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Alessio Schiavo

Un “musical” per la libertà d’espressione

Per contrastare la ripetitività con cui i mezzi di comunicazione presentano il male, l’attore Alessio Schiavo propone l’antidoto dell’arte e della cultura

Il villaggio turistico “Le Cale d’Otranto” di Torre Santo Stefano (LE) assomiglia molto all’immagine del Paradiso dipinta da un bambino prodigio. Vaste distese smeraldo circondate da onde cristalline cingono la mente in un’aurea di pace.

Ad arricchire questo sfondo suggestivo, ci sono attori e cantanti professionisti che trasformano ogni sera il teatro del Resort in un nuovo “Sistina”. Le performance, di altissimo livello, sono coadiuvate dalla mano esperta del regista, attore e cantante Alessio Schiavo.

L’attore, diplomato presso la BSMT (The Bernstein School of Musical Theatre) di Bologna, ha lavorato al fianco di affermati colleghi come Massimo Lopez, Christian De Sica e Alessandro Siani. Ha alternato la carriera concertistica e d’intrattenitore con ruoli prestigiosi in musical quali Aladdin il Gran Musical (Jafar) e Les Miserables (Thenardier), quest’ultimo andato in scena e prodotto a cura del Teatro Comunale di Bologna.

Dopo avere assistito, presso “Le Cale d’Otranto”, al musical We Will Rock You, basato sulle canzoni dei Queen, abbiamo rivolto qualche domanda all’attore.

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A soli 14 anni hai esordito nel gospel in formazioni di grande prestigio come il “Sunshine Gospel Choir”. È nata allora la tua passione per la musica e il teatro?

Oh no, è nata molto prima… Ricordo che già a cinque anni, ogni Natale, salivo su una sedia e mi esibivo cantando davanti a tutti i parenti. L’attenzione generale doveva essere concentrata su di me. In quegli anni i miei genitori si sono trovati di fronte a due alternative: o ero affetto da un egocentrismo patologico oppure avrei fatto l’attore.

Esiste un personaggio artistico di riferimento da cui hai tratto ispirazione e insegnamento nel corso della tua carriera?

Da bambino ero molto legato a cantanti come Whitney Houston, Aretha Franklin, i Queen… Il primo Cd che ho comprato è stato quello di Elton John che conteneva il singolo Candle in the Wind riadattato in memoria di Lady Diana Spencer. In generale ero molto attratto dalle belle voci, cariche d’emozioni.

Per quanto riguarda il mondo del cinema ho sempre apprezzato molto l’intensità attoriale di Leonardo Di Caprio; fin dai primi film ha dimostrato una professionalità e una capacità artistica fuori dal comune. Senza nulla togliere al mondo artistico italiano, mi ritengo più filo-americano. Il cinema hollywoodiano è recitato benissimo, e il periodo della fiorente attività di De Sica, Fellini e Rossellini è troppo lontano dalla mia generazione per essere un metro di paragone.

Hai insegnato “musical” presso il liceo di Ventimiglia, sei stato docente all’Università di Lecce e presso l’Accademia dello Spettacolo di Torino. Che ruolo ha avuto l’insegnamento nella tua carriera e che consiglio daresti ai giovani che vogliono affacciarsi alla tua professione?

L’insegnamento ha rappresentato un entusiasmante corollario della mia attività teatrale. Il primo consiglio che dò ai giovani che vogliono intraprendere questa professione è quello di studiare. Come diceva De Sica: “Noi facciamo un lavoro meraviglioso perché è l’unico lavoro in cui, alla fine, ti fanno un applauso”. Si tratta di un lavoro nobile e difficile allo stesso tempo. Le difficoltà che incontra un attore sono tantissime; il tessuto sociale in cui viviamo tende a misconoscere questa professione e spesso, in Italia, identifichiamo una persona che fa questo lavoro solo quando compare al cinema o in televisione.

Sebbene il concetto di meritocrazia sia spesso sottovalutato nel nostro paese, il concetto di successo è ancora più precario. Quando non è veicolato bene ed è privo di substrati di studio, il successo può portare solo ad una visibilità transitoria. Si può brillare per qualche anno per poi sparire del tutto. Come una stella qualsiasi in una notte di San Lorenzo…

Presso il villaggio turistico Le Cale d’Otranto hai portato in scena il famoso musical “We Will Rock You”, basato sulle canzoni dei Queen. Il cast è stato fenomenale…

La Bestar, l’agenzia che possiede questi villaggi, investe moltissimo nella programmazione teatrale. Basti pensare che quest’anno sono il leader di dodici performer laureati in accademie di prestigio. Sono molto bravi, molto disponibili e soprattutto si fidano di me.

La performance in un villaggio turistico dovrebbe essere un passaggio obbligato per ogni artista; ti forma nell’improvvisazione e anche nell’umiltà di saper affrontare il nostro mestiere in qualsiasi condizione fisica o mentale.

Essere il leader di un buon gruppo di professionisti comporta responsabilità quadruplicate. Prima fra tutte, quella di mandare un messaggio autentico a novecento persone ogni settimana.

Il musical “We Will Rock You” è ambientato nel 2300, in un futuro orwelliano caratterizzato dalla completa abolizione di strumenti musicali, musica rock e libertà di pensiero. Un mondo che, purtroppo, non sembra essere poi così lontano…

Quello del musical We Will Rock You è un futuro immaginario in cui la dittatura ha abolito solo gli strumenti musicali. Ma eliminare gli strumenti musicali nasconde un pericolo più grande: significa cancellare la creatività, la fantasia, la libertà d’espressione quali componenti essenziali dell’animo umano. Non è molto lontano dal gesto nazista di bruciare i libri o dalla violenza con cui si abbattono le statue.

La trama del musical è una metafora dell’annientamento psicologico perpetrato attraverso la diffusione dell’ignoranza. Una trama che, in questo periodo, appare terribilmente attuale. L’ignoranza è pericolosa. Crea il mito, la magia, una fantasia malata, ma non crea la realtà. Il terrorismo è basato principalmente sull’ignoranza.

Il terrore e l’ignoranza hanno creato automi da guerra. E l’abolizione dell’espressione artistica e di pensiero potrebbe significare la fine definitiva di quella che oggi chiamiamo “umanità”… Quanto è importante, oggi, veicolare messaggi di speranza e libertà attraverso il mondo della comunicazione?

Voglio sperare che non sia questo il futuro che ci attende, ma si tratta comunque di un futuro possibile. Perché, storicamente, è nei periodi di maggiore ignoranza che s’impone la dittatura.

Per evitare questi pericoli, il ruolo del mondo della comunicazione è di straordinaria importanza. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e diffondere la consapevolezza dei valori che ci uniscono e che sono il frutto di lunghe conquiste, nei diritti civili e nelle libertà sociali e politiche. Anche se a volte, purtroppo, i mezzi di comunicazione possono essere anch’essi un’arma a doppio taglio. Nella morbosità con cui vengono reiterate immagini violente, non ci si rende conto che la violenza genera, a sua volta, violenza e terrore…

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Il musical We Will Rock You si conclude con la diffusione della musica e degli strumenti musicali come simbolo di libertà di pensiero e bellezza artistica capace di disintegrare i muri dell’ignoranza e le catene del terrore.

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