ROMA, venerdì, 31 agosto 2012 (ZENIT.org).

Lettura

Continuando il suo discorso escatologico Gesù narra la parabola delle dieci vergini che attendono lo sposo, per partecipare con lui alla festa di nozze. Il ritardo dello sposo (chiaro riferimento al ritorno del Signore del quale non si conosce l’ora) è l’occasione nella quale si manifesta la saggezza di quelle cinque ragazze che al suo arrivo non si sono lasciate prendere dal panico, essendo state previdenti con il portare insieme alle loro fiaccole anche un vasetto di olio. Le altre cinque sono costrette a cercare nella notte ciò che non hanno avuto di giorno: la sapienza che viene dalla fede. L’insegnamento è chiaro per la Chiesa di tutti i tempi, che dovrebbe sempre attendere, come la Sposa dell’Apocalisse, Gesù, suo Sposo e Signore.

Meditazione

Nel brano che ascolteremo come prima lettura, san Paolo, rivolgendosi ai Corinzi, riprende i concetti di “sapienza” e di “stoltezza” che troviamo nella parabola delle dieci vergini. Anzi li approfondisce, distinguendo “la sapienza e la stoltezza di Dio”dalla “sapienza del mondo”. Il discriminante tra esse è l’approccio che uno ha di fronte alla «parola della croce»sia di Cristo, sia del cristiano. Ciò ci permette di attualizzare l’invito alla vigilanza che ci viene dal Vangelo, non relegandolo ad una lontanissima parusia o “fine del mondo”, e neanche al momento della nostra morte personale, ma accogliendolo nell’oggi che viviamo, perché, come ci avverte Gesù, «a ciascun giorno basta la sua pena», per la quale troviamo luce e conforto solo dall’annuncio di Cristo Crocifisso. Perché, parliamoci chiaro, anche l’ultimo incontro con il Signore non lo s’inventa lì per lì, ma lo si prepara, invece, giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, vivendo quotidianamente il Vangelo e superando, con la nuda fede, tutti i momenti bui della nostra esistenza, che sono nostra partecipazione alla passione di Cristo. Perché la fede, prima di essere adesione a una verità rivelata «è un’adesione personale di tutto l’uomo a Dio che si rivela» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 176).Ed ecco la necessità della preghiera quotidiana. In essa, infatti, si esplicita la nostra fede. Per essa sperimentiamo la solidarietà di Gesù, nostro Fratello, e incontriamo già, nella speranza, il Signore che ci accoglierà nel suo regno. La preghiera permette alla nostra povera lampada di non spegnersi del tutto; anzi, pregando, il nostro vasetto dell’olio-fede, come l’orcio della vedova di Sarepta che sfamò Elia, “non diminuirà fino al giorno in cui il Signore” ci farà partecipi della sua gioia, in cielo (cfr. 1Re 17,13-16).

Preghiera

Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei nostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, possiamo essere in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, in modo da essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio (cfr. Ef 3,17-19).

Agire

Voglio fare il serio proposito di non trascurare più la preghiera quotidiana.

Meditazione del giorno a cura di P. Salvatore Piga, osb, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it