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Turkson: “No ad uso speculativo di microcredito”

Secondo il cardinale, si tratta di uno strumento da utilizzare per promuovere la dignità dei poveri non per massimizzare il profitto

Riportare la dottrina sociale della Chiesa al centro delle relazioni economiche e lavorative, senza trascurare strumenti come la microfinanza e il microcredito. Su questi temi è intervenuto il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkrson, presidente del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, nel corso del III Forum europeo di Microfinanza sul tema Economia sociale di mercato, accesso al credito e lotta alla povertà.

Sulla scia del magistero di papa Francesco, il porporato ghanese ha auspicato un progresso “più salutare, più umano, più sociale, più integrale”, che abbia come cardini “il bene comune, la solidarietà e la sussidiarietà”. Quindi una “moderna economia sociale di mercato” per fronteggiare “disoccupazione generalizzata”, “crescita delle disuguaglianze e “degrado ambientale”.

In tal senso, ha proseguito il capodicastero, la microfinanza e il microcredito possono avere “un impatto economico ma anche sociale e culturale”, per riportare in auge una “cultura della sussidiarietà”, in cui i poveri possono diventare protagonisti e partecipi di un progresso sociale.

Sarebbe quindi “drammatico” e “moralmente inaccettabile – ha ammonito il cardinale Turkson – se questi strumenti, che si sono rivelati così importanti per la promozione della dignità dei più poveri, venissero ricondotti all’interno della logica della massimizzazione del profitto che caratterizza il settore del credito nel suo insieme” e diventassero “una ghiotta opportunità per allargare il perimetro del business della finanza a scopo speculativo”.

 

 

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