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Pilgrims along via Francigena

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“Nel silenzio del pellegrinaggio, risuona la realtà più vera della vita”

Don Giovanni Biallo, responsabile del progetto Cammini dell’Orp, spiega il valore sempre attuale di antichi itinerari religiosi

Nel cuore verde d’Italia, a piedi lungo le strade battute da moltitudini di pellegrini e dai santi Francesco e Benedetto. Sempre più fedeli riscoprono la bellezza paesaggistica e la carica spirituale degli antichi Cammini che si percorrevano durante il Medioevo per raggiungere Roma, culla del Cattolicesimo. Anche papa Francesco, attraverso la bolla Misericordiae Vultus per indire il Giubileo Straordinario della Misericordia, ha invitato i fedeli a raggiungere la Porta Santa a Roma dopo un pellegrinaggio, perché questo sia “stimolo alla conversione”.

Raccogliendo l’invito del Santo Padre, la Regione Lazio ha ripristinato nella loro completa fruibilità antichi percorsi che fanno parte di itinerari religiosi e di pellegrinaggio provenienti dall’Oriente e dall’Occidente europeo come la via Francigena e i Cammini di Benedetto e Francesco.

All’intervento dell’amministrazione regionale, ha contribuito anche l’Opera Romana Pellegrinaggi. Don Giovanni Biallo, responsabile del progetto Cammini dell’Opr, racconta a ZENIT: “Nel corso dei secoli i pellegrini hanno seguito differenti percorsi per arrivare a Roma e venerare la Tomba di Pietro. A seconda dei periodi storici, delle stagioni, delle rivalità e delle guerre tra città, sono entrati nella tradizione cammini differenti. Questi uniscono luoghi bellissimi come monasteri, chiese, oppure siti naturali particolarmente adatti per vivere in silenzio e nell’ascolto interiore l’esperienza di fede”.

Don Biallo afferma che la risistemazione dei percorsi nel Lazio “ha permesso al pellegrino di oggi, certamente diverso da quello dei secoli scorsi, di compiere un’esperienza unica di percorso esteriore, visitando luoghi bellissimi, ed interiore, riscoprendo i desideri più profondi che sono nel cuore di ogni persona”.

Desiderio che va diffondendosi ancora oggi tra le persone. “Negli uomini e nelle donne del nostro tempo, sempre più tecnologici, si è risvegliato infatti un desiderio di esperienze vere, autenticamente umane, in cui tutta la persona è coinvolta”, spiega don Biallo. Il quale rileva che “questa esperienza si comunica e si diffonde attraverso un passaparola diretto, attraverso il dialogo sia nelle comunità cristiane, sia in ambienti non religiosi, come nei luoghi di lavoro o di studio”.

Don Biallo ritiene che seguire le vie dei santi “ha il senso di ispirarsi alla loro vita per rinnovare la propria”. Egli spiega che “San Benedetto da Norcia nacque alla fine del V secolo ed iniziò il suo cammino di fede ritirandosi come eremita nella Valle dell’Aniene, a Subiaco. In seguito visitò altri luoghi fino ad arrivare a Cassino, dove fondò l’Abbazia di Montecassino e scrisse la Regola dell’Ordine Benedettino. Qui morì alla metà del VI secolo”.

San Francesco d’Assisi invece – spiega ancora il sacerdote – “ha percorso la Valle Santa di Rieti molte volte, andando nella direzione da Assisi a Roma, dove si recò per incontrare, all’inizio del XIII secolo, papa Innocenzo III, il quale approvò la Regola dell’Ordine. Nella Valle Santa si trovano alcuni dei luoghi più importanti della Tradizione Francescana come Greccio, Fonte Colombo e Poggio Bustone. Seguire le vie dei santi oggi come ieri ha il senso di ispirarsi alla loro vita per rinnovare la propria”.

Secondo don Biallo, “il significato profondo del Pellegrinaggio non si è mai perso nel corso dei secoli”. Pellegrinaggio che – aggiunge – “è la situazione esistenziale di ogni persona, in cammino nella vita terrena per arrivare alla nostra dimora permanente, all’abbraccio col Padre Misericordioso nella Vita Eterna. Mettersi in cammino quindi corrisponde ad un bisogno interiore comune e tanti sono coloro che, sotto questa spinta, affrontano percorsi più o meno lunghi a piedi. Nel silenzio di luoghi lontani dalla frenesia delle nostre giornate risuona la realtà interiore più vera della nostra vita”.

Don Biallo si dice colpito dal fatto che “le motivazioni iniziali di chi intraprende un cammino possono avere le loro radici nella fede già vissuta oppure in un desiderio di Dio inconsapevole”. Ma – conclude – “sappiamo bene nella Tradizione della Chiesa che tutto ciò che è autenticamente umano nella nostra vita è divino”.

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