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Abu Mazen ambasciata

Abu Mazen inaugura ambasciata - ZENIT FC

Santa Sede: Abu Mazen inaugura l’ambasciata palestinese

Il presidente auspica che altri Stati seguano l’esempio del Vaticano riconoscendo lo Stato palestinese. E poi lancia una frecciata a Trump

Era il 26 giugno del 2015 quando, presso il Palazzo Apostolico, fu firmato tra Santa Sede e Palestina il cosiddetto Accordo Globale, con cui il Vaticano riconosceva ufficialmente lo Stato palestinese. Il frutto di quell’intesa è sorto ieri mattina, con l’inaugurazione dell’Ambasciata dello Stato di Palestina presso la Santa Sede.

Sorriso smagliante, a scoprire la targa è stato il presidente palestinese Abu Mazen, dopo esser stato a colloquio con Papa Francesco. L’edificio si trova in via di Porta Angelica, davanti l’ingresso di Sant’Anna, che conduce nella Città del Vaticano. All’inaugurazione ha partecipato anche mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato.

“Il Vaticano ha riconosciuto completamente la Palestina come Stato indipendente – ha commentato Abu Mazen avvicinandosi ai cronisti presenti – spero che altri Stati prendano esempio dalla Santa Sede”. Sollecitato da una domanda, il presidente ha affrontato anche una polemica viva in questi mesi: quella di spostare l’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Donald Trump si è detto favorevole a questa possibilità fin dalla campagna elettorale. Atteggiamento confermato dalla scelta di eleggere come nuovo ambasciatore americano in Israele David Friedman, definito da Trump dalle “forti relazioni in Israele”.

“Abbiamo sentito di questa decisione del presidente Trump – ha detto Abu Mazen – non possiamo parlare finché tale decisione non sarà effettivamente presa, ma se fosse così non aiuterà la pace”. La speranza è che ciò “non accada”. Nei giorni scorsi Abbas aveva inviato una missiva al neo-presidente statunitense per chiedergli di non trasferire l’ambasciata a Gerusalemme. Una tale decisione, aveva ammonito, “avrebbe conseguenze disastrose per la situazione in Medio Oriente”.

In base al Jerusalem Embassy Act, varato dal Congresso americano nel 1995, l’ambasciata Usa dovrebbe spostarsi da Tel Aviv a Gerusalemme, definita nel provvedimento “capitale indivisibile” di Israele. Ma tutti coloro che in questi anni si sono succeduti alla presidenza Usa hanno sempre firmato una proroga semestrale per l’ambasciata a Tel Aviv. Firma che ha apposto a dicembre anche Barack Obama.

Le complicate relazioni israelo-palestinesi saranno al centro dei colloqui anche oggi pomeriggio a Parigi, per la ‘Conferenza sulla Palestina’ organizzata dal Governo francese nonostante l’assenza e la forte opposizione di Israele. Il presidente Abbas, che non parteciperà, ha detto a Le Figaro che questa assise “è forse l’ultima chance per la soluzione a due Stati”.

La soluzione è attualmente minata – secondo i palestinesi – dai territori occupati da Israele. Il 23 dicembre il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione di condanna degli insediamenti di Israele grazie all’astensione degli Usa. Un fatto anomalo, giacché in passato Washington ha sempre bloccato col veto le risoluzioni contrarie ad Israele.

Per Abu Mazen, l’intesa dovrà basarsi “sul diritto internazionale, le risoluzioni delle Nazioni Unite e la visione di due Stati sulla base delle frontiere del 1967”. Il leader palestinese ha dunque concluso: “Dopo 70 anni di esilio e 50 di occupazione, il 2017 deve essere l’anno della giustizia, della pace, e della libertà per il nostro popolo”.

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