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Ozonoterapia: ogni oltre aspettativa…

Due casi di guarigione da artrosi dell’anca e un’infezione da catetere

Qui sono presentati due casi dove l’ozonoterapia ha contribuito alla guarigione di patologie complesse, che per lunghi anni non avevano trovato soluzione.

Oltre agli ambiti terapeutici già largamente testati dall’esperienza (come, ad esempio, l’artrosi e le ernie discali), la casistica si arricchisce di risultati incoraggianti che fanno pensare a nuovi possibili usi applicativi dell’ozono. Confermando che l’ozonoterapia, non avendo controindicazioni e grazie al suo potere rigenerante capace di favorire il riequilibrio dell’organismo, è in grado di offrire un rilevante contributo anche come coadiuvante delle medicine tradizionali.

Quasi non camminavo più

Orietta è una signora che, a causa di una brutta artrosi dell’anca conosciuta come coxartrosi, soffriva di dolori lancinanti che avevano ridotto moltissimo la sua mobilità, rendendole difficile anche camminare.

“La fisioterapista – racconta – si era rifiutata di curarmi perché non sapeva dove mettere le mani…”. La coxartrosi aveva anche generato dei problemi alla postura della schiena, con ulteriori difficoltà e dolori.

La signora Orietta non sapeva più che fare. Era disperata. Un chirurgo le suggerì di provare con l’ozonoterapia. Era il mese di giugno del 2015.

Si era rivolta così al Saint Louis Hospital, dove l’hanno visitata e le hanno fatto coraggio. Era arrivata negli studi che quasi non camminava, ma dopo alcune sedute con punture di ossigeno ozono, iniziò a migliorare in maniera incredibile. Ha proseguito le sedute per un periodo di sei mesi con la dottoressa Elena Greco riscontrando, con enorme sollievo, la riduzione quasi totale del dolore e riacquistando, di conseguenza, la mobilità.

Quando è tornata dalla sua fisioterapista, questa quasi non ci credeva… a quel punto ha potuto avviare la terapia fisica e così è migliorata anche la postura della schiena. Certo, non è guarita dalla coxartrosi che è una questione più complessa, ma almeno i dolori si sono molto attenuati e la signora Orietta ha potuto riacquistare la libertà di muoversi e camminare.

Orietta ha spiegato che la terapia con l’ossigeno ozono ha prodotto in lei un miglioramento generale della salute ed anche del tono dell’umore. Soffriva, tra l’altro, di intolleranze alimentari e mal di testa generati dall’accumulo di tossine. Nel corso della terapia anche questi disturbi sono diminuiti d’intensità e di frequenza. Non sono del tutto scomparsi, ma certamente lei ora sta molto meglio.

La signora Orietta sostiene d’essere stata fortunata ad incontrare i medici del Saint Louis Hospital: “Persone che ho molto apprezzato sul piano professionale ed umano”.

Un’infezione da artroprotesi

La signora Maria, di anni settantasei, ci ha inviato una lettera nella quale dichiara: “Il giorno 5 giugno 2014 sono stata sottoposta ad intervento per impianto di artroprotesi inversa alla spalla destra. Esito positivo. Dopo pochi giorni, tuttavia, sono iniziati i problemi. Dapprima una cistite (conseguenza del catetere che mi era stato messo dopo l’intervento), poi una bronchite e quindi l’inizio dell’infezione alla ferita.

Mi sono stati prescritti subito degli antibiotici, insieme alle medicazioni del chirurgo da effettuarsi due volte alla settimana. Mentre effettuavo la terapia antibiotica, ho iniziato anche la ossigenazione iperbarica, che però ho dovuto smettere dopo cinque sedute perché non ero in grado di sopportarla. Non ottenendo risultati dopo sette mesi di antibiotici, il chirurgo pensava di intervenire per rimuovere la protesi. Il mio fisico, tuttavia, era oltremodo debilitato.

A metà dicembre, la mia fisioterapista suggerisce al chirurgo di tentare con l’ozonoterapia, avendone verificato i buoni risultati su altri suoi pazienti. Vengo perciò indirizzata al prof. Marianno Franzini che, il 23 dicembre, mi prescrive un diverso tipo di antibiotico. Contestualmente inizio il trattamento di ozonoterapia. Dopo poco tempo, smetto ogni cura antibiotica e continuo con le applicazioni di ozono fino a settembre 2015. Gli esami clinici ed ecografici successivamente effettuati indicano proteina C reattiva nella norma. E confermano la guarigione. Sono grata alla mia fisioterapista Fabrizia per avermi suggerito questa cura e al prof. Franzini per averla praticata ottenendo ottimi risultati”.

 

 

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