Un volto africano per la Chiesa in Ghana

Intervista all’Arcivescovo di Accra

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ACCRA (Ghana), lunedì, 26 aprile 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa cattolica in Ghana, che ha solo poco più di 125 anni, da Chiesa missionaria, sta diventando una Chiesa autenticamente ghanese, con l’uso degli idiomi locali nella lettura della Bibbia e nel culto.

Sebbene questo processo sia ben avviato, esistono ancora molti ostacoli da superare.

In questa intervista rilasciata al programma televisivo “Where God Weeps” realizzato da Catholic Radio and Television Network (CRTN), in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che soffre, monsignor Gabriel Palmer-Buckle, Arcivescovo di Accra, Ghana, evidenzia i lavori e i progressi ancora da compiersi.

Eccellenza, il leitmotiv dei missionari era: “L’Africa deve essere evangelizzata dagli africani”. Quanto di questo è diventato realtà oggi in Ghana?

Monsignor Palmer-Buckle: Fu in effetti Papa Paolo VI, che nel 1969, nel fondare ciò che chiamiamo il Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madacascar, disse: “È necessario un Cristianesimo africano”.

Ed è avvenuto in Ghana?

Monsignor Palmer-Buckle: Sì, è avvenuto. In Ghana abbiamo oggi 19 diocesi, in cui tutti i vescovi sono ghanesi. Esistono diocesi in Ghana che ormai da quattro generazioni dispongono di un vescovo ghanese. L’ultimo vescovo straniero ha lasciato le coste del Paese nei primi anni ’70.

Qual è l’importanza di questi primi missionari per la Chiesa in Ghana?

Monsignor Palmer-Buckle: Dobbiamo ringraziare Dio per loro. I padri della Società missioni africane (SMA) hanno iniziato ad operare nel 1880. Sono stati i primi a recarsi a sud, a Elmina, vicino Cape Coast, e a iniziare un’evangelizzazione graduale lungo le coste che si spingeva verso nord.

Con grandi sofferenze fisiche… Deve essere stato difficile per degli europei lavorare in queste terre.

Monsignor Palmer-Buckle: Effettivamente il Ghana, a quel tempo, era chiamata il cimitero dei bianchi, perché molti uomini morivano di malaria nell’arco di sei o otto settimane dall’arrivo. Ma dobbiamo rendere grazie a Dio per la persistenza e la perseveranza. I missionari continuavano ad affluire. Sono arrivati gli uomini e le donne. Nostra Signora degli Apostoli è la congregazione femminile della SMA. Loro sono arrivate nel 1882 e hanno accompagnato i missionari nell’evangelizzazione del sud. A nord era presente la SMA, che era scesa a quel tempo da Ouagadougou, nella Upper Volta, oggi Burkina Faso, e si era stabilita nella parte settentrionale, per scendere verso la parte centrale del Paese. Oggi, se si guardano le statistiche del Ghana, abbiamo circa 1.400 preti, di cui circa 1.000 sono nativi del Ghana.

Quindi si tratta di un buon insediamento?

Monsignor Palmer-Buckle: Ottimo. Abbiamo circa 800 suore religiose, di cui almeno la metà sono indigene ghanesi. Abbiamo circa 600 fratelli religiosi, di cui – anche loro – più della metà sono ghanesi.

Quindi vi sono grandi speranze per la Chiesa locale?

Monsignor Palmer-Buckle: Le speranze sono grandi. Il Paese ha una popolazione di circa 22 milioni di persone, di cui poco meno del 20% è cattolico. I protestanti – anglicani, metodisti, presbiteriani, battisti e gli altri – ammontano a circa il 18%; un po’ più della popolazione cattolica. I musulmani sono circa il 16%. I pentecostali sono anche di più e sono entrati solo nel 1929.

Ma crescono velocemente?

Monsignor Palmer-Buckle: Molto velocemente. I pentecostali rappresentano circa il 24% della popolazione. Nell’insieme, il Ghana vanta un 68% di popolazione cristiana.

Il popolo del Ghana ha un grande amore per la Parola di Dio. Si dice che se qualcuno, al mercato, inizia a predicare, tutte le persone si fermano ad ascoltare perché è la Parola di Dio. Da dove deriva questo amore per la Parola?

Monsignor Palmer-Buckle: Non solo predicano la Parola di Dio, ma si vedono anche sulle vetture scritte che richiamano i versetti Esodo 14,14 o Matteo 7,7: “Chiedete e vi sarà dato”. La gente conosce le Scritture molto bene. Bisogna riconoscere il merito delle Chiese protestanti e in particolare dei pentecostali, per aver rafforzato l’amore per la Parola di Dio, per le Scritture, per la Bibbia. Ma bisogna anche dire che in questo abbiamo lavorato insieme, in un contesto ecumenico. Per esempio, lo scorso anno il Ghana ha celebrato il suo 50° anniversario dell’indipendenza. Una delle attività del Consiglio cristiano e della Conferenza episcopale del Ghana è stata quella di distribuire milioni di Bibbie ai giovani delle scuole medie. Ne abbiamo già distribuite circa 250.000 – non solo la Chiesa cattolica, ma l’intera famiglia cristiana – e stiamo ancora distribuendone, perché la nostra gente ama leggere le Scritture. Amano riferirsi alla Bibbia.

Il Ghana non è solo cristiano: sono presenti ancora molte religioni tradizionali. Quale può essere la diversa espressione delle tradizioni religiose ancora presenti in Ghana oggi?

Monsignor Palmer-Buckle: Dal nostro ultimo censimento, svoltosi nel 2000, solo circa l’8% della popolazione ancora appartiene saldamente alla religione tradizionale.

Si tratta di quella animista? Di che tipo di religione stiamo parlando?

Monsignor Palmer-Buckle: Dunque, la parola “animista” non è più utilizzata molto, perché significa credere negli spiriti. Noi crediamo nello Spirito Santo, ma non siamo animisti, giusto? La differenza sta nel fatto che loro credono che la foresta abbia uno spirito, che le acque abbiano spirito, le rocce e tutto il Creato abbia lo spirito. Ciò che noi ammiriamo in loro è il grande rispetto per il Creato, il loro rispetto per l’ambiente, che purtroppo noi cristiani abbiamo annacquato. Questo è un aspetto su cui stiamo facendo leva: la tutela del Creato, la conservazione dell’ambiente, che abbiamo imparato da loro. Stiamo sottolineando questo aspetto, su cui sembra possibile una buona sintonia con la religione tradizionale.

Un’altra cosa a cui dobbiamo dare loro atto è di aver conservato la loro struttura organizzativa tradizionale: hanno mantenuto i riti e i rituali che sono incorporati nella loro cultura religiosa. Hanno anche mantenuto l’istituto della famiglia, il rispetto nella famiglia tra padre, madre, tra genitori e figli; hanno mantenuto molto di questo, mentre noi stiamo vedendo che il Cristianesimo, ad un certo punto, ha iniziato a sottolineare maggiormente la salvezza individuale, rispetto a quella comunitaria; rispetto alla prospettiva sociale della storia della salvezza. Anche questo lo stiamo traendo da loro per metterlo in risalto.

Diventare cristiani significa talvolta dover abbandonare qualche aspetto di queste tradizioni. In che modo la Chiesa cerca di trovare un equilibrio a tale riguardo?

Monsignor Palmer-Buckle: Dobbiamo ammettere che, grosso modo, fino al Concilio Vaticano II, la mentalità era che tutto ciò che era tradizionale era pagano, demoniaco e non era buono. Grazie al Concilio, la Chiesa ci ha consentito di poter apprezzare i valori della nostra cultura. E noi stiamo iniziando a vedere che ci sono molte similitudini. Per esempio, i riti della nostra gente. Io vengo da Accra, dove c’è il rito di portare all’esterno i neonati. Questo avviene all’ottavo giorno…

Di che si tratta?

Monsignor Palmer-Buckle: È un rito con cui si dà il nome al bambino. Viene portato fuori, presentato alla società e gli viene dato il nome. Normalmente è il nome di uno dei suoi antenati che aveva vissuto una buona vita. Si crede quindi che l’antenato protegga il bambino, che quindi non appartiene più solo ai suoi genitori, ma all’intera tribù, e la tribù si prende carico di lui. È un rito meraviglioso. Io ho fatto la mia tesi dottorale su questo rito, per mostrarne le similitudini al nostro battesimo, attraverso il quale una persona rinasce nella famiglia di Dio e gli viene dato il nome che lo identifica nel Cristianesim
o.

Il battesimo viene svolto nell’ambito di questo rito tradizionale?

Monsignor Palmer-Buckle: In molti luoghi si svolge il rito tradizionale la mattina presto, perché deve essere celebrato prima dell’alba, e poi si fa il battesimo, nel pomeriggio del sabato.

Alcuni elementi delle religioni tradizionali, come la poligamia, devono essere respinti dalla Chiesa. Come si comporta la Chiesa rispetto alle culture locali e tradizionali in questi casi?

Monsignor Palmer-Buckle: Non c’è solo la poligamia. Esistono anche riti violenti relativi alla vedovanza e altri fenomeni simili che stiamo cercando di affrontare.

Per esempio, quando un uomo moriva la moglie veniva maltrattata e sottoposta talvolta a forme di crudeltà o costretta ad abbandonare la casa.

Perché si pensava che fosse in qualche modo responsabile della morte del marito?

Monsignor Palmer-Buckle: In certi casi il motivo era questo. In altri casi era una sorta di terapia shock per aiutarla a superare il dolore della perdita del marito. Vi sono molti aspetti positivi e altri negativi. A causa della cattiveria umana, talvolta quelli negativi hanno oscurato quelli positivi.

Nella poligamia, per esempio, un uomo sposa due o tre mogli e fa dei figli con loro. Le mogli partecipano al lavoro agricolo, alle proprietà, e i figli sono forza lavoro. Ora, la difficoltà del Cristianesimo è quella di dover dire: manda via due delle tue mogli, insieme ai loro figli.

E come fate?

Monsignor Palmer-Buckle: Come facciamo? Come fece Abramo, che nel libro della Genesi mandò via Agar e suo figlio Ismaele. D’altra parte se guardiamo a oggi vediamo che alcuni dei problemi attuali risalgono agli episodi biblici, tra chi fa risalire le proprie origini a Isacco e chi a Ismaele. È molto triste. Noi, nella Chiesa cerchiamo di gestire questa situazione particolare.

In pratica, arriva un uomo che dice: voglio diventare cristiano; voglio diventare battista; mi trovo in una situazione di poligamia; ho quattro mogli. Come risponde la Chiesa a una situazione del genere?

Monsignor Palmer-Buckle: Gli diciamo ciò che la Chiesa dice ufficialmente: un uomo, una donna. Normalmente consigliamo all’uomo di scegliere la moglie più di età, quella con cui effettivamente sta, ma cerchiamo anche di aiutarlo a prendersi cura dei figli e delle donne senza necessariamente ricorrere a ciò che chiamiamo gli uffici matrimoniali che offendono la morale cristiana sull’adulterio eccetera. Non è facile. Vi sono stati casi in cui i figli di queste donne, insieme allo stesso uomo, hanno accusato la Chiesa di aver rovinato il loro sistema familiare, perché in molti, molti casi la convivenza è stata pacifica: i figli identificavano le donne come madri; in assenza del padre, le donne si sono fatte carico di tutti i figli. Si tratta ovviamente di una situazione ideale, ma altre situazioni sono state tutt’altro che ideali, con grandi rivalità tra le madri e tra i figli, generando così grandi sofferenze.

Quindi, cerchiamo di accompagnarli nella loro crescita. Una volta che hanno accolto Cristo, li accompagniamo nel loro cammino di fede, nella loro crescita nella conoscenza della fede. Con la grazia di Dio coloro che sono stati battezzati riescono a eliminare ciò che chiamiamo i residui di peccato di situazioni come la poligamia o come i riti della vedovanza o altri riti che possono non essere conformi alla fede cristiana o cattolica.

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Per maggiori informazioni: www.acs-italia.glauco.it

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ZENIT Staff

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