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La formazione della coscienza tra diritti e doveri

Una riflessione sul messaggio del cardinale Parolin al Centro Studi Livantino, alla luce delle parole di Romano Guardini

L’obiezione di coscienza evidenzia la tensione tra libertà individuale e legge, spesso vista non nel senso di una opposizione polare (cfr. Romano Guardini, L’opposizione polare. Saggio per una filosofia del concreto vivente) ma come una contraddizione. In quest’ultimo caso le posizioni si polarizzano e così l’assolutizzazione di un estremo fa cadere nell’estremo opposto. Ecco come la continua rivendicazione dei diritti personali a scapito dei doveri conduce per reazione a una “coscienza senza diritti”. Rinviando al Catechismo della Chiesa Cattolica e al magistero di Giovanni Paolo II, il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in un recente messaggio ha offerto punti di riferimento e riflessione circa tale questione tanto importante quanto delicata.

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L’obiezione di coscienza non è solo una delle molte frontiere lungo le quali si decide il confronto tra una visione strutturata e valoriale della persona umana ed una visione molto più fluida, se non addirittura “liquida” (per riprendere l’aggettivo che Zygmunt Baumann ha applicato alla società contemporanea), di un uomo disancorato da solidi punti di riferimento, secondo una malintesa idea di libertà. L’obiezione di coscienza è anche il luogo dove si misura il fondamento della dignità umana e dove, al tempo stesso ed in negativo, si manifestano le contraddizioni conseguenti ad una incontrollata proliferazione dei diritti, spesso avvenuta trascurando i corrispondenti doveri ed il fondamento degli uni e degli altri, che la Chiesa ravvisa nella dignità dell’essere umano in quanto creato da Dio.

Sintomatica di questa contraddizione è la domanda, non solo provocatoria, proposta dal vostro Centro Studi: Coscienza senza diritti? Sarebbe invero strano, per non dire paradossale, che in un tempo in cui la volontà umana si arroga il “diritto di creare diritti” – abbattendo l’uno dietro l’altro i limiti che la natura, l’etica, la religione, e la stessa cultura umanistica hanno finora indicato – in questo stesso tempo l’uomo venga ferito anche nell’intimo della coscienza. E’ noto infatti che l’insegnamento cattolico valorizza in modo particolare il giudizio della coscienza indicando in essa “il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria” (Concilio Vaticano II, Cost Pastorale Gaudium et Spes, 16); ma anche in una prospettiva solamente filosofico-morale la coscienza riveste un ruolo decisivo quanto luogo centrale di esercizio della libertà umana, quale applicazione all’ambito etico della funzione generale della capacità umana di conoscenza. Essa è l’istanza in fondo, dove l’uomo discerne il bene dal male e si determina all’azione di conseguenza.

D’altro canto si deve considerare che, come è stato più volte evidenziato, il vero problema posto dall’obiezione di coscienza non è solo quello della sua affermazione, ma anche quello della sua limitazione, al fine di evitare che una indiscriminata affermazione del diritto di obiezione comporti un’anarchia di fatto ed una arbitraria sottrazione agli obblighi di legge. Il tema reale ed è giusto porlo, proprio al fine di evitare che l’incapacità di affrontarlo conduca ad un rifiuto aprioristico di qualunque obiezione anche in casi, come quello che il Convegno si propone specificamente di affrontare, in cui la scelta di coscienza implica profonde convinzioni di natura etica e/o religiosa di cui l’ordinamento giuridico non può disinteressarsi.

Sono questi i casi in cui si avverte concretamente come la tutela della coscienza postuli due preliminari azioni di fondo, tra loro convergenti ed interdipendenti. Da un lato è necessario recuperare una visione integrale dell’uomo e della sua dimensione trascendente, senza le quali non è possibile operare un bilanciamento di interessi che ne rispetti e garantisca la libertà, nonché evitare il pendio lungo il quale la coscienza perde le caratteristiche di pungolo e stimolo che le sono proprie, fino a diventare una coscienza “isolata”, come denuncia Papa Francesco (cfr Esortazione ap. Evangeli Gaudium, nn 1,8 e 282), chiusa nei propri interessi e dove non v’è spazio né per l’Altro né per gli altri.

Da un altro lato, è necessario che la difesa della coscienza passi attraverso la promozione di una sua corretta formazione. “Una coscienza ben formata infatti è retta e veritiera” (CCC n. 1783) e solo così, attraverso questo costante ed impegnativo lavoro di formazione, la coscienza diventa sacrario, momento di dialogo e confronto, evitando la comoda deriva di un pericoloso “isolamento” e di una confusione con l’arbitrio individuale.

Sotto tale profilo ritengo prezioso ricordare quanto affermato da San Giovanni Paolo II nel messaggio inviato in occasione della Giornata Mondiale della Pace del 1991 ed intitolato: “Se vuoi la pace, rispetta la coscienza di ogni uomo“. In quell’occasione il Santo Padre, oltre a riconoscere il ruolo fondamentale della famiglia e della scuola nell’ambito della formazione della coscienza, affermò al tempo stesso che “ogni individuo ha il grave dovere di formare la propria coscienza alla luce della verità obiettiva, la quale va perseguita appassionatamente e vissuta al meglio delle proprie capacità. Questa sincera ricerca della verità porta non solo a rispettare la ricerca degli altri, ma anche al desiderio di ricercare insieme“.

Queste parole mi sembrano costituire un auspicio anche per i lavori del convegno affinché possa esprimersi durante e per mezzo di essi i desideri di questa comune ricerca; una ricerca appassionata e “vissuta al meglio delle proprie capacità”, come quella che ha caratterizzato la professione e più in generale la vita del servo di Dio Rosario Livatino e la cui generosa e coraggiosa condotta desidero indicare come esempio.

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Per un approfondimento importante è lo scritto di Romano Guardini sulla coscienza disponibile in http://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/romano-guardini-e-la-coscienza.html

 

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