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Il cardinale Parolin celebra i 250 anni di santa Giovanna Antida Thouret

Il Segretario di Stato ha presieduto, sabato scorso, una Eucarestia nella casa generalizia della Congregazione

“La storia della Chiesa è ricca di anime che hanno saputo abbandonarsi all’azione di Dio, maturando come i girasoli al calore del sole dello Spirito”. Con questa metafora il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha ricordato la fondatrice delle Suore della Carità, Giovanna Antida Thouret, per i 250 anni della sua nascita, e tre consorelle che hanno raggiunto le vette della santità: le beate Enrichetta Alfieri e Nemesia Valle, e sant’Agostina Pietrantoni, “che consumò la sua vita al servizio dei poveri e dei malati dell’ospedale Santo Spirito di Roma”. Lo ha fatto durante l’Eucaristia celebrata nel pomeriggio dello scorso sabato  23 maggio, nella casa generalizia della Congregazione.

Durante l’omelia – riporta L’Osservatore Romano – il cardinale ha commentato le letture della vigilia di Pentecoste, incentrate sull’irruzione dello Spirito nel cenacolo: “Si potrebbe affermare — ha spiegato — che il potere era riuscito a ‘normalizzare’ quel gruppo di idealisti che seguivano Gesù. La paura impediva loro di guardare oltre la realtà umana. Ma all’improvviso, l’intervento divino sconvolge quella piccola comunità». E «il risultato è una completa trasformazione”.

La stessa che nel corso dei secoli ha modellato le anime di molti santi, come queste quattro “donne coraggiose” che “hanno incontrato Cristo e lo hanno servito negli ultimi, nei poveri, nei fratelli più bisognosi, senza fare calcoli umani, senza temere per la loro incolumità, senza compromessi”.

In particolare il cardinale si è soffermato sull’esperienza di santa Giovanna che “ha conosciuto l’esilio forzato, la sofferenza, la persecuzione e la croce”, e “perfino la divisione del suo istituto per mano di chi avrebbe dovuto tutelarlo. Mai però diede cenno di non fidarsi dello Spirito Santo”. Anzi, ha rimarcato, “il grande amore che ardeva nel suo cuore si concretizzò in opere a favore dei poveri, dei derelitti, dei carcerati, dei sofferenti. Aveva la capacità di trasformare un luogo di disperazione e desolazione, come il carcere, in un posto di speranza, perché dovunque andasse, portava la carità, riflesso di quella divina”.

Invitato dalla superiora generale, suor Nunzia De Gori, il Segretario di Stato ha poi partecipato alla presentazione di due volumi scritti da Ennio Apeciti, rettore del Pontificio seminario Lombardo, e da Paule Germaine Corbani, suora della Carità, che racchiudono le esperienze della beata Alfieri e della missione di frontiera in Sudan. Il primo è un lavoro di approfondimento sugli scritti di colei che era nota come l’”angelo” e la “mamma” di San Vittore per centinaia di detenuti durante la seconda guerra mondiale. Il secondo ha come scenario il Paese africano dove le religiose “si sono messe all’ascolto delle necessità di tanti fratelli” e “hanno deciso di intervenire per portare a quelle popolazioni, così provate, la consolazione dell’amore di Cristo”.

 

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