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Il messaggio di padre Maria Eugenio di Gesù Bambino

Parla il vicepostulatore della causa di beatificazione

di Anita S. Bourdin

ROMA, mercoledì, 24 marzo 2010 (ZENIT.org).- La Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato di recente una nuova traduzione dell’opera “Je veux voir Dieu” (“Voglio vedere Dio”), di padre Maria Eugenio di Gesù Bambino, carmelitano scalzo e fondatore dell’Istituto Nostra Signora della Vita.

Padre Louis Menvielle, vicepostulatore della causa di beatificazione di padre Maria Eugenio, ha accettato di presentare l’autore e la sua opera ai lettori di ZENIT.

Chi è Padre Maria Eugenio di Gesù Bambino?

Padre Louis Menvielle: E’ un carmelitano scalzo francese della prima metà del XX secolo (1894-1967). Henri Grialou (il suo nome secolare) nasce in una modesta famiglia di minatori dell’Aveyron, nel centro della Francia. Attirato da Dio fin da piccolo, desidera essere sacerdote. Nel seminario minore scopre la piccola Teresa di Gesù Bambino. Siamo nel 1908, ha 13 anni: rimane toccato in modo determinante da questa amicizia sovrannaturale, che influirà sulla sua vita e sulla sua missione. Un padre carmelitano scriverà che egli è uno dei migliori specialisti della piccola Teresa.

Al seminario maggiore scopre san Giovanni della Croce e si sente fortemente colpito dal riformatore carmelitano spagnolo del XVI secolo: capisce di essere chiamato a camminare alla sua sequela e di somigliare a lui. Sul letto di morte confesserà: “In fondo all’anima, è con san Giovanni della Croce che io vivo”.

E’ così che egli entra al noviziato dei Carmelitani appena dopo la sua ordinazione sacerdotale, nel febbraio 1922.

Impara a conoscere Teresa d’Avila, la grande riformatrice del Carmelo, e trova in lei la madre degli spirituali, che descrive “ardente e luminosa (…), sublime ed equilibrata, anima regale, materna e divina, genio umano in ciò che ha più di concreto e di più universale” (“Voglio vedere Dio”, 443). Fin dal noviziato, egli fa delle elevate esperienze mistiche che segneranno tutta la sua vita.

1923, 1925, 1926, è il periodo della beatificazione e canonizzazione di Teresa di Lisieux, poi della proclamazione di Giovanni della Croce Dottore della Chiesa. Il nostro giovane carmelitano (28-31 anni) predica molto in diversi ambienti francesi e percepisce ovunque, in particolare nei laici, una sete spirituale che trova una risposta adeguata nell’insegnamento del Carmelo. Capisce allora che la sua missione è quella di “condurre le anime a Dio” e di formarle all’unione della contemplazione e dell’azione, mostrando loro il cammino dell’orazione e della vita nello Spirito.

1929. Alcune giovani donne che vogliono donarsi a Dio gli chiedono di guidarle. Esse realizzano a poco a poco il pensiero che lui aveva, di formare un gruppo dove si univano azione e contemplazione nel mondo, per portare Dio dove gli uomini non lo conoscono. La donazione del santuario di Notre-Dame de Vie, in Provenza (Venasque), gli consente di cominciare la sua opera. L’Istituto Nostra Signora della Vita è nato (1923).

1937: padre Maria Eugenio viene eletto Consigliere Generale dei Carmelitani a Roma e lo resterà per 17 anni. Alla morte del Padre Generale dirige l’Ordine per 18 mesi, fino al Capitolo del 1955. E’ durante questo periodo romano che Pio XII lo nomina Visitatore Apostolico delle Monache Carmelitane di Francia e gli chiede di unirle in federazione. Lavoratore infaticabile, trova anche il tempo di pubblicare in due tomi la sua opera maestra “Voglio vedere Dio” (1949-1951).

Nel 1955 rientra in Francia, dove potrà occuparsi più da vicino della sua fondazione, senza dimenticare la sua provincia carmelitana di Avignone, poiché sta esercitando il suo terzo mandato come provinciale dei Carmelitani quando muore, il 27 marzo 1967.

A quale tappa è giunta la causa di beatificazione?

Padre Louis Menvielle: La sua causa di beatificazione è aperta dal 1985 e le inchieste diocesane sulle virtù eroiche e sul miracolo attualmente sono in attesa di giudizio alla Congregazione per le Cause dei Santi a Roma. Le testimonianze rivelano che, nel mondo, coloro che lo scoprono trovano in lui un padre che si preoccupa di tutte le miserie che gli vengono presentate, e un maestro che fa entrare, con la fede, nel mistero di Dio, portando alla santità per mezzo di un cammino di orazione e di apostolato, sotto la guida dello Spirito Santo.

Nella Prefazione della traduzione italiana di “Voglio vedere Dio”, il Cardinale Cottier op, Pro-teologo emerito della Casa Pontificia, vede in lui un precursore del Concilio Vaticano II.

Prima di parlare di “Voglio vedere Dio”, finiamo di presentare l’autore. Che cosa è divenuto l’Istituto che fondato?

Padre Louis Menvielle: Di fatto, “Voglio vedere Dio” è nato dall’insegnamento che ha presieduto alla fondazione di Nostra Signora della Vita. Nell’Introduzione del libro, egli spiega come impartì questo insegnamento del Carmelo per molti anni a un gruppo di professori di scuola secondaria e dell’università. E’ alla fine di queste conferenze che le giovani donne, già menzionate in precedenza, gli parlarono della loro disponibilità a realizzare il pensiero che offriva loro.

“Notre-Dame de Vie” oggi è un istituto secolare, di diritto pontificio, composto da tre rami autonomi: sacerdoti diocesani e laici, uomini e donne. Ai 600 membri dell’Istituto, ripartiti nei diversi continenti, si aggiungono un centinaio di coppie. Oltre ai sacerdoti diocesani, alcuni sacerdoti incardinati nell’Istituto rispondono ai bisogni più immediati, ad esempio nello Studium di Notre-Dame de Vie, a Venasque, una struttura internazionale di formazione teologica, spirituale e sacerdotale che rilascia diplomi di licenza e di master (riconosciuti da Roma e corrispondenti agli accordi di Bologna).

Veniamo all’opera “Voglio vedere Dio”…

Padre Louis Menvielle: Condurre gli uomini a Dio, ecco lo scopo del libro. Il titolo lo esprime bene: Voglio vedere Dio.

Questo libro è innanzitutto il grido di Teresa d’Avila bambina, la quale spiegò ai suoi genitori perché voleva andare a farsi decapitare dai Mori: “Voglio vedere Dio, e per vederlo bisogna morire”. Questo grido è l’espressione della sete, cosciente o non, di tutte le donne e di tutti gli uomini creati da Dio. Notiamo che il Catechismo della Chiesa Cattolica inizia con un paragrafo sul desiderio di Dio e termina la parte morale con questo grido: “Voglio vedere Dio”.

Prima di vedere Dio, faccia a faccia in Cielo, si è chiamati ad incontrarlo fin da adesso nella fede. Vivendo del carisma del Carmelo e plasmato dal suo insegnamento, che ha assimilato grazie alla propria esperienza mistica, padre Maria Eugenio prende il lettore per mano dalle prime pagine del libro e lo conduce, attraverso i capitoli, sul cammino della crescita spirituale, che porta alla pienezza della nostra vocazione battesimale, ciò che si chiama “la santità”.

Un quadro generale, all’inizio dell’opera, indica bene la struttura della vita spirituale e la ripartizione dei capitoli del libro.

Le prime due parti caratterizzano i fondamenti della vita spirituale e descrivono le prime tappe che oltrepassano coloro che si mettono in cammino. Vi si scopre l’orazione, questo “scambio d’amore, dove ci si intrattiene spesso da soli con Dio, dal quale ci si sente amati” (Teresa d’Avila); si prende l’abitudine di ricercare questo Dio vivente, che chiama in segreto; si impara la fedeltà a Cristo.

Ci si prepara, così, alle ascesi seguenti, che sono un puro dono di Dio. Esse portano alla somiglianza d’amore con Cristo e alla disponibilità, sotto la mozione dello Spirito, per costruire la Chiesa con Lui: è il tema delle ultime tre parti. Segnalo in particolare la terza, che dà i principi essenziali di questa via “spirituale”, e la quinta, che descrive la pienezza dell’amore. “Voglio vedere Dio” descrive come si cresce nell’amore, come ci si abbandona all’azione dello Spirito, come ci si unisce all’azione e alla contemplazione, come si diviene apostolo della Chiesa.

A chi è indirizzata quest’opera?

Padre Louis Menvielle: Padre Maria Eugenio ha sempre voluto raggiungere tutto il mondo. Esclamò un giorno: “Persone che cercano Dio, sono ovunque. Ah, se potessi raggiungerle tutte e parlare loro dell’Amore infinito!”. “Voglio vedere Dio” è un mezzo per raggiungerle, per parlare loro dell’Amore infinito. Questo libro parla di Dio e di come incontrarlo per abbandonarsi alla sua azione trasformante. Da questo punto di vista, è accessibile a tutti. E’ un vademecum per il cammino verso la santità. Le testimonianze dei laici senza una formazione speciale, o di giovani in formazione spirituale o di formatori abbondano. Ognuno può trovare il nutrimento che ricerca nel pregare e partecipare alla missione della Chiesa.

Nella Prefazione, il Cardinale Cottier scrive che “Voglio vedere Dio” non è soltanto una “guida spirituale”, ma anche un “trattato teologico mistico”. In effetti, la competenza spirituale dell’autore, l’ampiezza e la precisione del soggetto ne fanno anche un’opera di riferimento insostituibile in teologia spirituale. Dei professori lo utilizzano per i loro corsi, gli studenti lo prendono come base per i lavori di tesi. Ma i sapienti siano attenti: in questo libro i principi sono al servizio della vita. La parola “pratico” compare 223 volte. E’ questa la priorità di padre Maria Eugenio: l’insegnamento più rigoroso deve portare alla realizzazione concreta della crescita verso la santità.

Perché fare una nuova traduzione italiana?

Padre Louis Menvielle: La prima edizione francese (1949-1951) era in due volumi: Je veux voir Dieu e Je suis fille de l’Eglise. Padre Maria Eugenio si è subito reso conto che la presentazione della crescita spirituale è un tutto che non può essere diviso in due opere separate. Ha quindi riunito i due tomi in un solo volume con il titolo generale “Voglio vedere Dio”. Una prima traduzione era stata fatta nel 1950 e pubblicata con i titoli “Voglio vedere Dio” e “Sono figlia della Chiesa”, che corrispondono ai due volumi apparsi all’inizio. Dato che la prima edizione italiana è esaurita, una nuova traduzione è stata realizzata da Maria Rosaria Del Genio, ed è stata appena pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana.

La Prefazione del Cardinale Cottier mostra come questo libro rimanga attuale. Qualche anno fa, il Generale dei Carmelitani Scalzi lo ha definito un “capolavoro”, una “somma di vita spirituale”, che colloca il suo autore “tra i grandi maestri di spiritualità che Dio ha dato alla Chiesa per mezzo del Carmelo”.

Il successo di quest’opera è stato infatti immediato. Le riedizioni si sono moltiplicate in diverse lingue. “Voglio vedere Dio” è diffuso oggi in più di 100.000 copie, in sei lingue. E’ in corso l’edizione in lingua portoghese, cinese, coreana, lettone e lituana. La diffusione ininterrotta del libro e l’interesse che esso suscita confermano l’affermazione del Padre Generale.

Per concludere, posso citare un altro apprezzamento, quello di un gesuita docente di Teologia, che ha scritto a padre Maria Eugenio al momento della pubblicazione dell’opera. Sintetizza bene ciò che i lettori trovano leggendo “Voglio vedere Dio”:

“Ho singolarmente gustato la Sua opera, per tanti motivi: dottrina certa, nel complesso ricca e sfumata, esposizione densa, positiva, sempre serena e così rispettosa delle anime; tracciato luminoso sull’itinerario di santa Teresa, di san Giovanni della Croce e di santa Teresa di Gesù Bambino. Sobria e calda allo stesso tempo, sempre giusta e benevola; orientazioni sagge e decisive nei punti delicati o nei problemi più spinosi. Non dubito che la fatica che dissimulano queste pagine si riveli molto feconda; che molte anime vi intravedano la freschezza della fonte viva e vi attingano uno slancio rinnovato, per incamminarsi verso di essa e parteciparvi nella misura del dono di Dio”.

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