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Se in Dante ritroviamo quell’alfabeto smarrito

A Roma, la Società Dante Alighieri insieme a TV2000 danno vita all’incontro “Comunicare Dante” con lo scopo di riaccendere lo spirito del Sommo Poeta

Chi ha detto che la Divina Commedia sia un volume che non stona tra gli scaffali delle biblioteche ma carichi di troppo spessore gli zaini di tanti poveri studenti? Alla vigilia delle letture dantesche del Paradiso dell’insegnante bergamasco Franco Nembrini (le cui letture riprenderanno lunedì 10 ottobre), la cui passione per Dante riesce a contagiare intere piazze e scuole d’Italia e da un po’ di tempo anche migliaia di spettatori in prima serata su TV2000, è maturata l’idea di una giornata di ‘contaminazione dantesca’ tra studiosi, scrittori e studenti provenienti da varie scuole di Roma.

“Comunicare Dante” è stato il titolo dell’iniziativa svoltasi a Palazzo Firenze e promossa dalla Società Dante Alighieri insieme a TV2000 per cercare dunque di convincere i più esimi studiosi ad uscire dalle accademie e a parlare ai giovani. “Il piacere di leggere un’opera poetica o narrativa, di fronte a Dante sembra entrare profondamente in crisi per la complessità nel poter comprendere tanti riferimenti antichi, per noi remoti e sconosciuti: in questo nostro mondo in cui tutto è chiaro e vuole attrarci con la sua semplicità, Dante sta lì con la sua complessità enigmatica”, ha osservato il presidente della Società Dante Alighieri Andrea Ricciardi.

E ha continuato con una riflessione: “Un grande di altra epoca, Gregorio Magno, diceva delle Sacre Scritture ‘l’oscurità stimola i forti, il linguaggio semplice attira i piccoli’ e ‘queste opere non sono così chiare da deludere’: il nostro tempo è invece a volte così troppo chiaro da deludere!”; oggi che “si ricevono notizie da tutto il mondo e sembra di conoscere tutto, siamo malati di indifferenza, non ci appassioniamo più a niente”, per questo abbiamo bisogno di “nuovi  alfabeti, perché troppo spesso siamo appiattiti sul nostro tempo in linguaggi semplificati”, e in questo “il mondo contemporaneo può” ben “dire come Dante ‘mi ritrovai per una selva oscura’”.

Dopo le incalzanti parole di Ricciardi numerosi sono stati gli interventi susseguitisi durante la giornata e moderati dalla giornalista Monica Mondo: da quelli degli scrittori Bianca Garavelli e Paolo Di Paolo, che hanno eletto Dante a ispiratore delle proprie opere, a quelli di alcuni dei maggiori esperti dantisti italiani: Luca Serianni dell’Università “La Sapienza” di Roma, che ha riflettuto sulle le contaminazioni che l’italiano di Dante ha esercitato sulle lingue moderne, Enrico Malato dell’Università “Federico II” di Napoli, che ha parlato della  necessità di avvicinare i giovani alla conoscenza problematica del Poeta, Mirko Tavoni dell’Università di Pisa, che ha affrontato il tema del sogno come elemento fondamentale della poesia dantesca; Giovanna Frosini dell’Università per gli Stranieri di Siena, che si è incentrata su Dante come maestro di modernità ed ha risposto infine ad alcune domande per ZENIT.

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Oggi si parla di comunicare Dante ai ragazzi: prima di diventare studiosa come le è stata trasmessa la passione per la Commedia?

Io ho imparato i suoi versi in casa da mio padre, che non era studioso né laureato: per me Dante ha preso forma attraverso una voce familiare. Questo tramite orale riguarda pochissimi poeti della tradizione italiana, l’altro fondamentale è quello della scuola. Avendo insegnato a scuola prima che all’università, posso confermare che Dante è uno dei pochi autori che ‘arriva’ meglio agli studenti: poi vengono Leopardi, Montale o addirittura Ariosto e Machiavelli. Naturalmente il compito fondamentale è affidato all’insegnante che deve essere un grande mediatore, ma anche un ‘conservatore’, cioè colui mantiene in vita l’opera e la tramanda dal passato al futuro. Un’attenta mediazione passa per i contenuti ma soprattutto per la lingua: riuscire ad aprire e spiegare la complessità, la ricchezza e la vivacità di Dante è il tramite stesso per avvicinarlo.

La tradizione orale è tramontata, seppure non del tutto, rispetto ai tempi passati…

Le modalità di raccontare possono essere diverse: in fondo il Poeta ha raccontato un viaggio che può essere declinato nei termini del fantasy, del mistery… si possono trovare, ed è bene farlo, le forme più adeguate alla comunicazione, però l’essenza di Dante si scopre attraverso la sua parola, perché è attraverso di essa che ci viene comunicata la sua esperienza in cui ciascuno si riconosce: questa vale al di là dei mezzi di comunicazione.

Della Commedia si è abituati a considerare l’Inferno, forse il Purgatorio, ma al Paradiso non si arriva mai.

Certo, il livello linguistico e di contenuti del Paradiso è indubbiamente più difficile rispetto all’inferno. Dante ha comunque la fortuna di essere l’unico autore la cui lettura è distribuita nel triennio liceale, spesso compressa della mole di letteratura italiana da affrontare. E’ possibile salvare il suo insegnamento risvegliando la consapevolezza che si tratta di una narrazione: questo è l’elemento che può far  presa sui ragazzi, perché una narrazione è un viaggio e di essa bisogna conoscere l’inizio e la fine.

L’aldilà, l’inferno, il paradiso, il purgatorio, insieme ad altri concetti propri di una cultura medioevale e cristiana, possono essere trasmessi alla cultura odierna?

Tutto sta alla capacità dell’insegnante di spiegarli e mediarli. Penso a come Dante tratta la figura di Maometto: certamente è un dato di fatto. Per questo l’insegnante deve fare lo sforzo di contestualizzare: se l’esperienza umana del poeta può essere applicata a chiunque indipendentemente dal tempo, non si può nascondere che l’Alighieri pensa secondo le coordinate del suo tempo. Ciò non toglie che si possa andare al fondo di certi valori umani che possono essere interessanti e validi anche per chi non ha una prospettiva religiosa o ultraterrena.

 

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