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“Inclusione, non individualismo”: la ricetta del Papa per uno “sviluppo integrale”

Francesco ricorda il 50esimo anniversario dell’enciclica “Populorum progressio” di Paolo VI

“Solo la strada dell’integrazione tra i popoli consente all’umanità un futuro di pace e di speranza”. Papa Francesco traccia una linea di continuità con il suo predecessore Paolo VI, che cinquant’anni fa scriveva l’enciclica Populorum progressio, con la quale venne precisato – sottolinea Bergoglio – il significato di “sviluppo integrale”.

Ed è proprio il concetto di integrazione che Francesco vuole sviscerare nel discorso pronunciato ai partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ricevuti oggi, 4 aprile 2017, in occasione dell’anniversario dell’enciclica montiniana.

“Si tratta di integrare i diversi popoli della terra”, sottolinea il Papa, spiegando che “il dovere di solidarietà” impone la ricerca di “giuste modalità di condivisione” per non creare diseguaglianze. “Solo la strada dell’integrazione tra i popoli consente all’umanità un futuro di pace e di speranza”, afferma il Pontefice.

“Si tratta – prosegue – di offrire modelli praticabili di integrazione sociale”. Qui si fa largo “il principio della sussidiarietà”, che garantisce “la necessità dell’apporto di tutti, sia come singoli che come gruppi”.

Ma nello sviluppo vanno integrati – aggiunge Francesco – tutti i diversi elementi “che lo rendono veramente tale”: l’economia, la finanza, il lavoro, la cultura, la vita familiare, la religione. Secondo il Santo Padre, “nessuno di essi si può assolutizzare e nessuno di essi può essere escluso da una concezione di sviluppo umano integrale, che tenga cioè conto che la vita umana è come un’orchestra che suona bene se i diversi strumenti si accordano e seguono uno spartito condiviso da tutti”.

“Si tratta ancora – aggiunge – di integrare la dimensione individuale e quella comunitaria”. Il Papa riconosce che la nostra cultura occidentale “ha esaltato l’individuo fino a farne come un’isola, quasi che si possa essere felici da soli”. Ne sono derivate “visioni ideologiche e poteri politici” che “hanno schiacciato la persona, l’hanno massificata”, facendo così gli interessi di “poteri economici che vogliono sfruttare la globalizzazione, invece che favorire una maggiore condivisione tra gli uomini, semplicemente per imporre un mercato globale di cui sono essi stessi a dettare le regole e a trarre i profitti”.

Francesco rammenta invece che “l’io e la comunità non sono concorrenti tra loro, ma l’io può maturare solo in presenza di rapporti interpersonali autentici e la comunità è generatrice quando lo sono tutti e singolarmente i suoi componenti”. Discorso che vale “ancor più” per la famiglia, “prima cellula della società e in cui si apprende il vivere insieme”.

Infine il Pontefice si sofferma sull’integrazione tra corpo e anima. Citando Paolo VI, egli ricorda che lo sviluppo non è solo crescita economica e beni materiali. “Integrare corpo e anima significa pure che nessuna opera di sviluppo potrà raggiungere veramente il suo scopo se non rispetta quel luogo in cui Dio è presente a noi e parla al nostro cuore”, afferma Francesco.

Il quale rileva che “Dio si è fatto conoscere pienamente in Gesù Cristo: in Lui Dio e l’uomo non sono divisi e separati tra loro”. Ecco allora che con l’Incarnazione la vita umana diventa “una concreta via di salvezza”.

Ecco allora che “la manifestazione di Dio in Cristo”, compresi “i suoi gesti di guarigione, di liberazione, di riconciliazione che oggi siamo chiamati a riproporre ai tanti feriti sul ciglio della strada”, indica – prosegue il Papa – “la strada e la modalità del servizio che la Chiesa intende offrire al mondo: alla sua luce si può comprendere che cosa significhi uno sviluppo ‘integrale’, che non fa torto né a Dio né all’uomo, perché assume tutta la consistenza di entrambi”.

In questo senso – continua il Papa – “proprio il concetto di persona, nato e maturato nel cristianesimo, aiuta a perseguire uno sviluppo pienamente umano”. Del resto – “persona dice sempre relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione, la dignità unica e inviolabile e non lo sfruttamento, la libertà e non la costrizione”. Pertanto “la Chiesa non si stanca di offrire questa sapienza e la sua opera al mondo, nella consapevolezza che lo sviluppo integrale è la strada del bene che la famiglia umana è chiamata a percorrere”.

[a cura di Federico Cenci]

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