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Incontro - Rappresentanza di Rifugiati (19 giugno 2017) - Foto © PHOTO.VA - OSSERVATORE ROMANO

“Non si tratta solo di migranti, si tratta della convivenza civile internazionale”

Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019

Alle ore 11.30 di questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo una Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio di Papa Francesco per la 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019, sul tema: “Non si tratta solo di migranti”, che si celebra il prossimo 29 settembre.

Intervengono alla Conferenza Stampa: S.E. Mons. Jean-Claude Hollerich, S.I., Arcivescovo di Lussemburgo e Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea – Comece; P. Fabio Baggio, C.S., Sotto-Segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; P. Michael Czerny, S.I., Sotto-Segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e P. Leonir Chiarello, C.S., Superiore Generale dei Missionari Scalabriniani. Ne pubblichiamo di seguito gli interventi [di P. Fabio Baggio, C.S. e di P. Leonir Chiarello, C.S.]:

Intervento di P. Fabio Baggio, C.S.
In occasione della celebrazione della 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il Santo Padre ha voluto formulare un messaggio che ha intitolato “Non si tratta solo di Migranti”. Con tale scelta, Papa Francesco intende sottolineare che i suoi ripetuti appelli a favore dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati e delle vittime della tratta devono essere compresi all’interno della sua profonda preoccupazione per tutti gli abitanti delle periferie esistenziali. L’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato e il carcerato che bussa oggi alla nostra porta è Gesù stesso che chiede di essere incontrato e assistito. Come lo stesso Santo Padre ha sottolineato nella sua omelia di venerdì 15 febbraio 2019 a Sacrofano: “È davvero [Gesù], anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerLo: coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua”.

Con l’intenzione di chiarire il significato del titolo del Messaggio, il Santo Padre lo ha declinato in sette sottotitoli, che sono stati parzialmente anticipati nella campagna di comunicazione che la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha lanciato nel marzo scorso. Tale campagna propone, a cadenza mensile, riflessioni, materiale informativo e sussidi multimediali, utili ad approfondire il tema del Messaggio del Santo Padre attraverso approcci diversificati. Io presenterò, mi occuperò di presentare i primi quattro sottotitoli, lasciando a P. Michael la spiegazione degli altri tre.

Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure.
I timori che proviamo di fronte alle sfide migratorie di oggi sono reali, ma non possiamo lasciare che essi ci privino del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, e in questi Gesù Cristo.
Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità.
I fratelli e le sorelle migranti ci offrono oggi l’occasione di vivere la carità più alta, quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare.
Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità.
L’incontro con l’altro, con il prossimo bisognoso, ci offre l’occasione per restaurare l’umanità altrui, crescere nella nostra umanità e contribuire alla costruzione di una vera famiglia umana.
Non si tratta solo di migranti: si tratta di non escludere nessuno.
I piccoli, i poveri, i più vulnerabili sono coloro che pagano il prezzo delle guerre, delle ingiustizie, dello sviluppo esclusivista. Noi siamo chiamati invece a includere tutti nel nostro cammino di crescita globale, affinché a tutti sia dato accesso allo sviluppo umano integrale.

Intervento di P. Leonir Chiarello, C.S.
I grandi numeri delle migrazioni internazionali sono noti. Secondo le stime delle Nazioni Unite, i migranti nel mondo sono circa 260 milioni. Ogni 10 anni questo numero aumenta di circa 50 milioni. Le migrazioni non sono un fenomeno occasionale o passeggero ma strutturale. Sono il risultato degli squilibri nello sviluppo economico e sociale, delle guerre, ma anche l’espressione di profonde trasformazioni negli stati e a livello internazionale. Pensare di fermare le migrazioni con decreti amministrativi, con barriere e muri è illusorio. È come voler fermare la storia. Di più, è privarsi dell’arricchimento reciproco che avviene nell’incontro tra persone di provenienze diverse.

Giustamente, ci ricorda il Santo Padre, quando si guarda alle migrazioni, ci si deve rendere conto che non si tratta solo di migranti. Si tratta delle aspirazioni e bisogni che sono inerenti a tutte le persone, ma da cui molti sono esclusi. Si tratta della ribellione che molti avvertono di fronte a questa esclusione, delle irregolarità che commettono spesso perché vie regolari sono precluse, ma anche dell’insensibilità di chi si chiude nella propria indifferenza e della malvagità di chi approfitta del bisogno altrui per interessi propri, negando il rispetto dei diritti e della dignità degli altri.

Cosciente di queste dimensioni, la comunità internazionale ha fatto un passo importante l’anno scorso con l’adozione del Patto globale sulle migrazioni e del Patto globale sui rifugiati. Si tratta di un importante sforzo da parte della comunità internazionale di considerare i migranti e i rifugiati con una visione comune, fondata sui principi del diritto umanitario, e tesa a conseguire benefici per tutti i soggetti coinvolti. Molto resta da fare, soprattutto nella traduzione degli intenti ispiratori in politiche e iniziative di cooperazione tra governi nella gestione delle migrazioni. Ma almeno esiste una base comune di riferimento, che si spera non resti solo un bel documento. Purtroppo non tutti gli Stati vi fanno parte, ma l’iniziativa testimonia che ci può ancora essere cooperazione tra le nazioni.

Non si tratta solo di migranti, si tratta della convivenza civile internazionale. I migranti raggiungono le nostre coste, le nostre città, le nostre comunità di credenti. La loro presenza è occasione di incontro e a volte di preoccupazione. Richiede di saper accogliere, saper fare spazio, saper ascoltare. Richiede di arricchire il racconto dell’incontro con Dio aggiungendo il capitolo dell’incontro con Dio che si fa straniero per aiutarci ad uscire dalle nostre certezze fondate su abitudini e paure per aprirci alla verità che sorprende.

Non si tratta solo di migranti, si tratta di come essere Chiesa. Sulla scia dell’ispirazione che il messaggio del Santo Padre suscita, vorrei ricordare cosa diceva molti anni fa il beato Giovanni Battista Scalabrini, padre dei migranti e fondatore dei missionari e missionarie per i migranti: le migrazioni sono “strumento di quella Provvidenza che presiede agli umani destini e li guida, anche attraverso le catastrofi, verso la meta ultima, che è il perfezionamento dell’uomo sulla terra e la gloria di Dio nei cieli”.

Non si tratta solo di migranti, si tratta della qualità della nostra civiltà e della nostra fede.

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