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Oil Well in California - Wikimedia Commons

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Trivelle. Mons. Angiuli: “La Voce della Chiesa si leva per un’ecologia integrale”

Dopo il chiarimento di mons. Galantino sulla posizione neutrale della Chiesa italiana riguardo il referendum del 17 aprile, torna a esprimersi sul tema il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca

Manca meno di un mese al cosiddetto referendum sulle trivelle. Il 17 aprile gli italiani saranno chiamati a votare sull’abrogazione della norma che concede, agli impianti già esistenti e distanti 22 chilometri dalla costa, l’estrazione di gas e petrolio fino all’esaurimento del giacimento. La proposta referendaria è giunta da nove Regioni.

Il dibattito ha iniziato ad accendersi solo negli ultimi giorni, coinvolgendo anche la Chiesa cattolica. Tra i più esposti mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, nel Salento, uno dei territori interessati alla questione. Il presule si è unito al fronte di quanti sono perplessi dinanzi all’eventualità che si proseguano le estrazioni, adducendo possibili ricadute sull’ambiente. Intervistato da ZENIT, mons. Angiuli spiega le sue ragioni.

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Eccellenza, il segretario della Cei, mons. Galantino, ha affermato che “non c’è un sì o un no dei vescovi al referendum” sulle trivelle. Parole che sconfessano la posizione di netta contrarietà sua e degli altri vescovi del Sud Salento?

Bisogna innanzitutto considerare che l’istituto del referendum è uno strumento di partecipazione democratica nel senso che offre ai cittadini una possibilità, ma non impone un obbligo di manifestare la propria opinione. Pertanto la partecipazione può essere espressa in diversi modi. Da questo punto di vista, mons. Galantino, raccogliendo quanto emerso nel Consiglio permanente della Cei, ha invitato le comunità cristiane a riflettere tenendo conto dell’enciclica Laudato si’, lasciando aperta la possibilità a una differente valutazione circa i modi di partecipazione al referendum. La questione delle trivelle, invece, non tocca solo l’aspetto indicato dal quesito referendario, ma riguarda un tema più in generale che bisognerà affrontare anche dopo il referendum, qualunque sia il suo esito. A questo referendum si è giunti a seguito di un mancato confronto tra alcune Regioni e il governo nazionale. In seguito, bisognerà riprendere il dialogo Stato-Regioni, non senza tener conto della volontà popolare. Le scelte che riguardano il bene comune debbono essere affrontate attraverso un incontro e una discussione tra organismi istituzionali e, dove è necessario, anche attraverso un passaggio parlamentare.

Quali ritiene siano i rischi collegati alle trivelle?

I pronunciamenti da parte dei tecnici del settore sugli eventuali rischi collegati alle prospezioni nel mare sono molteplici e discordanti tra di loro. Non tocca, certo, a un vescovo entrare nei dettagli tecnici e dirimere le differenti valutazioni sulle quali bisogna ammettere, in tutta umiltà, di non avere le giuste competenze. Tuttavia, quando la scienza non dà risposte certe, ai non addetti ai lavori non rimane che affidarsi al buon senso ed accogliere le tesi che sembrano più plausibili. Per questo mi sembra del tutto inverosimile ritenere che la tecnica dell’airgun utilizzata nelle prospezioni dei fondali marini non procuri uno sconvolgimento dell’ecosistema marino. Il tema delle fonti energetiche ha una sua complessità. Per questo sono necessarie scelte oculate non soggette alle oscillazioni della politica. A titolo esemplificativo può essere utile prendere in considerazione il quadro della politica ambientale americana.

A cosa fa riferimento?

Riassumo la questione perché disegna un paradigma che invita a pensare. La campagna presidenziale del 2000 tra George W. Bush e Al Gore fu vinta dal primo. Al Gore si era fatto paladino della questione ambientale. Forse per questo non vinse le elezioni. Tuttavia, nel 2007, gli fu assegnato il premio Nobel insieme al “Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici” dell’Onu. Bush concesse le autorizzazioni alle trivellazioni. Queste furono confermate da Obama, nell’agosto del 2015. Nello stesso mese, Hillary Clinton ha spiegato che le perforazioni nell’Artico per cercare petrolio sono “una catastrofe potenziale” da evitare. In precedenza la Clinton, nella sua qualità di Segretario di Stato della prima “Amministrazione Obama”, aveva condiviso le scelte del Presidente. Si deve anche tenere presente che le dichiarazioni della Clinton sono state fatte in campagna elettorale. Non siamo sicuri che ella le attuerà nel caso diventi Presidente degli Stati Uniti. Nel frattempo, Obama, ormai alla fine del suo mandato, il 15 marzo 2016, ha deciso di ritirare il suo piano di aprire ai sondaggi sismici e alle trivelle in Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia. Come si vede, le decisioni sono cambiate secondo un criterio di opportunità politica. La salvaguardia dell’ambiente, invece, è un tema così delicato che dovrebbe essere trattato indipendentemente dagli interessi di parte. Il “tutto è superiore alla parte” è il principio indicato da Papa Francesco in Evangelii gaudium e Laudato si’. D’altro canto, nei grandi raduni internazionali sul clima e le questioni ambientali viene continuamente ribadita la necessità di un cambio di paradigma nell’approvvigionamento delle risorse energetiche. Purtroppo si constata che  i comportamenti non sono sempre coerenti con le dichiarazioni di principio. Si deve poi sottolineare che l’ecologia ambientale deve coniugarsi con l’ecologia sociale, economica, culturale e umana. In altri termini, deve essere – parafrasando la Laudato Si’ – un’ecologia integrale. L’interconnessione tra queste forme di ecologia non è sempre presente nei dibattiti e nelle discussioni. Ed è per questo che si leva la voce della Chiesa e dei suoi pastori.

Tuttavia le trivelle avvengono nei mari confinanti al nostro. Il rischio ambientale è dunque già presente…

Che il rischio ambientale sia presente non è una novità e non riguarda solo la questione delle trivelle. Per evitare disastri ambientali è necessario che gli orientamenti di politica energetica vengano discussi a livello nazionale e, per certi versi, europeo e mondiale tenendo conto della volontà della società civile, perché è evidente che non si possono fare scelte differenti su una realtà comune. La responsabilità della “casa comune” richiede che non si facciano guerre di posizione, ma si arrivi a una convergenza di intenti e di orientamenti. Conseguentemente chi ha la responsabilità delle scelte deve operare per salvaguardare un bene che appartiene a tutti.

È dell’avviso che quanti hanno rilasciato le autorizzazioni a trivellare, cioè i ministeri competenti, lo abbiano fatto perché non hanno approfondito la tematica? O crede forse che ci siano dietro altre ragioni?

Le confesso candidamente che non mi appassiono a inseguire le dietrologie, né a fare da maestro ad altri mettendo voti in pagella. Molto spesso si ragiona su aspetti del tutto secondari, rispetto al contenuto delle questioni prese in esame. Quando si toccano questioni vitali, non ci si deve attardare a discutere in “politichese” alimentando le polemiche senza risolvere i problemi. Occorre, invece, rispettare tutti e, insieme, cercare il bene di tutti.

Ma il blocco delle trivelle potrebbe provocare anche un danno occupazionale?

Ogni volta che si attua un cambiamento del modello economico si creano problemi di tipo occupazionale. Le innovazioni tecnologiche creano nuove possibilità, ma richiedono un diverso modo di organizzare il lavoro. Pertanto, la tutela dell’ambiente e della salute va affrontata insieme alla questione dell’occupazione e del lavoro.

Lo scorso anno fu organizzata nella sua diocesi una “Via Crucis” per gli ulivi salentini colpiti dal virus xylella. Si avvicina il Venerdì santo; possibile un’iniziativa simile per il benessere del mare e contro le trivelle? Ritiene ci sia un legame tra xylella e trivelle?

La Via Crucis organizzata lo scorso anno fu originata dalla questione della xylella, ma si espresse come un grande momento di unità di tutte le Diocesi, le istituzioni civili e la gente del Salento attorno all’intera questione ambientale e sociale. Sotto questo profilo, è evidente che esiste un legame non solo tra il tema delle prospezioni nel mare e quello riguardante gli ulivi, ma anche tra queste due questioni e gli altri problemi richiamati nel messaggio pasquale emanato lo scorso anno dai Vescovi salentini. Devo, poi, far presente che la Chiesa di Ugento-S. Maria di Leuca vive ogni anno, nella notte tra il 13 e 14 agosto, un pellegrinaggio da Alessano (paese natale e luogo dove è sepolto don Tonino Bello) al santuario mariano di Leuca. Il percorso si snoda lungo lo stesso itinerario della Via Crucis. Essa, pertanto, non è stata una manifestazione occasionale, ma si è inserita in una pastorale organica e integrata. A questo pellegrinaggio notturno sono invitati tutti coloro che hanno a cuore il bene personale, sociale e ambientale.

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