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“L’ascesa del terrorismo islamico? Anche colpa dell’ambiguità occidentale…”

Alberto Negri, corrispondente di lungo corso dal Medio Oriente, torna sulle stragi di Parigi e ritiene che l’unico modo per distruggere l’Isis sia ridisegnare il quadro d’alleanze internazionali

Le strade di Parigi, ancora bagnate dal sangue degli innocenti uccisi venerdì scorso, continuano ad essere irrorate dalle lacrime del mondo intero. Le stragi che hanno colpito la capitale francese hanno scosso gli animi. Ma hanno anche sollevato perplessità sull’efficacia dei deterrenti adottati finora dai Paesi occidentali per neutralizzare il terrorismo, nonché sulle intricate relazioni diplomatiche che svelano insospettabili sostegni nei confronti del Califfato.

Alberto Negri, giornalista del Sole 24 Ore con una lunga esperienza come corrispondente dal Medio Oriente, non esita a definire le stragi di Parigi “la risacca” dei conflitti in Siria e in Iraq, conditi da “tradimenti e opportunismi da parte dei suoi protagonisti”. Intervistato da ZENIT, Negri individua nel presidente turco Tayyp Erdogan il “prìncipe dell’ambiguità” nei confronti dell’Isis. Un prìncipe circondato però da una fedele corte di Stati occidentali.

Riavvolgendo il nastro della recente storia dell’Isis, Negri ricorda come nel 2011 “migliaia di jihadisti siano stati fatta passare per la Turchia per andare a combattere in Siria contro Assad”. Secondo il corrispondente dal Medio Oriente, Erdogan si è sempre servito dell’Isis per due obiettivi: “rovesciare il regime siriano” riempiendo poi il vuoto di potere lasciato a Damasco ed “impedire ai curdi di costituire una regione indipendente ai confini del Kurdistan iracheno”.

Un’operazione, questa, avvenuta con il beneplacito “non solo degli Stati Uniti, ma anche della stessa Francia”. E mentre questi fanatici della morte infestavano la Siria, i media occidentali – rammenta Negri – “spesso e volentieri dipingevano l’opposizione ad Assad come una forza moderata, che in realtà è sempre stata inesistente”.

Pertanto se la bandiera nera dell’Isis è riuscita a piantarsi anche nel cuore dell’Europa attraverso devastanti attentati, la causa è da ricercare – osserva Negri – anche “nella complicità occidentale”. E nel ruolo giocato dall’Arabia Saudita, che in questi anni dalla Francia non ha ricevuto condanne per il suo sostegno a chi oggi ha colpito Parigi, bensì “aerei e centrali nucleari”. L’inviato del Sole 24 Ore definisce la guerra in Siria “un conflitto per procura all’Iran sciita promosso dalle potenze occidentali e dalle monarchie sunnite del Golfo persico”.

A tal proposito, l’analisi di Negri è molto precisa. Egli ricorda che “la svolta sono stati i negoziati sul nucleare con Teheran, che hanno alimentato ancora di più le preoccupazioni delle monarchie del Golfo per l’influenza iraniana”. Secondo il cronista, “più si avvicinava un accordo e maggiori diventavano le offensive dell’Isis”. Gli Usa, intanto, mettevano in piedi una coalizione internazionale per combattere i terroristi, “che tuttavia si rivelava inefficace”. La cruda tesi di Negri è che “il Califfato faceva comodo come mezzo di pressione per convincere Teheran ad arrivare a un accordo”.

Un costume, quello tutto a stelle e strisce di finanziare il terrorismo islamico per proprio tornaconto, che ha radici antiche. Negri ricorda che “sono trent’anni che siamo ostaggio dei jihadisti, da quando gli Stati Uniti decisero di usare i Talebani contro l’Unione Sovietica in Afghanistan”.

Ma il sangue versato a Parigi servirà a metter fine a queste ambiguità? A parere di Negri, la risposta risiede nelle azioni che verranno intraprese nel breve periodo. “Se la reazione si esaurirà con dei raid aerei, come ha iniziato a fare la Francia, significa che non si vorrà andare oltre una mera spedizione punitiva contro l’Isis”, spiega. “Se invece – prosegue – si vuole davvero abbattere il Califfato, bisogna impegnarsi a formare una coalizione internazionale di carattere militare, con truppe di terra, che possano sostenere chi contro il Califfato sta combattendo già…”.

Negri si riferisce ai Pasdaran iraniani, agli Hezbollah libanesi, ai Peshmerga curdi, all’esercito siriano e anche alla Russia. Formare una coalizione con questi attori, tuttavia, significherebbe per gli occidentali ridisegnare il proprio quadro d’alleanze. “Le monarchie del Golfo hanno delle importanti leve finanziarie sul mondo occidentale, che vanno dagli investimenti alle armi, passando per il petrolio”, rileva Negri. Che aggiunge: “È dunque indispensabile revisionare certi rapporti per scoraggiare i Paesi del Golfo dal finanziare i gruppi radicali islamici”. Questa la via da seguire, se oltre a esprimere solidarietà e ad esporre bandiere a mezz’asta, si vuole davvero stroncare alla fonte il terrorismo islamico.

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