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San Giovanni Rotondo-Roma: un viaggio lungo 50 anni

Padre Pio, il “campione del perdono” che trasformò la Misericordia in una certezza

Un viaggio che fa tremare il cuore. Inizia lontano nel tempo; passa per un episodio. Accadde terminata la funzione vespertina, che il Santo di Pietrelcina stava tornando in sacrestia quando, Donato Centra, saltata la balaustra della chiesetta antica, con una pistola lo minacciò: “O vivo o morto, devi restare con noi”.

Il giovane muratore, fortunatamente, venne subito immobilizzato. Quella sera il frate con le stimmate per sedare gli animi agitati dalla notizia di un suo possibile trasferimento, scrisse un’intensa lettera al Sindaco del paese, datata 12 agosto 1923; mancavano 45 anni ancora alla sua morte: “Io ricorderò sempre codesto popolo generoso nelle mie povere preghiere, implorando per esso pace e prosperità e, quale segno della mia predilezione, null’altro potendo fare, esprimo il mio desiderio che, ove i miei superiori non si oppongano, le mie ossa siano composte in un tranquillo cantuccio di questa terra…”.

Ora dal cantuccio di quella terra, per la prima volta le spoglie del Santo lasceranno San Giovanni Rotondo dove riposano dal 1968, anno della morte, per essere portate a Roma… Lui che aveva in obbedienza accettato le decisioni e le misure che la Chiesa aveva preso nei suoi confronti, addirittura tacciandolo in un primo momento di isteria per bocca di Padre Agostino Gemelli, torna come “trionfatore”, come testimone della Misericordia, nel cuore della cristianità.

E a chiamarlo in questo viaggio singolare è nientemeno che il successore di Pietro: oggi, 2 febbraio, avviene la traslazione delle reliquie dalla cripta presso la Chiesa superiore di San Giovanni Rotondo; poi la partenza il 3 febbraio alla volta di Roma. L’arrivo a Roma è previsto nel primo pomeriggio del 3 febbraio nella basilica di San Lorenzo al Verano dove saranno portate anche le reliquie di san Leopoldo Mandic. Qui si succederanno una serie di appuntamenti che culmineranno nel Mercoledì delle Ceneri, il 10 febbraio, sempre a San Pietro, dove il pontefice conferirà a circa 1000 missionari della Misericordia (sacerdoti e religiosi di tutto il mondo) il mandato di essere «segno della sollecitudine materna della Chiesa per il popolo di Dio».

Uno degli eventi più partecipati dell’Anno Santo della Misericordia sarà dunque l’ostensione delle spoglie di due santi, due grandi confessori “di manica larga”, come sono stati definiti, ed in arrivo a Roma. Padre Pio da Pietrelcina, il più noto, e l’altro frate cappuccino San Leopoldo Mandic (1866-1942), nato in Croazia che a Padova passò la sua vita a confessare e di cui papa Bergoglio è devoto: “Dicono che do troppo facilmente l’assoluzione, anche a chi non ne ha le dovute disposizioni”. Allargando le braccia, soggiunse rivolgendosi al suo interlocutore: “Mi guardi, signore. Le pare che se un peccatore viene a inginocchiarsi davanti a me lo possa fare per me e non per il Padrone Iddio?” E Padre Pio che nelle sue epistole scriveva:  “Fate vostro il detto del gran vescovo d’Ipponia: Pondus meum, amor meus. Sì, pesate tutte le vostre azioni colla bilancia dell’amore e vi andrete tessendo una corona di meriti pel Cielo”.

In questo secolo due giganti della santità, in qualche modo hanno anticipato, anche preannunciato, questa primavera della Chiesa portata da Papa Francesco. Uno straordinario Anno della Misericordia, in cui il papa ha chiesto alla Chiesa e a tutti gli uomini di buona volontà di piegarsi sulle ferite dell’umanità, di guardare con compassione alle periferie delle nostre vite; ai sacerdoti di farsi apostoli della Misericordia per portare fino agli estremi confini della Terra l’amore incondizionato del Padre.

Era il 2008 quando fu riesumato ed esposto agli occhi del mondo alla presenza di 250 sacerdoti concelebranti, 26 vescovi ed il cardinale José Saraiva Martins, il frate cappuccino diventato santo non per effetto delle stimmate o degli altri doni soprannaturali, ma per la coerenza con cui ha portato indosso il saio di san Francesco.

Ecco perché Francesco ha voluto le spoglie di Padre Pio a Roma, in San Pietro, a sottolineare come la misericordia ha un luogo preciso di accoglienza. Questo “luogo” è il sacramento della Riconciliazione, a cui Padre Pio ha dedicato quasi tutte le ore dei propri giorni di sacerdote cappuccino accompagnato dalla sua bilancia dell’amore; Paolo VI nella sua visita alla tomba del frate, dopo appena tre anni dalla sua morte, scrisse: “Guardate che fama ha avuto, che clientela mondiale ha adunato intorno a sé! Ma perché? Forse perché era un filosofo? Perché era un sapiente? Perché aveva mezzi a disposizione? Perché diceva la Messa umilmente, confessava dal mattino alla sera, ed era, difficile a dire, rappresentante stampato delle stimmate di nostro Signore. Era un uomo di preghiera e di sofferenza”.

San Pio è stato per tutta la vita testimone della misericordia di Dio accogliendo i peccatori, offrendo il suo consiglio spirituale, permettendo a tante persone di ritrovare conforto nella fede e pace dell’anima. Il ministero di Padre Pio come dispensatore della misericordia nel sacramento della Riconciliazione, si accompagna alle sue opere di misericordia sociale e alcuni significativi episodi che testimoniano la personale misericordia del Santo verso i suoi persecutori. Padre Pio santo della gente, i suoi doni naturali e soprannaturali messi a disposizione del popolo di Dio, da una montagna diventata un nuovo Calvario nel momento in cui Gesù trasmise al santo Frate non solo i segni esterni della sua passione, ma anche e soprattutto la motivazione profonda di essa: il suo stesso appassionato amore per l’umanità.

A Roma da tanti sentieri altrettanti pellegrini giungeranno dinanzi a chi ha indicato un’unica strada maestra: quella della santità. Padre Pio, il campione del perdono, è voluto dal Francesco come segno di questo Giubileo della Misericordia: “la sua persona sarà un incoraggiamento per i missionari, i sacerdoti, tutti i credenti che si affidano alla sua intercessione per ottenere la grazia e la benedizione divina”.

Ce lo ricorderà la stola che risalta sul saio marrone del Frate. È bianca, il colore della gloria. È stata posta su un corpo che ha subito la naturale corruzione mortale di ogni creatura, e quel corpo non è soltanto un cadavere; ciò che si vede non è il tutto dell’esistenza, ma è il corpo con cui un uomo, uno come gli altri, ha saputo raggiungere la perfezione della vita cristiana, alla quale ciascun credente è chiamato.

Colui che da Paolo IV fu definito “il santo dalla clientela mondiale”, che per più di 50 anni non si è mosso da quella roccia brulla su cui si era stabilito per caso, inviato dai superiori, per motivi di salute, nel lontano 28 luglio del 1916, il più importante taumaturgo della storia della Chiesa, che visse momenti di persecuzione e fu al centro di sospetti e calunnie e che continuava nell’obbedienza a pregare e confessare, si ritroverà a Roma indicato al mondo come esempio luminoso di Misericordia. Un viaggio durato 50 anni in cui la Misericordia dispensata da un umile fraticello è stata trasformata in certezza.

Misericordia, che è la nostra speranza. La grazia di Dio la trasformerà in certezza.

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Fonte: New Ecclesia

 

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