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Un artista poliedrico e un uomo dal cuore d’oro

A colloquio con Stefano Masciarelli: attore, showman, imitatore, doppiatore, cantante e sostenitore della Fondazione “Operation Smile Italia Onlus”

Oriana Fallaci riteneva che gli eroi non si dovessero guardare mai da vicino perché, in fondo, erano come i quadri. Per apprezzarli bastava stargli lontano, altrimenti si sarebbero notati i difetti, le ammaccature. Se per un attimo provassimo a sostituire la parola “eroi” con “artisti” e contestualizzassimo il tutto nel mondo dello spettacolo, ritroveremmo comunque un’altissima dose di verità nella frase della grande giornalista toscana. Basta avvicinarsi ad un artista per comprendere la sua effettiva autenticità. Coloro a cui è bastato un barlume di notorietà per montarsi la testa, avranno sempre bisogno di pavoneggiarsi per rimarcare una grandezza inesistente e illusoria. Ma chi possiede qualità reali, non avrà mai bisogno di ostentarle.

Stefano Masciarelli è un artista che appartiene decisamente alla seconda categoria. Uomo di valori, dal timbro profondo e dalla simpatia incalzante, è attore, showman, imitatore, doppiatore, cantante. Tra i numerosi programmi televisivi che l’hanno visto protagonista ricordiamo Avanzi, Tunnel, Disokkupati, Ballando con le stelle e varie edizioni di Domenica in. Ha recitato in note fiction, tra cui Donna Detective 1 e 2 e Distretto di Polizia 5. Nell’ambito della sua ampia filmografia possiamo ricordare: Mille bolle blu, Della morte dell’amore, Torno indietro e cambio vita

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Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa professione?

Dapprincipio credo sia stata solo una questione di fortuna. Ero diplomato in elettronica e mi occupavo d’investigazioni private, nulla di più lontano dal mondo del teatro e della televisione.

Mi trovavo con un collega, in Viale Libia a Roma, per un appostamento, stavamo aspettando senza far nulla, quando ho notato un annuncio di Canale 5. Cercavano un comico capace di imitare la voce di Gianni Agnelli ed io sapevo farlo.

Mi presentai così al provino e, dopo quindici giorni, fui riconvocato e messo sotto contratto da Terzoli e Vaime. Un’occasione che non avrei mai creduto potesse capitarmi. Mi lanciai nel vuoto di quella entusiasmante casualità e mi licenziai dall’impresa d’investigazione.

Il proprietario, ex generale in pensione, non riusciva a farsene una ragione. Mi riteneva un giovane investigatore in gamba, apprezzava le mie intuizioni, e voleva darmi un posto dirigenziale da lì a un anno. Sperava che mi sarei stancato della mia scelta, ma non fu così. Andai avanti imperterrito.

Ero completamente al di fuori dagli strani meccanismi che spesso muovono il cinema e la televisione, non sono mai stato caldeggiato da nessuno e ho sempre fatto tutto da solo. “Soddisfatto e rimborsato”!

Ti gratifica di più il teatro, il cinema o la televisione?

Ogni ramo è strepitoso. La televisione è immediata; il giorno dopo le persone ne parlano e ti rendono partecipe delle loro opinioni. Il cinema è più “freddo” perché non puoi avere un riscontro immediato.

Quando mi chiamano per film internazionali o per piccole serie per me è lo stesso. Tutto è bello se si ama questo lavoro. Anche il doppiaggio è entusiasmante. Di recente ho finito di doppiare Alla ricerca di Dori, l’ultimo film della Walt Disney che uscirà a settembre.

Un’altra cosa che amo tantissimo è il “live”. Ho una band da 22 anni ed è come una famiglia acquisita. Quest’anno saremo in tour fino al 18 settembre con uno spettacolo musicale spumeggiante! Coinvolgeremo il pubblico con racconti, battute e tanta musica da ballare!

La musica mi ha dato l’opportunità di girare il mondo, visitare luoghi, conoscere usi e costumi diversi. La rapidità con cui puoi esibirti nel campo della musica dà soddisfazioni più immediate rispetto al lungo percorso di preparazione di uno spettacolo teatrale. Un po’ come i giocatori di calcio, i musicisti e i cantanti possono arrivare sul posto, esibirsi, vedere luoghi strepitosi e poi ripartire per un’altra data.

Nel corso della tua carriera ci sono stati artisti che hai avuto come punto di riferimento?

Ancora prima di abbracciare questa carriera ho sempre amato Totò e Alberto Sordi. Sono artisti “da genuflessione”, impossibili da raggiungere… Straordinari nel modo d’interpretare, di porgere la battuta, di scandire i tempi… Tutt’oggi, a distanza di tanti anni dalla loro morte, ancora riecheggiano le loro battute, rimangono scolpite nella memoria dei fan.

Baricco ha scritto “Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto”. Sembra che il mondo attuale sia “inciampato” in una tragica perdita di valori. Riaprendo gli occhi su un futuro prossimo, quali sono i valori che vorresti ritrovare?

Siamo di fronte ad una triste svalutazione di ciò che è realmente importante. E purtroppo i valori fondamentali ne hanno pagato le conseguenze. Ritengo che il valore essenziale rimanga la famiglia. Rappresenta il cardine del rapporto tra uomo e donna, uno stato mentale imprescindibile.

La famiglia stabilisce i punti fermi, pone le fondamenta della nostra esistenza: senza di essa, gli individui rischiano di annegare la propria insicurezza e instabilità nell’autodistruzione, nell’abuso di droghe e alcol…

La famiglia è un riferimento, come lo è anche la religione. Al di là dei singoli orientamenti, il rapporto con Dio è un presupposto essenziale per creare qualcosa di vero e di bello che possa essere lasciato in eredità alla propria famiglia.

Polvere eravamo e polvere ritorneremo, l’importante è ciò che facciamo in questo breve passaggio. È un mondo strano il nostro, un mondo in cui i valori ci sono sfuggiti di mano come un cavallo a briglie sciolte…

Il mondo dello spettacolo può anche essere veicolo di valori perduti?

La diffusione dei valori dovrebbe incominciare dalle scuole, ma di certo anche la musica, il teatro e il cinema possono veicolare in modo più immediato valori che un tempo sembravano radicati nella coscienza collettiva. Ognuno, nel suo piccolo, può essere un tramite per la riscoperta di valori perduti.

Da “romano doc”, come definiresti il tuo rapporto con Roma?

È un rapporto di odio e amore. Questa città, capitale del mondo e culla dell’arte, è cambiata radicalmente. Per vent’anni ho abitato a Piazza Navona, sono andato via perché ero distrutto dal vedere gente ubriaca che la sera urlava, faceva capannelli. Vedere il centro di Roma travolto dall’inciviltà e dall’immondizia mi addolorava. Ho scelto di trasferirmi in un’altra zona.

Roma è diventata un immondezzaio. Noi romani possiamo raccogliere una carta da terra e buttarla, ma il gesto del singolo rimane una goccia nell’oceano se non è accompagnato dall’impegno della collettività. Anche i turisti abbracciano gli usi e costumi di alcuni cittadini incivili, e questa perversione civica rovina la nostra città.

È un vero peccato, perché il nostro paese ha tutte le carte in regola per essere la Miami d’Europa. Ha cultura, monumenti, usi, costumi, gastronomia ed enogastronomia eccellenti, ma niente di tutto questo è mai stato valorizzato abbastanza.

Sei molto impegnato in campo umanitario e sostieni attivamente “Operation Smile Italia Onlus”. Di cosa si occupa questa Fondazione?

Operation Smile si propone di correggere gravi malformazioni facciali, come la labioschisi e la palatoschisi, attraverso interventi di chirurgia plastica ricostruttiva. È una Fondazione nata per ridare il sorriso e la speranza a tanti bambini che, per motivi economici, non possono avere accesso ai necessari trattamenti chirurgici. Non si tratta solo di un problema estetico (che può comunque essere causa di grave disagio sociale), ma, in molti casi, tali malformazioni possono essere associate a gravi problemi di respirazione, suzione e nutrimento, per cui i bambini che ne sono affetti non arrivano al primo anno di vita.

 

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