Dona Adesso
Ciborio di San Giovanni in Laterano

Ciborio di San Giovanni in Laterano - Wikipedia Commons

Le teste di Pietro e Paolo a San Giovanni in Laterano

Le parti del corpo degli Apostoli sono collocate sopra il ciborio della basilica, contenute in un reliquiario che è stato al centro di vicissitudini storiche

Roma con i suoi monumenti è una fonte inesauribile di arte e di storia. I luoghi d’interesse più noti sono soltanto una parte del patrimonio unico che la Città Eterna sa offrire. I visitatori, ma anche molti romani, sono sovente ignari di cotanti tesori, testimonianze dell’inscindibile laccio tra cielo e terra annodato sui suoi sette colli.

Tra questi, un numero importante di reliquie, la cui devozione è considerata – come insegna il Catechismo – un “prolungamento della vita liturgica della Chiesa”.

Così si spiega la fama delle urne dei santi, ma anche l’espressione di religiosità popolare intorno ad alcune loro parti del corpo o ad oggetti con cui siano stati a contatto.

Nota è la tomba di Pietro, il primo apostolo ad essere chiamato da Gesù, che si trova nelle Grotte Vaticane in corrispondenza dell’altare della Basilica di San Pietro. Da secoli è meta di copiosi pellegrinaggi.

Non tutti sanno, però, che una parte del corpo dell’Apostolo Pietro è conservata altrove, precisamente nella Basilica di San Giovanni in Laterano, insieme a un’uguale reliquia di San Paolo. Si tratta delle loro teste.

Mettendo insieme le testimonianze storiche e i racconti popolari, si ricava il percorso che portò le teste di Pietro e Paolo nella cattedrale della diocesi di Roma.

L’Apostolo di Tarso fu fatto imprigionare dagli ebrei a Gerusalemme. In quanto cittadino romano, aveva però il diritto di potersi appellare direttamente all’Imperatore ed essere giudicato nella capitale dell’Impero. Così fece e fu condotto a Roma, dove proseguì la sua opera evangelizzatrice malgrado fosse costretto agli arresti domiciliari. Tra il 64 e il 67 fu ucciso, sotto Nerone.

L’assassinio si consumò sulla Via Ostiense per decapitazione. Si narra che la sua testa, rimbalzata per tre volte dopo essersi staccata dal corpo, fece scaturire miracolosamente tre sorgenti d’acqua. Il capo, separato dunque dal resto del corpo, fu ritrovato in un momento successivo.

Se la tomba dell’Apostolo è oggi venerata all’interno della Basilica a lui dedicata, il capo fu invece portato a San Giovanni in Laterano, dove fu ricongiunto con quello di San Pietro. Entrambi i seguaci di Cristo furono uccisi – indica il Martirologio Romano – lo stesso giorno. Celebre l’immagine di San Pietro crocifisso con il capo verso terra.

Correva l’anno 1369, precisamente il 16 aprile secondo alcune fonti, quando Papa Urbano V fece traslare le teste dei Santi Pietro e Paolo all’interno della Basilica considerata mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo.

Il Pontefice, per meglio onorare le due preziose reliquie, fece costruire due busti in argento dorato adornati di gemme, capolavori di oreficeria, eseguiti da Giovanni Bartoli da Siena.

Il reliquiario fu posto in cima al baldacchino che sovrasta l’altare papale della Basilica (il ciborio). Meno di un secolo dopo, nel 1438, fu tuttavia trafugato.

Le perle furono rubate in una notte d’aprile, creando sbigottimento in tutta Roma. Furono ritrovate giorni dopo, in vendita su un banco del mercato di Campo de’ Fiori. Gli autori del furto furono pesantemente puniti e la refurtiva fu rimessa al proprio posto, nell’estate successiva, a compimento di una processione guidata dal Papa, che allora era Eugenio IV.

Ironia del destino, proprio un suo successore, secoli dopo, sarebbe stato l’artefice obbligato della fine del reliquiario in questione. Alla fine del ‘700 Roma fu invasa dalle truppe francesi. Dopo l’occupazione militare, la tracotanza napoleonica si riversò sul versante della diplomazia.

Il 19 febbraio 1797 Francia e Stato Pontificio sottoscrissero quello che è ricordato come il trattato di Tolentino, con cui Napoleone di fatto impose la cessione alla Francia dei territori pontifici a nord di Ancona e un’indennità di guerra di circa 36 milioni di lire, cifra spropositata per l’epoca.

Per corrisponderla ai francesi, Papa Pio VI fu costretto a far cassa persino sacrificando oggetti dall’alto valore spirituale. È il caso del reliquiario dei Santi Pietro e Paolo, che furono fatti fondere per ricavare oro.

Qualche anno dopo, con Pio VII salito sul soglio pontificio, venne fatta realizzare una copia a Giuseppe Valadier, finanziata dalla duchessa Maria Emanuela Pignatelli. Il 3 luglio 1804, fatta la ricognizione canonica delle reliquie nella Cappella Corsini, il Santo Padre collocò il reliquiario nel ciborio da cui erano stati tolti.

Ancora oggi è possibile ammirarlo, all’interno di San Giovanni in Laterano, volgendo lo sguardo all’insù. Proprio come fecero i due Apostoli, in un gesto che rivoluzionò le loro vite e quelle di milioni di uomini nel corso della storia.

About Federico Cenci

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione