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Comitato Difendiamo i Nostri Figli al Miur

Comitato Difendiamo i Nostri Figli al Miur - © CDNF

Educazione sentimentale: il gender a scuola ha un nuovo nome

Iniziato l’iter in Parlamento di 8 proposte per insegnare agli studenti a “costruire la propria identità”. Intanto il Cdnf prepara un “Manifesto per la libertà educativa della famiglia”

Un anno fa il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, garantì a più riprese l’assenza dell’ideologia gender dai programmi scolastici. Lo fece dapprima a giugno, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, e poi a luglio, diffondendo una circolare sul tema. A settembre, al ritorno degli studenti sui banchi, persino minacciò le vie legali contro quanti affermassero il contrario.

Le rassicurazioni del ministro si sono tuttavia rivelate vane. Nel corso dell’anno scolastico genitori e studenti hanno segnalato a più riprese la presenza di corsi sulla sessualità quantomeno equivoci da propinare a studenti minorenni.

Per questo sabato scorso sotto il Ministero dell’Istruzione si sono radunate circa 300 famiglie, al richiamo del Comitato Difendiamo i Nostri Figli (Cdnf). Come spiegato dal presidente Massimo Gandolfini, è stato chiesto al Miur di escludere ogni riferimento al gender dal comma 16 della “Buona Scuola”, nonché di assicurare il diritto dei genitori ad esonerare i propri figli da attività in contrasto con i valori antropologici della famiglia.

A tal proposito il Comitato ha presentato un Manifesto per la libertà educativa della famiglia, a cui seguirà una petizione popolare.

Il documento in questione si dimostra oltremodo attuale. Non solo dietro la Riforma della scuola, l’ideologia gender pare scorgersi anche all’orizzonte di ben otto progetti di leggi che lunedì scorso hanno iniziato l’iter in Commissione istruzione e cultura della Camera. I testi – di cui è accanita sostenitrice la deputata Celeste Costantino (Sel), firmataria di una delle leggi – si propongono di inserire l’educazione sentimentale a scuola.

L’obiettivo, almeno in superficie, appare nobile: prevenire la violenza sulle donne. Per farlo, tuttavia, i propugnatori di questa innovazione nei corsi scolastici vorrebbero usare strumenti che destano più di qualche perplessità nei genitori italiani.

La Costantino afferma su Facebook che l’approccio alla prevenzione della violenza deve seguire tre filoni: educazione sessuale, educazione civica e – ecco qui che spunta fuori la vera aspirazione di queste leggi – educazione di genere.

Quest’ultimo punto viene meglio approfondito da Veronica Tentori e Chiara Braga, entrambe del Pd, firmatarie di un altro degli 8 progetti di legge: “È necessario favorire una formazione che permetta a ogni studente di decidere e di costruire la propria identità, nella serena accettazione del proprio genere, e in modo da assumere una concezione della realtà che integri, la conoscenza e la valorizzazione etica della stessa”.

Malgrado una prosa piuttosto criptica, emerge chiaramente l’intento di inculcare nelle menti dei più piccoli il gender. Del resto “permettere a ogni studente di decidere e di costruire la propria identità” è un assunto che aderisce in pieno al dualismo tra sesso biologico e genere che sta alla base di questa ideologia e che vuole ridefinire la differenza sessuale.

E chi avrà l’onere di entrare nelle aule scolastiche per mettersi in cattedra ed educare docenti e studenti al gender? Alla domanda prova a rispondere la Costantino, sottolineando che c’è “un elenco sterminato” di associazioni “che in questi anni questo ruolo di formatori l’hanno già assunto”, e che nelle università esistono già “i corsi di laurea in gender studies”.

E quali libri di testo aiuteranno il lavoro di suddetti esperti in gender? “Anche qui l’elenco è sterminato”, risponde ancora la Costantino. Che ricorda la “battaglia coraggiosa” della consigliera comunale di Venezia, Camilla Seibezzi, che si è fatta promotrice di un progetto (costato 9.800 euro) per diffondere negli asili “favole che tengono conto dei cambiamenti sociali”, ossia che spiegano ai bambini, attraverso allegorie del mondo animale, come possano esistere due papà o due mamme e che li aiutano a comprendere la fecondazione eterologa.

Ma la scelta del sindaco di Venezia eletto successivamente a questa trovata, Luigi Brugnaro, di bandire simili libri, ha ricordato alla Costantino i “peggiori periodi oscurantisti”.

Altri alfieri dell’oscurantismo, secondo la deputata del partito di cui è presidente Nichi Vendola, sono già in agguato contro il suo progetto di legge. “Teniamoci pronti a parare i colpi di una discussione che non sarà affatto facile – avverte la Costantino su Huffington Post -. Che ripercorrerà in parte quel discorso pubblico agghiacciante che abbiamo già ascoltato con le unioni civili e la stepchild adoption e che vedrà al centro il fantasma della teoria del gender”.

Oggi la Costantino, sempre su Facebook, ha iniziato a destreggiarsi a parar colpi. A modo suo ha risposto ai genitori desiderosi d’aver spiegazioni circa l’ideologia gender nascosta tra le righe del suo progetto di legge. Lo ha fatto pubblicando la notizia della condanna di un sacerdote per abusi sui minori. Insomma, tenendo fede allo stereotipo che vuole i politici lontani dalla gente, ha glissato alle richieste che le giungevano dal popolo gettando benzina sul fuoco di una polemica estranea alla questione.

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