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The Seven Acts of Mercy

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La misericordia come gesto poetico

Nei versi di Wojtyla, Luzi e Marcucci Pinoli tre diverse interpretazioni del sentimento cardine della verità biblica

Se la religione e le arti aspirano a nobilitare l’esistenza dell’uomo, sottraendolo al dominio degli impulsi primari per proiettarlo verso una superiore dimensione spirituale, allora la misericordia è un gesto poetico.

L’intelletto elabora gli elementi forniti dai sensi; la poesia elabora i contenuti prodotti dalle emozioni; la religione punta alla conoscenza ultima al di là delle impressioni sensoriali. In questa sequenza si può scorgere una sorta di “gerarchia” del potenziale evolutivo dell’uomo.

Un concetto, quest’ultimo, che possiamo, in qualche misura, ritrovare nelle parole del cardinale Walter Kasper, quando afferma che “il Vangelo della misericordia è la sorgente di tutte le dottrine esistenti nella Chiesa. Dottrine che sono vere, e che spesso si definiscono infallibili, ma che devono essere interpretate appunto nella prospettiva della misericordia. Il papa parla della ‘gerarchia delle verità’, e dice che il cardine della verità biblica è la carità di Dio. E dunque la misericordia costituisce l’ermeneutica delle altre verità e degli stessi comandamenti” (Testimone della Misericordia – Il mio viaggio con Francesco, 2015, Ed. Garzanti).

Riflettendo su questi contenuti, ci è sovvenuta, in apertura, l’immagine della misericordia come “gesto poetico”. Perché l’arte e la poesia sono gli strumenti attraverso i quali esprimiamo l’anelito per qualcosa che ci trascende, gli antidoti contro le contraddizioni del pensiero razionale, il riparo contro le vicissitudini della vita. Sono, in ultima analisi, il mezzo di congiunzione tra l’umano e il divino. Non a caso il linguaggio poetico appartiene alla sfera contemplativa di molti santi.

Lo stesso San Giovanni Paolo II pose al centro del suo insegnamento il tema della misericordia, promulgando nel 1980 l’Enciclica Dives in Misericordia, istituendo la Festa della Divina Misericordia (Domenica in albis, che si celebra la prima domenica dopo Pasqua) e proclamando la canonizzazione di suor Faustina Kowalska, venerata in tutto il mondo come l’Apostola della Divina Misericordia.

Del Papa Santo pubblichiamo una bellissima poesia, intitolata Il negro, che sembra anticipare il drammatico fenomeno delle migrazioni che affligge il nostro tempo e ne denuncia i travagli, facendo emergere manifestazioni di misericordioso altruismo accanto ad episodi di desolante aberrazione.

Come osserva il poeta e critico letterario Boleslaw Taborski, nella poetica di Wojtyla si riscontra “un flusso dal particolare all’universale”. Una poesia rivolta a Dio, anche se il poeta fa un uso limitato di termini religiosi. “Una poesia che tocca i problemi della vita e dell’esperienza interiore ed esprime le emozioni e i pensieri dell’autore con un preciso interesse per i problemi dell’uomo moderno”.

 

IL NEGRO

 

di Karol Wojtyla

 

Sei tu, Mio Diletto Fratello, sento in te un immenso continente,

dove i fiumi di colpo s’arrestano… e dove il sole cuoce tutto l’essere,

come un crogiuolo

la ganga del ferro –

in te sento il mio stesso pensiero:

ha vie diverse, il pensiero, ma con la stessa bilancia divide la verità

dall’errore.

Ecco allora la gioia di misurare con la stessa bilancia i pensieri

che brillano in modo diverso nei tuoi occhi e nei miei pur avendo

un’identica essenza.

 

***

 

Riprendiamo un altro brano dal succitato libro di Kasper, dove il cardinale spiega la centralità della misericordia nella teologia di Papa Francesco, collegandola alla necessità di un ritorno alla fonte evangelica: “Francesco ha avuto la genialità di capire l’immenso bisogno di misericordia e di amore che percorre la notte dell’uomo e della donna contemporanei. Una misericordia che ai suoi occhi deve costituire il nuovo volto della Chiesa ‘ospedale da campo’ nel panorama tragico della modernità. Credo che tutti sperimentiamo ogni giorno il bisogno della misericordia di Dio e la nostalgia di farci ‘prossimi’ misericordiosi gli uni degli altri”.

Queste parole trovano una toccante trasposizione sul piano letterario in un’intensa poesia a firma di Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli intitolata La mia mano con l’obolo. La poesia è compresa nella raccolta poetica Fioretti Giubilari che, il 21 giugno 2000, venne donata al Santo Padre Giovanni Paolo II nel corso di un’Udienza Pontificia in San Pietro, rinnovando un’antica tradizione dell’Anno Santo.

 

LA MIA MANO CON L’OBOLO

 

di Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli

 

Quante sofferenze ed ingiustizie

nel mondo, mio Signore!

Ogni volta che la mia mano,

con l’obolo,

ha sfiorato quella di un mendico,

mi sono vergognato.

Ogni volta che i miei occhi

hanno incrociato quelli,

terrorizzati, di chi ha perso tutto,

mi sono vergognato.

Ogni volta che le mie orecchie

hanno sentito i lamenti

strazianti dei feriti,

mi sono vergognato.

Ogni volta che il mio cuore

ha trepidato per le sofferenze delle persone

malate, abbandonate, seviziate, moribonde,

mi sono vergognato.

Ogni volta che la mia mente

ha percepito l’indifferenza

e l’egoismo di chi ha tutto,

mi sono vergognato.

Cosa ho fatto io… per meritarmi

tanta fortuna, mio Signore?

 

***

 

Concludiamo questa breve sequenza di “poesie della misericordia” con il brano di Mario Luzi A che pagina della storia, tratto dalla raccolta Al fuoco della controversia (Ed. Garzanti, 1978). In questa poesia il dramma del nostro tempo è messo a confronto con la presenza metafisica di Dio quale si manifesta nei segni della storia. Quanto dolore è ancora necessario – si chiede il poeta – prima che la promessa possa avverarsi? Una domanda che trova risposta sul piano della fede attraverso l’intuizione della presenza di Cristo tra i poveri e gli oppressi…

 

A CHE PAGINA DELLA STORIA

 

di Mario Luzi

 

A che pagina della storia, a che limite della sofferenza –

mi chiedo bruscamente, mi chiedo

di quel suo “ancora un poco

e di nuovo mi vedrete” detto mite, detto terribilmente

e lui forse è là, fermo nel nocciolo dei tempi,

là nel suo esercito di poveri

acquartierato nel protervo campo

in variabili uniformi: uno e incalcolabile

come il numero delle cellule. Delle cellule e delle rondini.

 

***

 

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