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Vespri all’inizio dell’Ottavario di Preghiera per l’unità dei cristiani - Foto © Servizio Fotografico - Vatican Media

La veglia ecumenica diocesana il 22 nella parrocchia di Gesù di Nazareth nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Comunicato Stampa del Vicariato di Roma

Iniziato sabato, l’ottavario si concluderà come tradizione con i vespri presieduti dal Santo Padre nella basilica di San Paolo fuori le Mura, il 25 gennaio alle ore 17.30. A livello diocesano, tra i tanti appuntamenti, centrale sarà la veglia presieduta dal cardinale vicario ANGELO DE DONATIS, a cui parteciperanno i rappresentanti delle comunità ecclesiali non cattoliche

Il versetto degli Atti degli Apostoli “Ci trattarono con gentilezza” (Atti 28, 2) è il filo conduttore alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2020, dal 18 al 25 gennaio. A chiudere le celebrazioni sarà PAPA FRANCESCO, che presiederà i vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura sabato 25 alle ore 17.30; parteciperà anche il cardinale vicario ANGELO DE DONATIS.

Momento centrale della Settimana a livello diocesano, sarà la veglia ecumenica di mercoledì 22 gennaio alle ore 18.30, guidata dal cardinale vicario nella parrocchia di Gesù di Nazareth (via Iginio Giordani, 5; quartiere Collatino), a cui prenderanno parte i rappresentanti delle comunità ecclesiali non cattoliche presenti a Roma: anglicani, evangelici, ortodossi e appartenenti alle antiche Chiese orientali.

«È una storia di divina provvidenza e al tempo stesso di umana accoglienza quella che ci propongono le Chiese cristiane di Malta e Gozo, che hanno preparato il materiale della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno – afferma monsignor MARCO GNAVI, incaricato diocesano per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti –; proprio in un momento storico in cui il “Mare Nostrum” è associato a paura e distanza, mentre è luogo e culla di incontro tra le culture e i popoli, ci vengono ricordati l’atteggiamento della ospitalità e della filantropia. Il naufragio di Paolo a Malta e l’accoglienza ricevuta sono la narrazione non solo di un pericolo superato ma di una prospettiva che si aprì al dono vicendevole nella salvezza di tutti, dell’incontro felice con gli abitanti dell’isola, durante il quale avvennero anche molte guarigioni. La preghiera per l’unità guarisce noi dalla paura dell’altro e ci aiuta a incontrarlo alla luce del Vangelo, con tutta la sua dignità e il suo desiderio di vita».

La parrocchia in cui si terrà la veglia diocesana ha avuto come primo parroco don ANDREA SANTORO, il sacerdote fidei donum ucciso a Trabzon in Turchia il 5 febbraio del 2006. «La comunità di Gesù di Nazareth – prosegue monsignor GNAVI – è segnata dall’apertura di orizzonti di questo sacerdote romano, che a partire dall’amore per la Scrittura ha riscoperto l’amore per l’altro, servendo una piccola comunità nel cuore dell’Anatolia, vivendo il martirio come testimonianza. La sua fu una scelta di vita certamente esposta al rischio ma appassionata della trasmissione del Vangelo, entusiasta per l’incontro con il mondo che lo circondava, a maggioranza islamica, ma pure con la Chiesa assira, la Chiesa siro-ortodossa, le rifugiate armene e georgiane. È stato lievito di umanità e di Vangelo richiamando anche tanti fedeli cattolici che aveva lasciato a Roma all’universalità del messaggio».

Durante la Settimana di preghiera saranno tante le realtà ecclesiali che daranno vita a iniziative volte alla sensibilizzazione sui temi dell’ecumenismo e del dialogo. Fra gli altri, si segnala il Centro eucaristico ecumenico di Santa Maria in via Lata, in collaborazione con il Centro di cultura mariana, che organizza nella basilica di via del Corso 306 alcune Messe nei riti cattolici orientali con la partecipazione dei Collegi pontifici di Roma, ogni sera della Settimana alle ore 20.

Inoltre, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, saranno promossi incontri di approfondimento e momenti di preghiera in diverse parrocchie della diocesi, a cominciare dalla basilica di Santa Maria in Trastevere (piazza omonima), dove ogni sera della Settimana si pregherà in particolare per l’unità dei cristiani. Oggi (lunedì 20) nella parrocchia di San Giuseppe a Via Nomentana (via Francesco Redi 1), alle ore 19 interverrà il rev. padre IOAN FLOREA della Chiesa ortodossa romena; sempre questa sera, a San Romano Martire, (largo Antonio Beltramelli), alle ore 19 ci saranno il pastore MICHAEL JONAS della Chiesa evangelica luterana tedesca e RENATA TRIFKOVIC, serba croata ortodossa del Centro Aletti; mentre nella chiesa di Santa Maria delle Grazie (piazza omonima), alle 19.30, il rev. padre VLADIMIR LAIBA della Chiesa greco bizantina del patriarcato di Costantinopoli e la pastora MIRELLA MANOCCHIO della Chiesa Metodista.

Ancora, giovedì 23 a Santa Maria Madre del Redentore (via Monte Ruggero 63), alle ore 18.30 parlerà il rev. padre HORIA GRĂDINARU della Chiesa ortodossa romena; il pastore MARCO FORNERONE della Chiesa Valdese sarà invece alla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo (via Gallia 162), sempre giovedì ma alle ore 19. In occasione della Settimana di preghiera, inoltre, le reliquie san Timoteo, “figlio prediletto” dell’Apostolo delle Genti, sono state traslate da Termoli (Campobasso) a Roma. L’urna contenente il corpo del santo è stata collocata sull’altare della Confessione della basilica di San Paolo fuori le Mura, dove resterà esposta alla venerazione dei fedeli nel corso di tutto l’ottavario di preghiera, fino a sabato 25 gennaio quando il Santo Padre presiederà i Vespri solenni.

«Viviamo questo evento straordinario – dichiara il vescovo di Termoli-Larino GIANFRANCO DE LUCA – con grande gioia e profonda gratitudine al Signore ma anche con un senso forte di responsabilità in una circostanza che interpella prima di tutto la nostra esistenza cristiana a livello personale e comunitario. Il fatto che Timoteo sia riferimento per i fratelli delle chiese orientali ci apre a una vocazione specifica e speciale all’ecumenismo come un desiderio di incontrare ogni persona e di comunicare a quella persona l’amore e la prossimità di Dio e di poter imparare a fare un tratto di cammino con ciascuno».

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