Portrait of Galileo Galilei

WIKIMEDIA COMMONS

"Galileo Galilei. Assolto in Cassazione"

Presentato oggi in Calabria il libro che ripercorre le fasi del processo all’astronomo e matematico italiano, spiegando gli errori dei prelati del tempo e l’assoluzione di Giovanni Paolo II

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È stato presentato oggi a Sellia Superiore, in Calabria, il libro “Galileo Galilei. Assolto in Cassazione” (Herkules Book), scritto da don Francesco Cristofaro, giovane sacerdote al suo primo libro che ha avuto la brillante idea di mettersi nei panni del celebre scienziato italiano per raccontare la sua storia, utilizzando la documentazione degli Archivi segreti. Il libro inizia quindi con il fisico, filosofo, astronomo e matematico italiano, considerato il padre della scienza moderna, che racconta ai suoi figli la strana e dolorosa vicenda che lo vede prima accusato di eresia, poi processato ed infine costretto all’abiura dai cardinali del Sant’Uffizio. 

A vederla con gli occhi di oggi, la vicenda di Galileo Galilei è paradossale: figlio prediletto della Chiesa, scienziato rigoroso e attento, teso a servire ed obbedire il Papa di Roma, egli comprende e condivide la rivoluzione copernicana che indica la terra girare intorno al sole.

Galileo non aveva nessuna ambizione di innovazione teologica, la sua era la constatazione di una realtà fisica, e intendeva fare in modo che la conoscenza scientifica e filosofica ne tenessero conto. Per questo operò con entusiasmo, ma anche con grande cautela. Incontrò più volte il Papa Urbano VIII, così come tutti i cardinali, i responsabili del Sant’Uffizio, i docenti di matematica e astronomia degli Atenei Pontifici. Con timore e umiltà Galileo inviò in lettura il testo “Dialogus de Systemate Mundi” in cui Aristotele, Toleomeo e Pitagora discutevano e illustravano la terra che gira intorno al sole.

Conscio delle implicazioni e delle sensibilità teologiche che la teoria suscita, Galilei compì tutti i passi necessari per avere l’autorizzazione del Sant’Uffizio e pubblicare l’opera. Grazie anche all’appoggio di dotti sacerdoti e alcuni cardinali, ottenne l’autorizzazione alla diffusione del volume. Ma appena questo venne distribuito, per lo scienziato fu l’inizio della fine.

Nonostante il libro contenesse pure un pezzo finale indicato precisamente dal Pontefice, Urbano VIII diventò furibondo perchè offeso dal fatto che certe sue argomentazioni fossero state messe in bocca dall’autore a Simplicio, il personaggio che nel libro veniva deriso per la sua stoltezza e le poche aperture mentali. Il Sant’Uffizio negò subito di aver concesso l’autorizzazione e il testo originale scomparve. Galileo fu accusato di eresia e di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture. Venne quindi convocato dal Tribunale delll’Inquisizione.

Il processo non ammetteva aperture. Galileo fu condannato e costretto a non pubblicare, insegnare e parlare delle sue teorie. Scriveva lo scienziato: “Mi costrinsero ad abiurare. Lo feci pensando ai miei figli, senza di me non ce l’avrebbero fatta: meglio un padre presente che un eroe bruciato”. Una ingiustizia utilizzata ripetutamente dagli oppositori per accusare di oscurantismo della Chiesa cattolica.

Dopo anni di studi approfonditi, il 31 ottobre 1992, Giovanni Paolo II, nel corso della sessione plenaria della Pontificia Accademia delle scienze, 359 anni dopo la condanna del Sant’Uffizio, ha riconosciuto “gli errori commessi” da quella commissione, assolvendo lo scienziato. “L’errore dei teologi del tempo – disse il Pontefice polacco – nel sostenere la centralità della terra, fu quello di pensare che la nostra conoscenza della struttura del mondo fisico fosse, in certo qual modo imposta dal senso letterale della Sacra Scrittura”.

“In realtà –  aggiunse – la Scrittura non si occupa dei dettagli del mondo fisico,la cui conoscenza è affidata all’esperienza e ai ragionamenti umani. Esistono due campi del sapere, quello che ha la sua fonte nella Rivelazione e quello che la ragione può scoprire con le sole sue forze. A quest’ultimo appartengono le scienze sperimentali e la filosofia. La distinzione tra i due campi del sapere non deve essere intesa come una opposizione. I due settori non sono del tutto estranei l’uno all’altro, ma hanno punti di incontro. Le metodologie proprie di ciascuno permetteono di mettere in evidenza aspetti diversi della realtà”.

Tutte queste tappe vengono ripercorese nel libro di don Cristofaro. In un commento a conclusione del volume, monsignor Costantino Di Bruno precisa: “A quei tempi l’astronomia era scienza appena agli inizi. Si credeva quello che si vedeva. Non si vedeva la terra girare, ma il sole che si alzava e tramontava. Giosuè vede il sole che sta per oscurarsi, gli serve luce e chiede al Signore che ne rallenti il tramonto perché lui possa sconfiggere i suoi nemici”.

“Nel caso di Galileo – prosegue – la rivelazione non è stata rispettata dalle sue proprie competenze. Non si tratta però di un errore della rivelazione, bensì degli uomini che leggono la rivelazione e la interpretano. Questo succede sempre quando la mente interpreta secondo i suoi criteri e non secondo i criteri di Dio. Quando la mente umana capirà che essa non è creatrice degli esseri, né delle loro molecole, né della sostanza globale, né della finalità del loro esistere e del loro vivere, quando si convincerà che essa stessa ha bisogno di un aiuto soprannaturale che si chiama sapienza, ispirazione, manifestazione, rivelazione per pervenire alla verità, allora i conflitti finiranno e le incomprensioni non ci lacereranno più”.  

L’introduzione del libro è affidata invece all’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, che scrive: “La vicenda di Galileo non è la storia di una vita appartata di un pensatore assorto nelle sue idee, ma quella di combattente che estende il proprio  influsso a tutta l’Europa colta, che sa usare sapientemente il raffinato strumento della prosa letteraria rinascimentale per tentare un’ipotesi plausibile sulla struttura dell’universo, con una sintesi tra sapere umanistico e ‘nuova scienza’”.

L’autore, don Francesco Cristofaro, 36 anni, di Catanzaro, ha studiato al Pontificio Seminario Regionale “San Pio X” ed alla Pontificia Facoltà del Teresianum. Attualmente è parroco di Santa Maria Assunta in Simeri Crichi. Membro dell’Ufficio Catechistico Diocesano, collabora con Radio Mater, Padre Pio Tv, Viva Voce Tv, Calabria Ecclesia Magazine, Info Oggi.  

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Antonio Gaspari

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