Lettura

La fede del popolo di Israele, così come raccontata nel primo libro dei Maccabei, è una fede che scaturisce dalla lettura degli eventi storici visti sempre come rivelatori della presenza di Dio. Una presenza tesa sempre a sottolineare la Sua centralità e, allo stesso tempo, la fedeltà del Signore per il compimento delle promesse. È il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, come affermerà poi Gesù nel dialogo con i Sadducei, cioè Dio che dà la vita, Dio dei vivi e non dei morti. La fede in Lui fa scoprire che l’orizzonte terreno segna il passaggio ad una vita nella luce, che non avrà mai tramonto. 

Meditazione

L’evangelista Luca, nel brano evangelico odierno, ci fa conoscere per la prima volta un gruppo di persone, i sadducei, che, incontrando Gesù, gli pongono una domanda circa la risurrezione dei morti, evento ritenuto da loro non in linea con l’insegnamento della Legge. Gesù accetta la provocazione e nella risposta subito afferma con autorità che credere nella risurrezione dei morti significa passare a essere da “figli di questo mondo” a “figli di Dio”. Un insegnamento di profonda attualità per l’umanità di ogni tempo e per noi cristiani, perché essere nel mondo non esaurisce tutto il senso della nostra vita. E di questo desiderio, di andare “al di là delle cose”, per testimoniarne l’intensità con uno stile di vita che ci fa cittadini di questo mondo, ma in cammino verso l’approdo su quella riva che rasserenerà il cuore inquieto nel vedere finalmente Dio “a faccia a faccia”. Bisognerà esserne giudicati degni, ben consapevoli che questa idoneità è dono di Dio ed è il frutto di una vita buona, vissuta nella carità e nell’amore verso il prossimo. Il battesimo costituisce già l’inizio della vita nuova in Cristo Gesù, certezza di una nostra figliolanza adottiva da parte di Dio Padre e inizio di un’esistenza terrena vissuta da risorti. Saremo attesi, alla fine dei tempi, se nel tempo e nella storia siamo vissuti per Lui, dall’abbraccio paterno e materno di Colui che, ci rassicura Gesù, è Dio dei vivi e non dei morti. Sarebbe molto bello se la nostra esperienza ecclesiale riuscisse, nel mutamento dei tempi e nel dibattito culturale sulle domande prime ed ultime, a far comprendere che quanto seminiamo in opere buone di fede, di speranza e di carità sarà Dio stesso a portare a maturazione per una gioia ed una felicità che avranno il profumo dell’eternità. 

Preghiera

Dio, nostro Padre, datore di vita e non di morte, che nel tuo figlio Gesù ci hai reso tuoi figli, fa’ che viviamo per te e rendici degni di incontrarti, in paradiso, nella nuova creazione, come figli della luce, e di poter contemplare il tuo volto per sempre. 

Agire

Alza gli occhi al cielo e prova a pensare anche “alle cose di lassù”. Torna poi a guardare la terra, e cerca di scoprirla in una luce nuova. 

Meditazione del giorno a cura di monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo eletto di Altamura - Gravina - Acquaviva delle Fonti, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ARTPer abbonamenti: info@edizioniart.it