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Peshmerga throw away the ISIS flag and hang up the Kurdish flag

Peshmerga throw away the ISIS flag and hang up the Kurdish flag - flickr

Iraq, avviata offensiva per liberare Mosul dall’Isis

L’annuncio in tv del primo ministro al-Abadi. Alle operazioni, sostenute dagli Usa, partecipano miliziani sciiti e peshmerga curdi. Paura per i civili usati come scudi umani. Anche in Siria si combatte contro il Califfato

È in corso, in Iraq, una massiccia offensiva contro il sedicente Stato Islamico per liberare Mosul dalle mani dei miliziani. È stato il primo ministro iracheno Haidar al Abadi ad annunciare l’inizio delle operazioni in un discorso televisivo nella notte alla nazione. Il premier ha anche sottolineato che all’offensiva partecipano i miliziani sciiti e i peshmerga curdi, concentrati nella cittadina di Qayyara; essa riceve poi il sostegno della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.

Si tratta, dunque, della più vasta azione militare in Iraq. Se si concluderà con un successo, sarà il colpo più duro finora inflitto all’Isis che ha fatto della città, la seconda del Paese, la sua roccaforte dal giugno 2014 insieme a Raqqa, in Siria.

Mosul conta ancora poco meno di due milioni di abitanti; negli ultimi cinque mesi era stata circondata a nord dai peshmerga curdi, che hanno strappato sette villaggi dal controllo dei jihadisti, e a sud ed est dall’esercito iracheno che è riuscito in poco tempo ad abbattere la prima linea difensiva avanzando da Baashiqa.

All’operazione partecipano circa 30mila uomini di almeno sei brigate governative e un centinaio di addestratori occidentali delle forze speciali che dovranno aiutare gli iracheni a vincere le difese dell’Isis. A una cinquantina di chilometri dal centro della città sono posizionati anche 400 militari italiani a guardia delle diga strategica sul Tigri.

I jihadisti – che, secondo le stime americane, sono ancora 5mila in città – hanno circondato il perimetro esterno di Mosul, a circa 10 km dal centro, con trincee piene di petrolio; ieri hanno cominciato a incendiarle per creare una coltre di fumo e ostacolare i raid dell’aviazione irachena e della coalizione.

Sempre secondo gli Usa, i miliziani tengono i civili come ostaggi e scudi umani. Si rischia infatti una catastrofe umanitaria; l’Onu afferma infatti che fino a un milione di persone potrebbero essere costrette ad abbandonare le loro case, andando ad aggiungersi agli oltre tre milioni di sfollati già accalcati nei Campi.

Intanto anche in Siria si combatte contro gli uomini del Califfato. Da ieri le milizie antigovernative del cosiddetto ‘Esercito siriano libero’ stanno portando avanti operazioni contro l’Isis, riuscendo a riconquistare le città di Dabiq e Sauran, a nord di Aleppo. Prosegue poi il lavoro diplomatico per un “cessate il fuoco”, nonostante la distanza di posizioni tra Russia e Stati Uniti.

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