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Il bambino in cattedra

Il rapporto che il bambino ha con la mamma o col papà, è l’esatto rapporto che bisogna avere con Dio

Sono sorprendenti i bambini nelle loro manifestazioni e nei loro atteggiamenti. Hanno sempre qualcosa da insegnare agli adulti. Anni fa sono stato chiamato a fare da cappellano a una colonia marina. L’età dei bambini che partecipavano era dai 3 ai 5 anni. È un’età questa in cui il bambino, secondo me, è, a sua insaputa, un professore, un suggeritore di comportamenti veri e, direi, evangelici, rispondenti alle esigenze più profonde del cuore umano.

Ogni volta che guardo un bambino di quell’età e contemplo le sue reazioni, il suo modo di parlare e di ascoltare, ne resto, lo confesso, incantato. Mi colpisce soprattutto il suo comportamento quando tenta di vivere la sua indipendenza: finge di essere autonomo, ma t’accorgi che non fa un passo, non pronuncia una sillaba, non muove un dito se non sa che la mamma lo sta guardando, in una parola, se non percepisce che qualcuno gli vuol bene.

È, del resto, proprio l’atteggiamento fondamentale di ogni uomo che non può trovare forza, né motivazioni sufficienti per fare o dire qualche cosa; addirittura non può vivere, se non si sente amato. Il rapporto che il bambino ha con la mamma o col papà, è l’esatto rapporto che io devo avere con Dio.

Non posso dimenticare Rino, un bimbo di tre anni. Lo vedo un giorno arrivare a pranzo, dopo la passeggiata al mare, con in mano una cartolina che stringeva tanto da stropicciarla; aveva un bel dirgli l’assistente, di tenere per mano il vicino: la sua mano era occupata dalla cartolina scritta dalla mamma e ricevuta proprio quella mattina. E neppure a pranzo Rino voleva liberare la destra da quel dolce peso; tentammo di persuaderlo a posare la cartolina accanto al piatto…: accettò soltanto di stringerla con la sinistra mentre teneva il cucchiaio con la destra.

Mi avvicinai e gli chiesi: “Rino, cos’hai in mano?” – “La mamma” – mi rispose. Quel giorno si rifiutò perfino di fare il bagno per non mollare la… preda.

Alla sera, dopo aver dato la benedizione e la buona notte a tutto il personale della colonia, me ne stavo andando a dormire; ma l’assistente mi chiama a vedere uno “spettacolo”: Rino che dormiva con in bocca il ditino della mano sinistra e nella destra stringeva la…”mamma”.

Grazie, Rino perché a me e a chi mi legge, ricordi che neppure un istante possiamo sentirci orfani della nostra mamma del cielo, Maria.

Ciao da padre Andrea

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