In Pakistan si spera di salvare un cristiano accusato di blasfemia

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KÖNIGSTEIN, giovedì, 9 luglio 2009 (ZENIT.org).- Un Vescovo pakistano spera che un comitato interreligioso risolva il caso di un giovane cristiano arrestato per blasfemia.

Il Vescovo Joseph Coutts di Faisalabad ha riferito all’associazione caritativa cattolica “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS) che un comitato composto da cristiani e musulmani sta indagando sull’accusa di aver bruciato delle pagine del Corano rivolta contro Imran Masih, di Hajwery, nella provincia del Punjab.

L’iniziativa interreligiosa segue i disordini avvenuti quando una folla di 1.000 persone, che bruciava pneumatici e chiedeva la morte di Masih, si è radunata fuori dalla prigione del distretto di Faisalabad, dove il 26enne cristiano era detenuto.

Il 3 luglio, meno di 48 ore dopo che Masih era stato accusato, la Chiesa cattolica locale ha organizzato un incontro tra esperti musulmani e cristiani a Hajwery.

Vi hanno partecipato circa 60 persone della comunità locale, inclusi presbiteri, avvocati, laici e parenti dell’accusato.

In un rapporto al Vescovo Coutts, il sacerdote locale p. Yaqub Yousaf ha scritto: “In questo incontro è stato formato un comitato per studiare il caso, preparare un resoconto affidabile e informare la polizia e il tribunale”.

Il Vescovo ha espresso la propria soddisfazione per il fatto che si stiano usando questi canali per risolvere le tensioni a Hajwery.

“Sono lieto di sapere che i leader cristiani e musulmani stanno affrontando il problema insieme”, ha detto ad ACS. “Questa è la strategia a cui avevo pensato per far fronte a questioni di questo tipo, che hanno un impatto emotivo”.

Il Vescovo Coutts ha espresso un interesse personale per la situazione fin dall’inizio, chiedendo a p. Yousaf di tenerlo aggiornato sugli sviluppi e supplicando di “pregare perché il problema si risolva”.

Secondo p. Yousaf, da quando è avvenuto l’incidente vari giovani musulmani che vivono nella stessa strada di Masih si sono fatti avanti per confermare la sua innocenza.

Le accuse sono state lanciate il 1° luglio dopo che il giovane cristiano aveva raccolto dei fogli mentre puliva il suo negozio di frutta e verdura.

Preoccupato per l’accusa di blasfemia, ha chiesto a un negoziante vicino, musulmano, di che fogli si trattasse prima di bruciarli, visto che erano scritti in caratteri arabi.

Il vicino ha detto a Masih di bruciarli perché non erano importanti, ma non appena l’ha fatto è stato accusato di aver dato fuoco al sacro Corano.

Secondo alcune fonti è stato torturato dai membri della folla che si era riunita dopo le accuse.

P. Nisar Barkat, direttore della commissione Giustizia e Pace di Faisalabad, ha fatto visita a Masih in prigione e ha riferito che è stato picchiato anche dai poliziotti dopo il suo arresto.

Nel suo resoconto al Vescovo Coutts, p. Yousaf ha scritto che “la situazione è ora sotto controllo, ma i cristiani della zona sono ancora molto spaventati”.

Il Pakistan ha subito attacchi di violenza anticristiana anche in altre zone del Punjab a giugno, quando una cinquantina di persone ha dato fuoco ad abitazioni e chiese nel villaggio di Bahmani Wala, lasciando senza casa 112 famiglie.

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ZENIT Staff

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