di Mirko Testa

ROMA, mercoledì, 26 maggio 2010 (ZENIT.org).- “L’educazione tra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane in dialogo”: è questo il tema al centro dei lavori del Comitato scientifico internazionale della Fondazione Oasis (www.oasiscenter.eu), che si riunirà a Beirut, in Libano, dal 21 al 22 giugno prossimi.

Il Centro Oasis, con sede nella città lagunare, è nato nel settembre 2004 da un’intuizione del Patriarca di Venezia, il Cardinale Angelo Scola, e riunisce personalità del mondo ecclesiale e accademico impegnate nello sudio di modalità concrete di dialogo e convivenza tra fedeli cristiani e musulmani.

Una volta l’anno la Fondazione riunisce il suo Comitato scientifico e promotore, alternativamente a Venezia e in un paese a maggioranza musulmana. Si tratta di un momento importante, nel quale si può toccare con mano come Oasis sia prima di tutto una rete di rapporti, un ambito di scambio di esperienze e giudizi.

Ai lavori del prossimo giugno, che si terranno presso il Foyer Notre Dame du Mont, parteciperanno più di 50 persone provenienti da 20 paesi, cui si aggiungeranno molti invitati libanesi.

Per saperne di più, ZENIT ha intervistato Martino Diez, che è Direttore di ricerca della Fondazione Internazionale Oasis, docente a contratto di linguistica araba presso l'Università Cattolica di Milano e docente incaricato presso lo Studium Generale Marcianum di Venezia.

Quali sono le ragioni che hanno motivato la scelta del tema di quest'anno?

Diez: Il tema dell’educazione che abbiamo scelto per l’incontro di quest’anno è in evidente continuità con quello della tradizione che abbiamo affrontato l’anno scorso a Venezia. Quel “manuale d’istruzioni per l’uso” che la tradizione ci consegna, secondo la suggestiva espressione con cui il Card. Turkson apre il nuovo numero in uscita della rivista Oasis, chiede di essere verificato in un incontro tra due libertà: quella di chi educa e di chi viene educato. È a questo livello che si situa il processo educativo.

L’educazione è dunque un fondamentale antropologico. Ma il titolo aggiunge una dimensione più specifica con il riferimento a “fede e cultura”: parleremo perciò di educazione in un senso forte, come trasmissione non solo di competenze, ma di un significato complessivo del “mestiere di vivere”. E su questo cristiani e musulmani hanno estremo bisogno di confrontarsi. La particolare congiuntura storica, che in Occidente porta molti a parlare di “emergenza educativa”, ha indotto due anni fa Benedetto XVI a rivolgere ai fedeli romani una lettera sul compito urgente dell’educazione ed è dell’anno scorso il rapporto-proposta sull’educazione curato dal progetto culturale della Conferenza dei vescovi italiani. Ma la questione non è solo occidentale. Il problema, in forme diverse, è avvertito anche nei paesi musulmani, dove si cerca di innestare il moderno (o forse direttamente il post-moderno) nella fedeltà alle proprie radici, spesso in un contesto economico molto difficile.

Accanto a Paesi ricchi che hanno sviluppato politiche scolastiche oculate, vi sono infatti anche molti Stati in cui il settore educativo è in grandissima sofferenza e il livello dell’istruzione è crollato negli ultimi decenni. Nel contempo ha ripreso vigore l’istituzione musulmana classica deputata alla trasmissione del sapere, la madrasa, che tuttavia ha conosciuto un’evoluzione e mostra al suo interno tendenze molto diversificate. Per fare un esempio estremo, una madrasa indiana e una madrasa pakistana sono diversissime tra loro. È in questo contesto che si parlerà di insegnamento della religione o delle religioni, formazione degli imam, educazione e dialogo, educazione e violenza...

Infine un dato da non sottovalutare è che l’incontro si svolgerà in Libano: un Paese molto complesso e carico di tensioni, ma anche molto ricco di esperienze significative nel campo dell’educazione, che hanno contribuito a plasmare il volto così particolare di questo “Medio Oriente in piccolo”.

In che modo la Fondazione Oasis porta avanti la sua proposta educativa nei confronti dei cristiani che vivono in paesi a maggioranza musulmana?

Diez: Oasis si propone come luogo d’incontro e di arricchimento reciproco, perché abbiamo tutti bisogno d’imparare gli uni dagli altri. Concretamente, ai nostri lettori arabi offriamo diversi testi del magistero e classici del pensiero cristiano, ma anche articoli di filosofia, antropologia, geopolitica e attualità, principalmente attraverso gli strumenti della rivista plurilingue e della newsletter. Proprio in questi giorni esce poi in Libano grazie a Kirche in Not la traduzione delle catechesi di Benedetto XVI su San Paolo, di cui abbiamo curato la realizzazione e che invieremo ai Vescovi della regione. Ma questi sono solo segni: ciò che più ci interessa è coinvolgere il più possibile cristiani e musulmani della regione in una rete di comunione. E imparare quanto più possibile dalla loro esperienza. Oasis funziona nelle due direzioni ed è difficile dire chi dia o riceva di più.

Si avvicina il Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. Quali piste di riflessione volete offrire, con questo appuntamento, ai padri sinodali che si riuniranno nell'ottobre prossimo a Roma?

Diez: Il Sinodo sul Medio Oriente è una grandissima opportunità e al tempo stesso un’occasione da non perdere. Non a caso l’idea del Sinodo viene dal Paese mediorientale che più ha sofferto in questi anni, l’Iraq. La sfida contenuta nel titolo “comunione e testimonianza” è centrale per la sopravvivenza stessa di una presenza cattolica di popolo in questa regione del mondo. L’appuntamento di Oasis nasce precedentemente all’annuncio del Sinodo, ma, ispirandoci al titolo dell’incontro dei Vescovi, ci auguriamo che il Comitato possa essere davvero un’occasione di comunione e testimonianza.

L'Ostensione 2010, un successo della fede

di Chiara Santomiero

TORINO, domenica, 23 maggio 2010 (ZENIT.org).- “Sono contento in primo luogo per gli oltre due milioni di pellegrini giunti a Torino durante l’Ostensione ma non è questa la prima ragione. Ho avuto in questi giorni la percezione chiara che il Signore parlava al cuore di questa gente, sia alle persone di fede sia ai pellegrini giunti dinanzi alla Sindone in cerca di risposte”. Lo ha affermato l’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Severino Poletto, nella conferenza stampa di chiusura dell’Ostensione della Sindone 2010 tenutasi questo sabato a Torino.

“Chi è venuto ha trovato accoglienza e disponibilità – ha spiegato ringraziando i responsabili del Comitato per l’Ostensione – e spero che possano ritornare a casa ‘avvolti’ dalla Sindone, simbolo dell’amore di Dio”.

Il Cardinale ha inoltre ricordato come l’Ostensione non sia solo un’occasione commerciale; la vera ragione, infatti, “è spirituale perché la Sindone ci offre l’opportunità di rilanciare la fede in un tempo di smarrimento e di nebbia spirituale, riconciliandoci nella parola di Dio”.

Durante la conferenza stampa sono stati presentati i “numeri” finali dell’evento torinese.

I pellegrini passati davanti alla Sindone sono stati 2.113.128.

Sono giunti dai cinque continenti, e tra i non italiani il primato spetta ai francesi con 26.899 presenze, pari al 20,59%, seguiti dai tedeschi con 13.983, pari al 10,70%, e dai polacchi con 11.263 presenze, pari all’8,62%. Dagli Stati Uniti si sono prenotati in 10.674 (8,17%).

Tra gli asiatici, si va dai 2 pellegrini dell’Oman e i 38 dello Sri Lanka ai 234 della Malaysia e i 244 del Giappone. L’Oceania è stata rappresentata da 426 pellegrini dell’Australia, 3 delle Isole Figi e 3 di Haiti. Per quanto riguarda il Sudamerica, si registrano 798 brasiliani e 850 argentini. Tra gli africani, ci sono stati 156 egiziani, 40 pellegrini di Mauritius e 21 camerunensi.

Tra le regioni italiane più rappresentate, il primo posto spetta al Piemonte con 766.388 pellegrini (46,09% degli italiani; 42,73% del totale generale), seguito dalla Lombardia con 340.465 pellegrini (il 20,47% degli italiani); dal Lazio con 87.497 (il 5,26% degli italiani); dal Veneto con 81.917 (4,92% degli italiani); dall’Emilia Romagna con 71.101 (4,27% degli italiani) e dalla Toscana con 62.721 (3,77% degli italiani).

Rispetto alle precedenti ostensioni, è cresciuto in modo rilevante il numero dei fedeli ortodossi, che hanno superato le 8.000 unità, provenienti in prevalenza dall’Est europeo.

<p>Presenze notevoli anche per gli operatori della comunicazione. Dal 10 aprile, giorno di inaugurazione dell’Ostensione, sono stati 1.588 gli operatori media accreditati, 1.313 italiani e 275 stranieri. Il record di presenze spetta al Sudamerica, con il 24% di giornalisti accreditati; seguono la Francia con il 20%, la Germania con il 17%, il Regno Unito con il 13% e gli Stati Uniti con il 10%.

Tra i mezzi preferiti per raggiungere Torino, secondo i dati rilevati dal sistema di prenotazione, ci sono i pullman: sono 15.914 gli autobus arrivati, con oltre un milione di passeggeri; dall’estero i pullman sono stati 1.217.

Il “villaggio dei giovani”, realizzato nel complesso del Seminario minore di Torino, ha registrato 5.000 passaggi, tra ospiti e pellegrini. Le regioni più presenti nel villaggio sono state il Molise e la Puglia.

Soprattutto nei mercoledì pomeriggio, spazio riservato al loro pellegrinaggio, sono state circa 39.800 le persone disabili, malate, cieche e ipovedenti che hanno visitato la Sindone, e 5.400 le carrozzine fornite all’ingresso dei Giardini Reali dai volontari.

A conclusione della conferenza stampa, il Cardinal Poletto ha ricordato che lunedì 24 maggio la Sindone verrà riposta nuovamente nella sua teca per la conservazione. La teca troverà spazio sotto la tribuna reale nel transetto sinistro del Duomo. Entro sabato 13 giugno la cattedrale potrà tornare ad ospitare le normali celebrazioni liturgiche.