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Mgr. Shlemon Warduni - Auxiliary Bishop of the Patriarchate of Babylon

Zenit News Agency

“In Medio Oriente c’è l’Isis, in Occidente manca la fede…”

Così mons. Warduni, Vescovo ausiliare del Patriarcato di Babilonia, sugli effetti dell’allontanamento da Dio. Parla poi di una protesta della Chiesa irachena in vista del Natale per la legge sull’islamizzazione forzata

Nella città che si appresta ad ospitare la Gmg la prossima estate, in queste fredde giornate di fine novembre fa mostra di sé l’altra faccia dell’orbe cristiano. Non i volti sorridenti di giovani provenienti da ogni latitudine, ma i lividi scuri di quanti sono perseguitati a motivo della loro fede.

Organizzato dal Gruppo in Europarlamento dei Conservatori e Riformisti Europei, dalla sezione polacca di Aiuto alla Chiesa che Soffre e dalla Facoltà di Studi Internazionali e Politici dell’Università di Cracovia, si tiene oggi e domani, 28 novembre, il Convegno Europeo sulla Difesa dei Cristiani a Cracovia.

Difesa dei cristiani che è quanto mai urgente in un Paese come l’Iraq. A rappresentarlo, nel corso della conferenza, mons. Shlemon Warduni, Vescovo ausiliare del Patriarcato di Babilonia. L’antica località da cui prende il nome il Patriarcato, indica le radici profonde del cristianesimo in questa terra.

“L’apostolo Tommaso fondò in Mesopotamia la prima comunità cristiana – racconta con fierezza mons. Warduni -. La Chiesa in Iraq è tra le più antiche al mondo. Noi abbiamo avuto molte persecuzioni, da parte degli islamici e non solo. Ma oggi la situazione è estremamente preoccupante”. Riavvolge il nastro della recente storia, il Vescovo: “C’è stata prima, nel 1980, la guerra Iran-Iraq, poi ad inizio anni ’90 c’è stata l’occupazione americana a seguito dell’invasione dell’esercito iracheno del Kuwait. Poi, nel 2003, una nuova occupazione americana che ha distrutto il Paese. E ha creato il caos da cui è nato l’Isis”.

La situazione in Iraq è oggi segnata dalla “violenza dei fondamentalisti”, tale da creare un’inquietudine diffusa. “Quando usciamo di casa, non sappiamo se torneremo sani e salvi”, commenta a ZENIT mons. Warduni. Lui stesso, originario di una località a 18 chilometri da Mosul occupati dai terroristi, non sa più nulla della sua casa d’origine e di molti suoi compaesani.

Regna oggi un’anarchia nel Paese mediorientale, frastagliato tra identità tribali, religiose, militari e partitiche. “Così noi cristiani siamo costretti ad emigrare. E questa, l’emigrazione, è una grande malattia che sta deteriorando il corpo dell’Iraq”, riflette amaro il Vescovo.

Il quale guarda con preoccupazione il deteriorarsi del clima internazionale, con gli attacchi a Parigi e lo scontro diplomatico tra Russia e Turchia. Quest’ultimo avvenimento rischia di “far crescere l’odio tra le nazioni”. Mons. Warduni si sofferma quindi sulla Turchia, dove “in questi ultimi anni sembra prevalere sempre più il fanatismo”.

Bisogna far pressione a Paesi come la Turchia, secondo il rappresentante della Chiesa irachena, per colpire l’Iraq. “Con gente come i terroristi dell’Isis, che conoscono solo il linguaggio dell’odio e della morte, non si può discutere – l’analisi di mons. Warduni -. Indirettamente, però, è possibile farli ragionare: facendo pressione sui Paesi che li finanziano e che comprano da loro il petrolio a poco prezzo”.

Alla violenza efferata dell’Isis, si aggiunge poi la politica discriminatoria del Governo nei confronti dei cristiani. Una nuova legge (sulla Carta d’Identità Nazionale, ndr) prevede la conversione forzata dei bambini che hanno uno dei due genitori che diventa musulmano. “La nostra posizione è chiara – scandisce mons. Warduni – come ha detto il Patriarca Sako, se la situazione non cambia, siamo disposti a fare causa alle Nazioni Unite, perché questo va contro i diritti umani e anche contro la Costituzione irachena, la quale parla espressamente della libertà religiosa”.

Ora il Parlamento sembra aver aperto uno spiraglio per cambiare questa legge, tuttavia il testo è ora al vaglio di un organismo supremo dell’Islam, che dovrà esprimersi in merito. “Questo non è giusto”, secondo mons. Warduni, il quale afferma: “Allora perché non chiedere un parere anche alle altri componenti religiose del Paese, cristiani compresi?”.

La Chiesa dell’Iraq è pronta a un gesto dimostrativo forte . “Se non verrà cambiata la legge in questione, per noi il Natale prossimo (che i caldei celebrano come i latini, il 25 dicembre, ndr) non assumerà la dimensione di festa pubblica ma sarà soltanto spirituale”. Un gesto che deriva anche da un’esigenza pratica. “Vista la presenza di molti terroristi in giro, celebrare le Messe a mezzanotte può rappresentare un problema di sicurezza”.

Lo sguardo acuto di mons. Warduni si sposta poi sull’Occidente, laddove i problemi non mancano, sebbene la persecuzione sia meno tangibile. “Sono stato di recente in Svezia – racconta -. Stavo visitando una chiesa, quando ho incontrato un parroco, il quale mi ha detto: ‘Noi qui abbiamo tutto, abbiamo il benessere, ma ci manca la cosa più importante: la fede’”. Secondo il Vescovo, questa testimonianza dimostra che “il problema essenziale dell’uomo è l’allontanamento da Dio, perché quando ci si allontana da Lui si va incontro al fanatismo e si calpesta la dignità umana. Per questo rivolgo questo appello all’Europa e al mondo intero: Torniamo a Dio”.

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