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Foto: Conferenza Episcopale Italiana

Italia. Bagnasco invoca politiche per sostenere la natalità

Aperta dal presidente Cei la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente. Famiglia, lavoro, giovani e fine vita i temi trattati

“La bellezza e la necessità della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, non verranno mai meno, anche se un certo pensiero unico continua a denigrare l’istituto familiare e a promuovere altri tipi di unione, che non sono paragonabili”. Torna a denunciare la “costante e crescente” azione di discredito dell’istituto familiare il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. L’occasione – come riferisce l’Osservatore Romano – è la prolusione con cui, nel pomeriggio di oggi, 20 marzo 2017, si è aperta a Roma la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente.

Famiglia, giovani e lavoro sono le questioni che il presidente Cei ha individuato come prioritarie per il Paese. “Non rinunciamo a riconoscere nella politica — ha detto il porporato — una forma alta di carità, cioè di servizio al popolo, attenta ad affrontare questioni quali il lavoro, la famiglia, i giovani, l’inverno demografico. C’è bisogno di politica autentica, di pace istituzionale, ed è qualunquista ghigliottinare lo Stato”.

Bagnasco ha poi posto l’accento sulla denatalità, considerando il dati che attestano il nuovo record negativo di 474mila nascite nel 2016. Egli ha invocato una politica che incoraggi e sostenga la natalità. “Siamo sempre più siamo convinti che, oltre al lavoro, sia urgente incidere su una fiscalità più umana, e chiediamo di giungere al cosiddetto ‘fattore famiglia’ che le associazioni, a partire dal Forum delle famiglie, propongono da anni”, ha aggiunto.

L’attenzione del presidente Cei è andata anche sulla legge sul fine vita, in esame del Parlamento italiano, definita “lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato”. In questo senso, “la morte non deve essere dilazionata tramite l’accanimento, ma neppure anticipata con l’eutanasia: il malato deve essere accompagnato con le cure, la costante vicinanza e l’amore”.

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