L’Amore misericordioso tra giustizia e speranza

Convegno al santuario di Collevalenza

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di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 13 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Si svolgerà del 6 all’8 febbraio, a Collevalenza, presso il santuario dell’Amore misericordioso, il convegno internazionale dal titolo “La misericordia tra giustizia e speranza”.

Organizzato dal Centro di studi “Dives in misericordia” (CESDIM) il convegno a cui parteciperà anche il Cardinale Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione, intende approfondire la riflessione sulla Misericordia, un tema che nel World Apostolic Congress on Mercy (Roma 2-6 aprile 2008), è stato indicato come “una questione urgente e di grande attualità sia sul piano teologico che filosofico”.

Secondo gli organizzatori “la Misericordia apre ad un orizzonte di senso ampio e carico di implicazioni per l’uomocontemporaneo sulla linea delle due encicliche di Papa Benedetto XVI: Deus caritas est, Spe salvi”.

L’intento del convegno di Collevalenza è quello di “imparare a lasciarsi attrarre dalla forza dirompente della logica della gratuità che si oppone a quella dell’egoismo”.

Per aprire nuove prospettive filosofiche e teologiche nelle diverse sezioni il simposio cercherà di mettere a confronto la Misericordia con il dono, la giustizia, il perdono, la riconciliazione e la speranza.

Data la rilevanza di un tema così attuale, ZENIT ha intervistato padre Aurelio Pérez, Superiore generale dei Figli dell’Amore misericordioso (FAM).

Di fronte a fenomeni come la guerra in Terra Santa, il male, la sofferenza, come si può spiegare l’Amore misericordioso del Creatore?

Padre Aurelio: Da sempre la sofferenza è la grande e inquietante domanda che sfida la fede in un Dio buono. È significativo che proprio nella terra del Santo, dove il Signore ha scritto la sua storia di amore e alleanza con un popolo da Lui scelto in vista della salvezza di tutti, proprio in quella terra la pace sembra non aver mai trovato casa. Dai tempi dei patriarchi, all’Esodo e all’entrata in quella terra, come in tutta la storia successiva, il popolo di Israele sembra non avere mai avuto pace.

Ben si addice il pianto e lamento di Gesù sopra Gerusalemme: “Oh, se tu, proprio tu, avessi riconosciuto almeno in questo tuo giorno le cose necessarie alla tua pace! Ma ora esse sono nascoste agli occhi tuoi” (Lc 19,42).

Dio ha fatto buone tutte le cose, come afferma il ritornello alla fine di ogni giorno della creazione: “E Dio vide ciò che aveva fatto ed era cosa buona” (cfr. Gen 1). La Parola del Signore risponde al mistero del male che lacera l’umanità, non con una teoria, ma con la sottolineatura di quella libertà che gli uomini, cedendo al tentatore, hanno indirizzato al male anziché al bene, cadendo così nella maledizione (cfr. Gen 3).

Eppure è proprio di fronte a questa estrema miseria che si rivela l’infinita misericordia di Dio. S. Paolo la riassume in una frase: “Dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia”. Il Signore si è messo da subito alla ricerca della pecora smarrita (“Adamo, dove sei?”): con una pazienza e tenerezza immensa, parlando e intervenendo molte volte e in diversi modi, per mezzo dei suoi inviati e attraverso gli eventi della storia.

Un amore gratuito che si è rivelato in modo sommo e inimmaginabile nell’incarnazione del Figlio di Dio. Tutta la vita di Gesù, soprattutto la sua morte e risurrezione è la risposta definitiva di Dio al perché della sofferenza e del male del mondo. “Dio è amore”, ed è la lontananza da Lui che precipita l’uomo nella morte del male, dell’odio, della violenza cieca. “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno!”, dirà Gesù morente sulla croce, croce che concentra tutto il male fisico, morale e spirituale che c’è nel mondo.

Lui ha voluto prendere su di sé questo male e sconfiggerlo con la Risurrezione, rivelando così che l’Amore e la Vita di Dio, sono più grandi del peccato, dell’odio, di ogni forma di male.

Quali sono le speranze che il convegno vuole indicare?

Padre Aurelio: Questo Convegno si colloca nella linea dei precedenti organizzati dal CESDIM (in particolare l’ultimo centrato su “La speranza che non delude”), e prosegue idealmente l’onda lunga del grande “World Apostolic Congress of Mercy”, celebrato a Roma in aprile dello scorso anno.

Partiamo da una constatazione evidentissima: il nostro mondo ha un estremo bisogno di speranza, ma di una speranza che non abbia la data di scadenza. Purtroppo le speranze che alimentano i nostri giorni possiedono spesso la caducità dell’effimero, come un po’ tutti i prodotti del mercato.

Il convegno, dunque, mira in alto, e guarda a quella speranza che scaturisce da una sorgente che non è infida: quella sgorgata sulla croce dal cuore trafitto di Cristo Gesù, la sorgente del suo Amore misericordioso, l’unica che può far rifiorire una terra assetata.

Quali frutti genera questa speranza? Il convegno tenterà di dare una risposta, mostrando come da tale sorgente deriva:

a.      Un’etica delle relazioni umane in cui la misericordia, lungi dall’essere un discorso spiritualistico e alienante, può diventare una categoria sociale ed economica.

b.       Una luce unica sulla stessa gestione della politica, chiamata ad essere un vero servizio che media tra globalizzazione e realtà locali, ponendo le basi di una autentica giustizia.

c.      Una profezia della misericordia nell’epoca delle idolatrie, queste sì alienanti e distruttive.

d.      Una luce, infine, per l’umanità del terzo millennio, combattuta tra false promesse e attese vere di pace e giustizia.

In che modo i credenti cristiani possono opporsi alle ingiustizie?

Padre Aurelio: “Rimetti la spada nel fodero! Perché chi di spada ferisce, di spada perisce”, aveva detto Gesù a Pietro. Opporsi alla violenza con la violenza perpetua le guerre. Nessuna guerra è mai stata santa, anche se i contendenti dei bandi opposti si impegnano a giustificarle.

La tentazione della vendetta di fronte al male è la più frequente. Il rispondere al male con le armi del male è la logica più comune. Ma gli eventi di cui siamo continuamente spettatori dimostrano che la logica del più forte è solo apparentemente e solo temporaneamente vincente. Di fatto lascia delle ferite che costituiscono un covo di serpenti velenosi, che alla prima occasione si risvegliano e aggrediscono di nuovo con tutto il loro veleno mortifero, perpetuando la spirale infernale dell’odio e della morte.

Un cristiano può opporsi all’ingiustizia seguendo la strada stessa percorsa da Gesù, che potremmo riassumere così:

Ø     Camminare nella rettitudine della verità senza vendersi a nessun offerente che voglia comprarci l’anima.

Ø     Essere liberi dai legami con il potere e la ricchezza ingiusta per testimoniare con franchezza il Regno di Dio e la sua giustizia.

Ø     Dare la vita se necessario “per causa della giustizia”.

Ø     Stare vicino e sposare la causa dei poveri, difendere e aiutare gli ultimi, con i quali Gesù si identifica.

Quali sono le pratiche per la realizzazione della giustizia dell’amore misericordioso?

Padre Aurelio: L’amore misericordioso di Dio non ha voluto “spiegare” il male del mondo, ma vincerlo attraverso il suo amore. Gesù Cristo è diventato per noi Sapienza, giustizia e redenzione. A noi indica la via per continuare in quest’opera: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene”.

La giustizia dell’amore misericordioso è quella dell’unico Giusto, Gesù, il Cristo, la giustizia che nasce sulla Croce. Nel linguaggio biblico giustizia, salvezza e santità si identificano. Accogliendo Lui veniamo liberati dal vel
eno del male.

Allora le pratiche per realizzare la giustizia dell’amore misericordioso le riassumerei in ciò che il Vangelo stesso ci suggerisce:

Ø     Non opporsi al male con le sue stesse armi, anzi ricambiarlo con il bene.

Ø     Educare alla forza trasformante della non violenza, che risulta alla lunga vincente.

Ø     Mettere in atto una cultura del perdono che educhi le persone a questo valore e abbia rilevanza sociale.

Sul versante culturale e sociale potremmo individuare altre concrezioni della giustizia che nasce dalla misericordia:

Ø     Un pensiero che non sia necessariamente “debole” (formulazione che nasconde, ma non troppo, la dittatura del relativismo), ma che offra delle basi solidissime a un vero discorso culturale, in cui più che la categoria delle “essenze” sia da privilegiare quella delle “relazioni”.

Ø     Uno sforzo culturale che risponda seriamente all’emergenza educativa, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.

Ø     Un tessuto socio-politico che accolga il grido a volte silenzioso e a volte violento degli ultimi, e metta in moto soluzioni eque perché possano sedere al tavolo dei primi.

È una giustizia basata tutta sull’amore e che conduce all’amore. È la sola che può generare un’umanità nuova.

 

 Per ogni informazione, prenotazioni e iscrizioni al convegno

Tel.  075 8958282 – Fax 075.8958283 

e-mail: cesdim@collevalenza.it

www.collevalenza.it

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ZENIT Staff

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