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Fame di pane e fame di Dio

ROMA, domenica, 6 novembre 2011 (ZENIT.org) – Caro Padre Gheddo, mi chiamo José Cruz di nome, Echezarreta di cognome. Sono spagnolo (basco) e vivo a Roma da circa 35 anni. Sposato con un’italiana e ho figli e nipoti. Questa mattina mentre ero in macchina ho ascoltato su Radio Maria Storia della Spiritualità Cattolica a cura di Enrico Chiesura, oggi dedicato alla missionarietà, in cui il sig. Chiesura ha citato spesso lei e i suoi libri. Ho preso poi parte al colloquio telefonico e mi sono congratulato con lui perché ha sottolineato con grande chiarezza che lo scopo principale della missione non è portare il benessere alle popolazioni da evangelizzare, bensì quello di soddisfare la fame di Dio che l’uomo ha, in qualsiasi condizione si trovi, certo senza trascurare i bisogni umani fondamentali, come parte integrante del messaggio evangelico.

Gli dicevo che mi scandalizzano i sacerdoti (missionari o no) che quando predicano non fanno trasparire quella tensione interiore per la dimensione trascendente, eterna della verità evangelica e si limitano a mostrarci il loro sapere storico-filosofico-teologico-culturale cristiano, se si vuole con grande padronanza accademica e logica, ma ad un livello razionale. Se fosse questo il messaggio cristiano: razionalità e attivismo, io non ci andrei in chiesa. Studierei i libri e agirei secondo coscienza e basta. Sinceramente, io sto vivendo questo travaglio interiore, anche se sono un cristiano “fedele” e sono nato e vissuto in una famiglia religiosissima. Non mi basta la “fedeltà”. Cerco la pienezza, quell’acqua  che appaga la sete… come nell’episodio della Samaritana.

E domandavo: se non è questo il messaggio, si deve dimostrare e insegnare qual è il quid del cristianesimo. Se la religione cristiana non è come le altre religioni, anch’esse nobili, anch’esse alla ricerca di una consapevolezza della verità, dell’amore trascendente, cosa la distingue da esse? (Se non si fa chiarezza e si martella con convinzione, con conoscenza e sensibilità interiore su questo, penso che le chiese si svuoteranno). Rispondendomi, Chiesura ha ribadito il concetto della priorità spirituale e mi ha rimandato a uno dei suoi libri (non ricordo quale) in cui troverei risposta alla mia domanda, perché, diceva, è un argomento che richiede uno spazio più ampio della brevità di una risposta telefonica. Incuriosito, sono andato a cercare in Internet e ho visto nel suo sito (www.gheddopiero.it) un elenco interminabile di libri. Quindi chiedo a lei cortesemente se mi può indicare quale.

Cordiali saluti, suo José Cruz Echezarreta.

*

Caro amico, Il libro che Chiesura citava era La Missione Continua (San Paolo, 2003), basato sui documenti della Chiesa e sulle mie esperienze in 50 anni di sacerdozio. Ma in questi giorni l’editrice Lindau di Torino ha pubblicato Meno male che Cristo c’è, nel quale rispondo appunto alle sue domande, a quelle che  mi ha fatto Gerolamo Fazzini, mio successore alla direzione di Mondo e Missione, e ai dubbi che non pochi laici esprimono sulla fede e la Chiesa.

Le rispondo con una sentenza della Santa Madre Teresa in occasione di una campagna contro la fame nel mondo: “L’uomo ha fame di pane, ma soprattutto ha fame di Dio”. E lei, con le sue suore, si preoccupava di sfamare, curare e aiutare in ogni modo i poveri, ma, appunto, riteneva che c’è una fame molto più profonda e diffusa, che è quella di conoscere e amare Dio. E questa “fame di Dio” non è solo dei non cristiani, ma anche dei cristiani che “vivono come se Dio non esistesse”, vittime della cosiddetta “secolarizzazione” che fa considerare la fede e le sue manifestazioni come un qualcosa di assolutamente intimo e privato, una specie di “hobby” (sfizio) personale, di cui, per essere educati, non bisogna parlare.

Benedetto XVI scrive nella Caritas in Veritate (enciclica del 2009): “La religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale….”. Quel che lei dice è vero. Lo “spirito secolarizzante” entra a volte anche nella Chiesa e nei suoi ministri, missionari compresi, per cui la missione alle genti è presentata a volte come un’opera di beneficenza, di solidarietà, e il missionario finisce per apparire più un “operatore sociale” che un uomo mandato ad annunziare la “Buona Novella” del Vangelo a tutte le genti, convinto che tutti i popoli hanno bisogno Cristo (si veda il Blog del 29 ottobre 2011).

Piero Gheddo

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La fede cristiana è essenziale per un’Europa sana

ROMA, domenica, 6 novembre 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato giovedì 3 novembre, dal cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria) e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), in occasione dell’apertura dell’incontro dei vescovi cattolici orientali europei, che si conclude oggi, domenica 6 novembre, ad Oradea, in Romania.

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Fame di pane e fame di Dio

ROMA, domenica, 6 novembre 2011 (ZENIT.org) – Caro Padre Gheddo, mi chiamo José Cruz di nome, Echezarreta di cognome. Sono spagnolo (basco) e vivo a Roma da circa 35 anni. Sposato con un’italiana e ho figli e nipoti. Questa mattina mentre ero in macchina ho ascoltato su Radio Maria Storia della Spiritualità Cattolica a cura di Enrico Chiesura, oggi dedicato alla missionarietà, in cui il sig. Chiesura ha citato spesso lei e i suoi libri. Ho preso poi parte al colloquio telefonico e mi sono congratulato con lui perché ha sottolineato con grande chiarezza che lo scopo principale della missione non è portare il benessere alle popolazioni da evangelizzare, bensì quello di soddisfare la fame di Dio che l’uomo ha, in qualsiasi condizione si trovi, certo senza trascurare i bisogni umani fondamentali, come parte integrante del messaggio evangelico.

Gli dicevo che mi scandalizzano i sacerdoti (missionari o no) che quando predicano non fanno trasparire quella tensione interiore per la dimensione trascendente, eterna della verità evangelica e si limitano a mostrarci il loro sapere storico-filosofico-teologico-culturale cristiano, se si vuole con grande padronanza accademica e logica, ma ad un livello razionale. Se fosse questo il messaggio cristiano: razionalità e attivismo, io non ci andrei in chiesa. Studierei i libri e agirei secondo coscienza e basta. Sinceramente, io sto vivendo questo travaglio interiore, anche se sono un cristiano “fedele” e sono nato e vissuto in una famiglia religiosissima. Non mi basta la “fedeltà”. Cerco la pienezza, quell’acqua  che appaga la sete… come nell’episodio della Samaritana.

E domandavo: se non è questo il messaggio, si deve dimostrare e insegnare qual è il quid del cristianesimo. Se la religione cristiana non è come le altre religioni, anch’esse nobili, anch’esse alla ricerca di una consapevolezza della verità, dell’amore trascendente, cosa la distingue da esse? (Se non si fa chiarezza e si martella con convinzione, con conoscenza e sensibilità interiore su questo, penso che le chiese si svuoteranno). Rispondendomi, Chiesura ha ribadito il concetto della priorità spirituale e mi ha rimandato a uno dei suoi libri (non ricordo quale) in cui troverei risposta alla mia domanda, perché, diceva, è un argomento che richiede uno spazio più ampio della brevità di una risposta telefonica. Incuriosito, sono andato a cercare in Internet e ho visto nel suo sito (www.gheddopiero.it) un elenco interminabile di libri. Quindi chiedo a lei cortesemente se mi può indicare quale.

Cordiali saluti, suo José Cruz Echezarreta.

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Caro amico, Il libro che Chiesura citava era La Missione Continua (San Paolo, 2003), basato sui documenti della Chiesa e sulle mie esperienze in 50 anni di sacerdozio. Ma in questi giorni l’editrice Lindau di Torino ha pubblicato Meno male che Cristo c’è, nel quale rispondo appunto alle sue domande, a quelle che  mi ha fatto Gerolamo Fazzini, mio successore alla direzione di Mondo e Missione, e ai dubbi che non pochi laici esprimono sulla fede e la Chiesa.

Le rispondo con una sentenza della Santa Madre Teresa in occasione di una campagna contro la fame nel mondo: “L’uomo ha fame di pane, ma soprattutto ha fame di Dio”. E lei, con le sue suore, si preoccupava di sfamare, curare e aiutare in ogni modo i poveri, ma, appunto, riteneva che c’è una fame molto più profonda e diffusa, che è quella di conoscere e amare Dio. E questa “fame di Dio” non è solo dei non cristiani, ma anche dei cristiani che “vivono come se Dio non esistesse”, vittime della cosiddetta “secolarizzazione” che fa considerare la fede e le sue manifestazioni come un qualcosa di assolutamente intimo e privato, una specie di “hobby” (sfizio) personale, di cui, per essere educati, non bisogna parlare.

Benedetto XVI scrive nella Caritas in Veritate (enciclica del 2009): “La religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale….”. Quel che lei dice è vero. Lo “spirito secolarizzante” entra a volte anche nella Chiesa e nei suoi ministri, missionari compresi, per cui la missione alle genti è presentata a volte come un’opera di beneficenza, di solidarietà, e il missionario finisce per apparire più un “operatore sociale” che un uomo mandato ad annunziare la “Buona Novella” del Vangelo a tutte le genti, convinto che tutti i popoli hanno bisogno Cristo (si veda il Blog del 29 ottobre 2011).

Piero Gheddo

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E’ bello fare il missionario

di padre Piero Gheddo*

ROMA, mercoledì, 19 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Nel 2011 Barlassina in provincia di Milano (circa 6.000 abitanti) celebra il centenario della nascita di tre bambini che sono diventati missionari del Pime. Una celebrazione sentita dalla gente e solennizzata da un piccolo libro, una ricca mostra fotografica dei tre missionari, alcune cerimonie religiose e una conferenza nel teatro dell’oratorio maschile, con circa 300 ascoltatori compresa la signora sindaco del paese, il parroco don Sandro Chiesa e altri tre sacerdoti. Il 15 ottobre ho tenuto la conferenza, illustrando brevemente i tre padri, che ho visto tutti e tre all’opera: Luigi Galbusera in Birmania, Luigi Pozzoli in India e Luigi Roncoroni in Brasile (negli anni ottanta è stato al Centro missionario Pime di Milano).

Nella seconda parte della conferenza, in accordo col parroco don Lorenzo Chiesa, ho parlato della vocazione missionaria oggi. Tre punti, partendo dal messaggio del Papa per la Giornata missionaria mondiale che si celebrerà in tutto il mondo cattolico domenica 23 ottobre prossimo:

1) La missione alle genti è sempre più necessaria e urgente, specialmente in Asia dove il progresso economico e sociale fa capire a molti che solo il cristianesimo dà risposte ai problemi della modernità perché solo il cristianesimo umanizza l‘uomo. Le religioni tradizionali si scoprono inadeguate al mondo moderno e vogliono modernizzarsi imitando in tanti modi le Chiese cristiane, ma molti capiscono che i principi di quelle religioni non vanno d’accordo con lo sviluppo moderno, la dignità e l’uguaglianza dell’uomo e della donna.

2) La missione della Chiesa è di tutti i battezzati: il dono della fede e il battesimo rendono missionari di Cristo (Marcello Candia). In Corea ad esempio non si capisce il cattolico passivo. Molte conversioni di adulti (300-400 adulti l’anno in media per ogni parrocchia) e nel catecumenato di due anni i catecumeni debbono impegnarsi a servizio della parrocchia per l’annunzio di Cristo ai non cristiani, secondo le capacità e le possibilità dei singoli. I cattolici sono “attivi” nella Chiesa, non passivi. Per rievangelizzare l’Italia dobbiamo essere attivi anche noi tutti.

3) Se il Signore vi chiama non ditegli di no. Dopo 58 anni di sacerdozio vi posso dire che è bello fare il prete, è bello fare il missionario. Se vi date tutti a Cristo e alla Chiesa di Cristo, avete una vita piena, serena e felice, pur con tutte le difficoltà e sofferenze di ogni uomo. Un giovane o una ragazza che si fanno missionari, prete, fratello o suora, non sono una perdita per la famiglia e la parrocchia, ma il segno più bello della fede e della generosità di quella famiglia e parrocchia. E Dio non può non ricompensare quell’atto di generosità nel lasciar maturare e partire una vocazione per la missione alle genti.

Le reazioni sono state positive. Sono semi che si gettano e che maturano, speriamo, con la preghiera.

*Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l’Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.

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E’ bello fare il missionario

di padre Piero Gheddo*

ROMA, mercoledì, 19 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Nel 2011 Barlassina in provincia di Milano (circa 6.000 abitanti) celebra il centenario della nascita di tre bambini che sono diventati missionari del Pime. Una celebrazione sentita dalla gente e solennizzata da un piccolo libro, una ricca mostra fotografica dei tre missionari, alcune cerimonie religiose e una conferenza nel teatro dell’oratorio maschile, con circa 300 ascoltatori compresa la signora sindaco del paese, il parroco don Sandro Chiesa e altri tre sacerdoti. Il 15 ottobre ho tenuto la conferenza, illustrando brevemente i tre padri, che ho visto tutti e tre all’opera: Luigi Galbusera in Birmania, Luigi Pozzoli in India e Luigi Roncoroni in Brasile (negli anni ottanta è stato al Centro missionario Pime di Milano).

Nella seconda parte della conferenza, in accordo col parroco don Lorenzo Chiesa, ho parlato della vocazione missionaria oggi. Tre punti, partendo dal messaggio del Papa per la Giornata missionaria mondiale che si celebrerà in tutto il mondo cattolico domenica 23 ottobre prossimo:

1) La missione alle genti è sempre più necessaria e urgente, specialmente in Asia dove il progresso economico e sociale fa capire a molti che solo il cristianesimo dà risposte ai problemi della modernità perché solo il cristianesimo umanizza l‘uomo. Le religioni tradizionali si scoprono inadeguate al mondo moderno e vogliono modernizzarsi imitando in tanti modi le Chiese cristiane, ma molti capiscono che i principi di quelle religioni non vanno d’accordo con lo sviluppo moderno, la dignità e l’uguaglianza dell’uomo e della donna.

2) La missione della Chiesa è di tutti i battezzati: il dono della fede e il battesimo rendono missionari di Cristo (Marcello Candia). In Corea ad esempio non si capisce il cattolico passivo. Molte conversioni di adulti (300-400 adulti l’anno in media per ogni parrocchia) e nel catecumenato di due anni i catecumeni debbono impegnarsi a servizio della parrocchia per l’annunzio di Cristo ai non cristiani, secondo le capacità e le possibilità dei singoli. I cattolici sono “attivi” nella Chiesa, non passivi. Per rievangelizzare l’Italia dobbiamo essere attivi anche noi tutti.

3) Se il Signore vi chiama non ditegli di no. Dopo 58 anni di sacerdozio vi posso dire che è bello fare il prete, è bello fare il missionario. Se vi date tutti a Cristo e alla Chiesa di Cristo, avete una vita piena, serena e felice, pur con tutte le difficoltà e sofferenze di ogni uomo. Un giovane o una ragazza che si fanno missionari, prete, fratello o suora, non sono una perdita per la famiglia e la parrocchia, ma il segno più bello della fede e della generosità di quella famiglia e parrocchia. E Dio non può non ricompensare quell’atto di generosità nel lasciar maturare e partire una vocazione per la missione alle genti.

Le reazioni sono state positive. Sono semi che si gettano e che maturano, speriamo, con la preghiera.

*Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l’Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.

Italia

In Sardegna si studia la missione nella Bibbia

ROMA, martedì, 12 luglio 2011 (ZENIT.org).- “La missione nella Bibbia: radici e forme nell’Antico e nel Nuovo Testamento” è stato il tema del Corso biblico organizzato dall’Associazione Biblica Italiana (ABI) dal 4 all’8 luglio presso il Monastero Benedettino di S. Pietro di Sorres, con il patrocinio della Diocesi di Sassari.

Benedetto XVI

Discorso del Papa al Consiglio superiore delle Pontificie Opere Missionarie

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 21 maggio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo venerdì da Benedetto XVI nel ricevere in Vaticano i partecipanti all’Assemblea ordinaria del Consiglio superiore delle Pontificie Opere Missionarie (Roma, 17-21 maggio) che hanno riflettuto sul tema “La costruzione della comunione ecclesiale è la chiave della missione”.

Benedetto XVI

Discorso del Papa al Consiglio superiore delle Pontificie Opere Missionarie

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 21 maggio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo venerdì da Benedetto XVI nel ricevere in Vaticano i partecipanti all’Assemblea ordinaria del Consiglio superiore delle Pontificie Opere Missionarie (Roma, 17-21 maggio) che hanno riflettuto sul tema “La costruzione della comunione ecclesiale è la chiave della missione”.