 2006 e dopo quelli sulle università e le radio cattoliche, degli anni successivi, “mi sembra giunto il momento di rivolgere uno sguardo attento alla stampa cattolica al mondo Internet”, facendo tesoro delle esperienze già accumulate da molte diocesi in entrambi i settori.

Ai microfoni dell’emittente pontificia, l’Arcivescovo Celli ha affermato che “l’Assemblea non ha un suo tema specifico, perché il tema di fondo sarà quello di studiare insieme, per cercare di capire in maniera sempre più approfondita la problematica creata dalle nuove tecnologie del mondo di oggi” e la cosiddetta “cultura digitale”.

“La grande sfida che la Chiesa deve affrontare oggi – ha continuato – non è quella di acquisire mezzi più potenti di trasmissione, ma quella di essere capace di dialogare con questa nuova cultura”.

“Il nostro sogno è che in questo villaggio globale, creato dalle nuove tecnologie – ha proseguito – , la Chiesa e i discepoli di Gesù possano avere la loro tenda, la Sua tenda, la tenda di Gesù, perché l’attenzione sarà rivolta agli uomini e alle donne, a tutti coloro che passano per le strade del mondo”.

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