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Patto per la Famiglia (ProVita) - ZENIT FC

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Elezioni: chi sono i “candidati per la famiglia”?

Presentata in Senato l’iniziativa di ProVita Onlus che chiede ai candidati alle amministrative di sottoscrivere un “Patto per la Famiglia”, per il diritto naturale e contro il gender

Mancano meno di due mesi alle elezioni amministrative che interesseranno 27 province italiane. E già dai prossimi giorni i cittadini potranno scoprire chi sono quei candidati convinti che “il bene comune può essere realizzato solo attraverso la promozione senza compromessi della Vita e della famiglia naturale fondata sul matrimonio”.

È stata infatti lanciata stamattina in Senato un’iniziativa dell’Associazione ProVita Onlus che si prefigge di chiedere ai candidati sindaci e consiglieri comunali di sottoscrivere pubblicamente un “Patto per la Famiglia”.

Come hanno spiegato alla stampa Toni Brandi e Alessandro Fiore, rispettivamente presidente e portavoce dell’Associazione, il documento enumera una serie di impegni politici a livello locale per difendere e promuovere famiglia e vita “secondo il diritto naturale”.

I candidati che firmeranno il testo verranno idealmente insigniti con il bollino “Candidato per la famiglia”, una sorta di garanzia, per tutti gli elettori, “dell’adesione a certi principi etici fondamentali”.

Quest’iniziativa si pone come nuova propaggine dei due recenti Family Day. È stato chiaro a tal proposito Brandi: “Nostro intento è interpretare il sentire di quel numeroso popolo che ha affollato p.zza San Giovanni e il Circo Massimo per manifestare contro l’attuale rivoluzione antropologica”, caratterizzata “dall’avanzare dell’ideologia gender, dall’educazione sessuale nelle scuole e dal matrimonio omosessuale”.

L’opportunità di aderire alle istanze del popolo delle famiglie verrà offerta in modo trasversale a tutti i candidati sul territorio nazionale. Coloro che sottoscriveranno il Patto – ha precisato Fiore – “avranno il dovere sia di manifestare dei principi, sia di attuare compiti concreti”.

Il portavoce di ProVita ha quindi ricordato che “ormai un gran numero di studi dimostra che la famiglia fondata sul matrimonio tra persone di sesso diverso garantisce una maggiore stabilità ai figli”. Un assunto, questo, “che avevano già capito i padri costituenti”.

Non a caso il documento cita i tre articoli della Costituzione italiana – il 29, il 30 e il 31 – nei quali vengono percepiti i principi della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, del dovere dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli, infine dell’impegno ad agevolare con misure economiche la formazione delle famiglie, con particolare riguardo a quelle numerose.

Concretamente, un amministratore locale può attuare questi principi attraverso alcune politiche indicate dal documento di ProVita. Si va dalla realizzazione di un sistema di assistenza e previdenza sociale che abbia al centro la famiglia naturale all’incremento di asili nido.

Si chiede poi di introdurre riconoscimenti economici per le casalinghe e per le neo-mamme, nonché di rimodulare le imposte comunali a favore delle famiglie numerose. Ma anche di offrire un “muto dell’amore” per ogni coppia che si sposa, ossia un prestito a tassi agevolati.

Un impegno particolare dovrà essere garantito dagli amministratori riguardo l’opposizione a ogni tipo di propaganda gender o lgbt nelle scuole. ProVita auspica che siano costituite delle commissioni permanenti che vigilino sui progetti didattici e sui libri di testo e che sia aperto uno sportello di ascolto che raccolga e dia seguito alle eventuali denunce di genitori “che si sentissero scavalcati nelle scuole dal loro insostituibile ruolo educativo”. I sottoscrittori del Patto dovranno inoltre “contrastare a livello culturale e giuridico il riconoscimento pubblico di unioni gay o cosiddette ‘famiglie omogenitoriali’”.

Secondo il senatore Lucio Malan (Forza Italia), anche lui presente alla conferenza, i candidati che vorranno aderire all’iniziativa ne trarranno anche un giovamento elettorale. “Sottoscrivere questo Patto è un gesto controcorrente rispetto alla maggioranza dei media – ha commentato Malan – ma non lo è rispetto al pensiero degli italiani, poiché tutti i sondaggi indicano che la maggioranza degli italiani è contraria alle adozioni omosessuali e a favore della famiglia naturale”.

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