Terra Santa: Aiuto alla Chiesa che Soffre soccorre la speranza

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GAZA, lunedì, 26 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Monsignor Manuel Musallam, l’unico sacerdote cattolico di Gaza, non smette di ricordare al mondo la situazione della popolazione locale, “sotto assedio per 22 giorni”, e sottolinea l’enorme compito di ricostruire una comunità devastata.

Parlando da Gaza City all’associazione caritativa Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), il parroco della Sacra Famiglia ha spiegato che la gente non ha mangiato anche per quattro giorni e a volte ha subito ferite terribili che hanno portato alla mutilazione degli arti.

“Ho visto persone con il viso bruciato – donne e bambini”, ha denunciato ricordando l’attacco israeliano, che ha provocato 1.300 morti e più di 5.500 feriti.

Nonostante la drammaticità dei fatti, il presule rifiuta di cadere nella disperazione, affermando che “in questa terribile situazione stiamo testimoniando Cristo”.

“Non vediamo segnali per una pace duratura, ma il mio compito resta lo stesso: predicare la speranza”, ha rivelato. “Solo in questo modo possiamo iniziare a porre fine a questa esperienza infernale”.

Lo stesso monsignor Musallam ha rischiato di morire quando una bomba è caduta sul tetto della sua abitazione: “Ha provocato un grande foro, ma per qualche ragione non è esplosa, rimbalzando a terra”.

Un’altra bomba, ha aggiunto, è caduta nel parco giochi della scuola delle Suore del Rosario a Gaza City. “Grazie a Dio non è esplosa, ma ha continuato a bruciare, emanando un odore terribile. Due giorni dopo, i soldati l’hanno messa in sicurezza”.

Il presule ha anche denunciato come per molti giorni la gente del centro di Gaza non abbia potuto accedere agli aiuti umanitari inviati dalle varie organizzazioni. Il cibo e gli altri beni di prima necessità sono stati immagazzinati nelle scuole e in altri edifici ufficiali accessibili solo a quanti si trovavano ai margini della città, mentre gli altri non potevano arrivare perché le strade erano troppo pericolose. Con il cessate il fuoco attuale, tuttavia, più persone hanno la possibilità di ricevere gli aiuti.

Monsignor Musallam ha riferito di aver aperto le porte della sua scuola parrocchiale a una famiglia cattolica il cui padre era stato ferito da una scheggia a una gamba mentre vagava per le strade alla ricerca di cibo e di una piccola stufa per bollire acqua e latte per il suo bambino ammalato.

“Quando è arrivata la famiglia, ho dato alla moglie di quest’uomo – un’ex insegnante nella nostra scuola – un bicchiere d’acqua. Ha iniziato a piangere perché non beveva una vera bevanda da quattro giorni”.

ACS ha donato 18.000 euro per aiuti d’emergenza a Gaza, lavorando a stretto contatto con il Patriarca di Gerusalemme, Fouad Twal, e con monsignor Musallam.

Domenica 18 gennaio, giorno successivo alla dichiarazione del cessate il fuoco da parte di Israele, circa 60 persone hanno partecipato alla Messa nella parrocchia della Sacra Famiglia. Durante gli attacchi hanno perso la vita quattro cattolici, tra cui la sedicenne Christine Wadi Turk, a quanto sembra morta per lo shock e la paura.

“Non so quanti hanno subito danni per i traumi”, ha dichiarato il presule. “Quando iniziavano i bombardamenti – giorno o notte –, la gente usciva di corsa dalle stanze e si rifugiava in bagno chiudendo a chiave la porta. Pensavano che fosse il luogo più sicuro”.

Nei giorni scorsi, monsignor Musallam ha incontrato l’Arcivescovo Antonio Franco, Delegato Apostolico a Gerusalemme, che si è recato a Gaza il 21 gennaio per portare gli aiuti inviati da Papa Benedetto XVI.

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ZENIT Staff

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