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Pedofilia. Quarta deposizione Pell: “Mai pagato il silenzio delle vittime”

In videocollegamento con la Commissione d’inchiesta, il porporato nega ogni coinvolgimento con i casi di abusi a Ballarat: “Tutti una coincidenza”. Dice di essere “addolorato” per le vittime che incontrerà privatamente oggi

Ridsdale, Dowlan, Searson, Ryan, Day: tutti uomini di Chiesa, tutti predatori seriali, colpevoli di abusi sessuali su minorenni nel ventennio 1960- 80. Tutti, per un tragico scherzo del destino, riuniti nella diocesi di Ballarat, città australiana dove la sola congregazione dei ‘Fratelli cristiani’, che controllava diversi istituti scolastici, è stata chiamata a rispondere di ben 850 crimini, con 281 religiosi implicati, sborsando circa 37 milioni in risarcimenti. A Ballarat 47 persone, vittime di abusi, hanno preferito togliersi la vita piuttosto che vivere col peso dell’orrore subìto.

Viene da chiedersi come sia stato possibile tutto questo. Perché un così alto tasso di crimini tutti in uno stesso luogo? Perché tutti questi sacerdoti pedofili nella stessa diocesi?

“Penso sia stata una coincidenza … disastrosa”, risponde laconicamente il cardinale George Pell durante la quarta audizione con la Commissione Reale d’inchiesta. Dal suo set allestito nell’Hotel Quirinale, il ministro delle finanze vaticane si collega in hangout con l’organismo governativo che continua a torchiarlo sul ruolo svolto in quegli anni bui della Chiesa in Australia, durante cui fu prima nominato vicario episcopale di Ballarat e poi vescovo ausiliare e arcivescovo di Melbourne.

Intanto il Ballarat Survivors Group, il gruppo di 14 vittime venute a Roma per ascoltare da vicino la testimonianza del cardinale e chiedere giustizia, sono ancora lì, nella Sala Verdi dell’albergo, sedute in prima fila. Sussultano davanti a certe esternazioni del porporato. Una donna ieri – riferivano alcune agenzie anglosassoni – si è alzata per imprecare durante la deposizione e non sono mancati dei fischi durante le tre audizioni.

Le vittime partiranno venerdì per l’Australia, prima però sperano di incontrare personalmente il Papa come hanno richiesto ieri tramite una lettera scritta a mano. Anche al cardinale Pell è stata domandata un’udienza privata, per far venire a galla quella verità sottaciuta per oltre 40 anni. Uno dei portavoce del gruppo, David Ridsdale, nipote del famigerato padre Gerard Ridsdale, abusato dallo zio, ha riferito ai giornalisti di aver ricevuto una “risposta positiva” da parte del porporato e l’incontro dovrebbe avvenire oggi giovedì 3 marzo, nell’Hotel Quirinale. Sempre giovedì, alle 9.30, i sopravvissuti sono stati invitati ad incontrare nella Pontificia Università Gregoriana, padre Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori.

“L’importante – ha spiegato Ridsdale – è che alla fine di queste giornate, venga riconosciuto che questo (degli abusi perpetrati dal clero ndr) è un problema sistemico globale. Vogliamo che questi problemi arrivino ai ‘piani alti’ e abbiamo bisogno della certezza che si sta procedendo verso azioni e non solo parole”. “Sappiamo che il passato non può essere cancellato – ha aggiunto – tuttavia, chiediamo che chi ha compiuto i nostri abusi debba essere ritenuto responsabile”.

La Commissione è dalla loro parte e non riserva alcun riguardo all’interrogato Pell. A condurre il colloquio nella quarta deposizione non è la legale Gail Furness, come avvenuto finora, ma alcuni avvocati che assistono le vittime. Il primo – che non nomina il suo assistito, identificato solo con la sigla BWE – domanda: “All’epoca, c’erano 4-5 persone che avevano compiuto questo tipo di crimini” a Ballarat. “Lei crede che sia una sfortunata coincidenza?”. “Sì”, replica Pell, “non penso che tutte queste persone siano state messe insieme per uno scopo specifico…”.

Dice poi di non sentirsi preso di mira in questo processo, né di ritrovarsi nella definizione dell’avvocato di “bersaglio di una caccia alle streghe”, nonostante – afferma – siano girate e stiano girando troppe calunnie sul suo conto. Ieri affermava invece di essere stato “ingannato” dal sistema, raggirato dal suo predecessore a Melbourne, l’arcivescovo Frank Little, e poco informato sulla situazione delle vittime “da un mondo di pedofilia e di occultamento che non voleva disturbi allo status quo”, perché lui altrimenti avrebbe compiuto “azioni decisive”.  I superstiti pensano esattamente il contrario: Pell sapeva, viste le importanti cariche ricoperte in quel periodo, eppure non ha mosso un dito.

Interviene quindi l’avvocato che assiste Paul Levey, una delle tante, troppe, vittime di padre Ridsdale, presente a Roma. Il suo orribile caso (abusato sessualmente a 14 anni, “per tutto il tempo quasi tutti i giorni” dal sacerdote negli anni ’70, presso la parrocchia di Mortlake) era già stato sottoposto all’attenzione del cardinale nella seconda udienza di lunedì sera. Per i crimini compiuti su Levey – ma non solo – Ridsdale finì sotto processo nel 1993, dopo essere spostato per sei volte di parrocchia in parrocchia. Alla prima udienza fu proprio Pell ad accompagnarlo; insieme i due avevano condiviso l’abitazione nei primi anni di sacerdozio.

Il cardinale conferma e spiega che comparve in tribunale vicino al religioso perché “così mi fu chiesto”. Un modo per cercare di ridurre la sua pena, che però agli occhi delle vittime apparve come un implicito appoggio ai crimini del prete pedofilo. “È stato uno sbaglio”, ammette infatti Pell, aggiungendo di aver avuto l’impressione che David – il nipote di Ridsdale – “abbia sofferto nel vedere che accompagnavo lo zio all’udienza”. “Non avevo intenzione di contestare le accuse – si giustifica quindi il cardinale – non volevo mancare di rispetto alle vittime, anzi ero a conoscenza che padre Ridsdale aveva arrecato un grave danno alla Chiesa”.

Allora perché fu trasferito in sei parrocchie prima di finire dietro le sbarre? La domanda rimane ancora in sospeso. Sul tavolo finiscono invece le registrazioni di una telefonata che sembrano dimostrare come Pell abbia cercato di comprare il silenzio di David Ridsdale. L’uomo chiave delle finanze del Vaticano respinge categoricamente questa versione: “Non ho mai impedito o scoraggiato nessuno ad andare alla polizia”. Ancor meno David che considerava “un amico”; nonostante questo, però, non lo ha mai aiutato concretamente: “Ho parlato con lui a lungo. Lui non mi ha mai chiesto di fare qualcosa. Se mi avesse chiesto di fare qualsiasi cosa certamente lo avrei fatto”.

Nelle quasi tre ore del colloquio emerge tuttavia un’altra verità: nel 1974, il ragazzo si rivolse direttamente a don George Pell, allora sacerdote incaricato dal vescovo di occuparsi dell’educazione cattolica, per parlargli dell’insegnante Edward Dowlan che “si comporta male con i ragazzi” in una delle scuole cattoliche di Ballarat. Quel “comportarsi male” si sono rivelati in seguito abusi sessuali su almeno 20 ragazzi in sei diverse scuole australiane, a partire dal 1971.

“Non si rende conto che avrebbe dovuto fare di più e così avrebbe messo fine agli abusi?”, interviene il presidente della Royal Commission, Peter McClellan, dopo aver ascoltato la testimonianza. “Beh, alla fine qualcosa ho fatto – ha risposto Pell – Ho chiesto informazioni al cappellano della scuola… Non avevo idea che i ‘Fratelli Cristiani’ stavano coprendo la situazione nel modo in cui è ormai evidente”. La mia “mancanza” – soggiunge il cardinale – “è stata quella di limitarmi ad andare dal cappellano della scuola per chiedergli se le voci fossero vere”. “Non è andato direttamente alla scuola a dire: ho ricevuto questa accusa, cosa sta succedendo lì?”, ribatte McClellan. “No”, dice Pell, e ammette: “Con l’esperienza di 40 anni dopo, certamente, io concordo che avrei dovuto fare di più”.

La Commissione allora incalza e propone il caso di un’altra denuncia insabbiata dal vescovo di Ballarat, mons. Ronald Mulkearns, di cui Pell era vicario, presentata da una madre che accusava padre Paul David Ryan di aver abusato suo figlio di circa 12 anni in un bagno. Come testimoniato in un’audizione già svolta a Melbourne da monsignor Glynn Murphy, segretario del vescovo di Ballarat tra il 1990 e il 1997, all’epoca della denuncia della donna, Mulkearns decise di spedire immediatamente Ryan in un’altra parrocchia. Dopo un paio di mesi, fu inviato negli Stati Uniti per essere curato clinicamente per “disturbi psichiatrici”.

Pell conferma di sapere del viaggio improvviso di Ryan negli Usa, ma non delle motivazioni che spinsero a farlo. “Io – dichiara – credetti a ciò che il vescovo disse al clero, e cioè che Ryan era negli Stati Uniti per motivi di studio”. “Già allora – ammette però – ritenevo che padre Ryan fosse un potenziale problema, ma non ero consapevole del fatto che c’era un problema di pedofilia”. 

Tra le domande della Commissione, anche un chiarimento sulla frase di lunedì sera dopo la discussione sugli innumerevoli reati commessi da padre Ridsdale: “È stata una storia triste ma non di grande interesse per me” aveva detto il cardinale, suscitando un forte brusìo in Sala. “Mi dispiace per la scelta delle parole”, si giustifica, “ero molto confuso, ho risposto male”.

Il mea culpa non è servito tuttavia a placare il risentimento dei sopravvissuti, ancora scandalizzati da quello che indicano come un ostinato scarso interesse verso le loro sofferenze. Nonostante Pell a un certo punto durante l’audienza, abbia rivelato a sorpresa: “Ho letto molte storie di ragazzi abusati. Sono racconti strazianti e mi sento profondamente addolorato per loro. Molti di questi si sono ammalati per tutta la vita”.

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