"La pace, e quindi l'Europa, ci viene affidata ogni giorno"

Parla il presidente del comitato organizzatore de “Il Nove in Europa”

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di Anita S. Bourdin

ROMA, mercoledì, 31 marzo 2010 (ZENIT.org).- Il 60° anniversario della Dichiarazione di Robert Schuman, allora Ministro degli Esteri francese, il 9 maggio 1950, è l’occasione per un incontro di cristiani europei a Verdun e Metz, in Francia, dal 7 al 9 maggio, Il Nove in Europa.

Sarà l’occasione per “testimoniare all’Europa che la Chiesa è al suo fianco”, spiega padre Cédric Burgun, presidente del Comitato organizzatore, sottolineando la responsabilità di ogni cristiano: “La pace, e quindi l’Europa, ci viene affidata ogni giorno”.

Ogni giorno la Festa dell’Europa, il 9 maggio, ricorda la Dichiarazione di Robert Schuman. Perché si convoca quest’anno “Il Nove in Europa”, perché celebrare questo 60° anniversario?

Burgun: L’Europa vive da 60 anni un periodo di pace che non ha conosciuto dai tempi del trattato di Verdun! I Padri dell’Europa ci hanno lasciato questo bene inestimabile e spetta a noi prenderne coscienza. Molti nostri contemporanei hanno perso il senso della storia e non se ne rendono conto. Sicuramente l’Europa non ha solo aspetti positivi, ma ha il merito di aver pacificato il nostro continente. Celebrare questo anniversario vuol dire accogliere questo dono da un lato con riconoscenza, dall’altro anche con una certa consapevolezza: la pace, e quindi l’Europa, ci viene affidata ogni giorno.

Le Diocesi di Metz e Verdun, particolarmente segnate dalle questioni europee nella loro storia e geografia, desiderano sottolineare questo anniversario e proporre così un impegno europeo più forte. La presenza in Lorena di un Padre dell’Europa, Robert Schuman, non può lasciarci indifferenti di fronte alla causa europea.

A chi si rivolge questo congresso?

Burgun: “Il Nove in Europa” si rivolge a tutti i cristiani europei desiderosi di riflettere insieme sul nostro impegno in Europa. C’è quindi una forte dimensione ecumenica, e daremo la parola a rappresentanti di altre confessioni cristiane. I cristiani non possono chiamare l’Europa alla pace e all’unità se non danno l’esempio, se essi stessi non intraprendono il cammino. E’ il nostro primo impegno.

Dall’altro lato, questo incontro si rivolge in modo particolare ai religiosi e alle religiose d’Europa. Perché? In Europa sono 400.000 e vivono in veri “laboratori”, anche esempi, di vita fraterna e comunitaria. Mi anima quindi una convinzione: i religiosi, che vivono un po’ l’eccellenza della vita cristiana, hanno una testimonianza da darci su questo “vivere insieme” che è diventato il leitmotiv dell’Europa fin dall’inizio: In varietate concordia (Nella diversità, la concordia). Questo “vivere insieme” sarà il nostro tema generale.

Il nostro incontro si rivolge poi anche ai “politici” che vogliono dialogare con noi su questi argomenti importanti. L’Europa vuole l’impegno dei cristiani, così come lo vuole la politica. Questo dialogo oggi è fondamentale. Se è necessario, ci sarà la traduzione simultanea: tutti gli interventi saranno in francese.

Quali personalità hanno già risposto all’appello, dall’Europa ma anche dal Vaticano?

Burgun: Molti hanno già risposto, e me ne rallegro. Ad esempio, il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e il Cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Avremo anche il piacere di avere il postulatore ufficiale della causa di beatificazione di Robert Schuman, padre Bernard Ardura, presidente della Pontificia Commissione di Scienze Storiche. Ci sarà anche monsignor Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. Attendiamo un alto rappresentante ortodosso, così come monsignor Kenneth Letts, vicario generale per gli anglicani in Francia.

Accoglieremo personalità politiche: Vaira Vike-Freiberga, ex presidente della Repubblica di Lettonia, e Alojz Peterle, ex Primo Ministro della Slovenia e deputato europeo. Entrambi interverranno con delle conferenze.

Hanno risposto al nostro appello anche il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi, presidente della Conferenza Episcopale di Francia, Vescovi tedeschi e uomini politici francesi che desideravano stare accanto alla Chiesa in questo anniversario.

Nel momento in cui lo scetticismo sulla costruzione dell’Europa sembra dominare in un certo numero di cristiani, l’iniziativa “Il Nove in Europa” può essere attraversata dalla stessa audacia di quella di Schuman?

Burgun: Abbiamo voluto celebrare l’Europa! E già questo, forse, è audace. Incontro molti cristiani che mi chiedono perché celebrare l’Europa, perché festeggiare l’Europa, ma bisogna ricordare che l’ambiente politico e anticlericale dell’epoca di Schuman non era per forza migliore di quello di oggi. Questo gli ha impedito di impegnarsi, di investire? Gli ha impedito di sognare un’Europa unita e riconciliata? No. Ha visto i difetti ed è andato avanti. Noi adduciamo spesso la mancanza di ascolto e la mancanza di accoglienza delle nostre parole da parte dei politici per non impegnarci. Bisogna ragionare in un altro modo. Vogliamo tornare a dire e a testimoniare all’Europa che la Chiesa è al suo fianco, che la esorta e la vuole aiutare, consapevole che ci sono cose da trasformare.

In tutte le sue componenti, incluse quelle religiose, “Il Nove in Europa” è stato riconosciuto come “Progetto europeo” ufficiale della Commissione Europea e ora fa parte del programma “L’Europa dei cittadini”, della Direzione Generale “Educazione, Audiovisivi e Cultura”. Che cosa le ispira questo riconoscimento?

Burgun: Questo riconoscimento sottolinea che c’è una vera volontà di partnership da parte dell’Europa. La Chiesa agisce anche per l’educazione e la cultura, l’unità e la pace europee. A Bruxelles sono in attesa di questo tipo di iniziativa “cittadina” e non hanno paura di farsi coinvolgere in un progetto come questo, nel momento in cui tale progetto è sufficientemente aperto ed europeo. Credere che il finanziamento europeo non voglia altro che progetti laici è disconoscere il funzionamento delle istituzioni. Vogliono stare al nostro fianco e sostenerci. Sta a noi saper scegliere le occasioni!

Questo incontro si svolgerà ai confini di Francia, Germania e Lussemburgo. Quali sono gli appuntamenti principali?

Burgun: Apriremo il nostro “pellegrinaggio” a Verdun, luogo di riconciliazione franco-tedesca, il pomeriggio di venerdì 7 maggio alla presenza delle autorità civili locali e forse anche di alcune autorità nazionali. Ci accompagnerà il Nunzio Apostolico in Francia, monsignor Luigi Ventura. Ci sarà una retrospettiva storica della costruzione europea e della vita di Robert Schuman; seguiranno la conferenza “ortodossa”, i vespri ortodossi e infine un concerto di musica sacra.

Sabato mattina andremo a pregare a Douaumont, l’ossario costruito per la memoria, per la celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinal Rodé nella Cattedrale di Verdun; passeremo poi a Scy-Chazelles, alla cappella funeraria di Robert Schuman e alla sua casa, poi alla Cattedrale di Metz per gli interventi pomeridiani, da parte del Cardinal Tauran e della signora Vike-Freiberga. Sabato sera ci sarà un “luce e suono” per celebrare questo anniversario.

La celebrazione solenne del 9 maggio avrà luogo la domenica nella Cattedrale di Metz, per accogliere più persone possibile. Al mattino ci sarà un intervento di monsignor Letts, poi la Messa solenne, con l’omelia del Cardinale André Vingt-Trois. Nel pomeriggio ci saranno gli interventi di monsignor Giordano e del signor Peterle. I vespri concluderanno il nostro incontro. Ci sarà anche un importante messaggio di speranza inviato solennemente a tutti gli europei in quel giorno, ma c’è un’altra sorpresa… bisogna venire!

Il processo di riconciliazione e di pace sembra avere ancora difficoltà in Europa: contenziosi nei Balcani, divisione di
Cipro, ma anche grandi disuguaglianze economiche e sociali, con la delocalizzazione delle industrie e l’emigrazione dall’Est all’Ovest. Schuman ha qualcosa da dire a questa Europa dei 27?

Burgun: Sessant’anni fa Schuman ha proposto un atto di riconciliazione. Non dobbiamo affrettarci a credere che questo tema appartenga alla storia. Ci sono sfide di riconciliazione che attendono oggi e domani l’Unione Europea. Giovanni Paolo II, in un discorso dell’11 ottobre 1988 al Parlamento Europeo, aveva già segnalato tre sfide lanciate all’UE in cui l’argomento principale è la riconciliazione: dell’uomo con il creato, e qui penso soprattutto alle sfide ecologiche ed energetiche che ci attendono; dell’uomo con i suoi simili – questo impegno nell’incontro dell’altro e della sua cultura; dell’uomo con se stesso, in particolare con tutte le sfide della bioetica.

Che cosa faremo di queste sfide? Che cosa faremo della pace?

Che cosa bisogna fare per sapere di più de “Il Nove in Europa”, e soprattutto per iscriversi?

Burgun: Il programma dettagliato e completo si trova sul sito Internet dell’evento: http://www.le9eneurope.eu/it/.

Sabato 8 maggio c’è un programma speciale dedicato ai giovani, e avremo la veglia del sabato sera in comune.

Tutte le proposte sono totalmente gratuite e aperte al maggior numero possibile di persone. Ad ogni modo, se si vuole beneficiare di autobus, alloggio a Verdun e Metz e pasti ci si può iscrivere. Ci sono ancora posti!

Per qualsiasi informazione, info@9mai2010.eu.

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ZENIT Staff

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