ROMA, venerdì, 18 settembre 2009 (ZENIT.org) – “Il terrorismo ha paura della solidarietà, per questo si nutre del disprezzo per la vita umana”. E’ quanto ha dichiarato a “L’Osservatore Romano” l’Arcivescovo Vincenzo Pelvi, Ordinario militare per l’Italia, all’indomani del tragico attentato a Kabul in cui hanno perso la vita sei militari italiani della Folgore.
“Ci sono momenti – ha confessato – in cui il bene e il male si confondono, in cui la rabbia prevarica, momenti in cui è naturale chiedersi: perché? Essere in un Paese ostile per il bene dello stesso sembra un paradosso”.
Tuttavia, ha affermato, “bisogna ricordare che non è il Paese a essere ostile, ma solo una minoranza di chi lo popola”.
“I nostri militari sono in Afghanistan per proteggere e incoraggiare chi vuole vivere in pace e migliorare le proprie drammatiche condizioni di vita”, ha ricordato l’Arcivescovo.
“A nessuno può sfuggire la loro generosità – ha continuato – che, oltre a garantire la sicurezza del territorio, sta aiutando a ricostruire le istituzioni e le infrastrutture di quel Paese”.
“In questo periodo così delicato, dunque, sento anzitutto il dovere di ringraziare i giovani militari, sia come uomo che come fratello e padre nel Signore”, ha sottolineato il presule.
Nella situazione drammatica che si vive in Afghanistan, ha poi affermato, “il primo pensiero è rivolgere a Dio la nostra supplica intensa e fiduciosa”.
Infatti, ha concluso, “quanto più insormontabili sembrano le difficoltà e oscure le prospettive, tanto più insistente deve farsi la preghiera per implorare da Dio il dono della comprensione reciproca, della concordia e della pace”.