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Incontro dei giovani con Papa Francesco e i Padri Sinodali in occasione della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi - Foto © Vatican Media

Conferenza Stampa di presentazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale del Santo Padre Francesco dedicata ai giovani “Christus vivit”

Intervento dell’Em.mo Card. Lorenzo Baldisseri, di S.E. Mons. Fabio Fabene, del Dott. Paolo Ruffini, della Sig.ra Laphidil Oppong Twumasi e del Prof. Alessio Piroddi Lorrai

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si tiene la Conferenza Stampa di presentazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale del Santo Padre Francesco dedicata ai giovani “Christus vivit”, frutto della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi I Giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale (3-28 ottobre 2018). Intervengono alla Conferenza Stampa l’Em.mo Card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi; S.E. Mons. Fabio Fabene, Sotto Segretario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi; il Dott. Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; la Sig.ra Laphidil Oppong Twumasi, Responsabile del gruppo dei giovani della Comunità ghanese nella Diocesi di Vicenza; il Prof. Alessio Piroddi Lorrai, Docente di scuola secondaria di secondo grado (Diocesi di Roma). Ne pubblichiamo di seguito gli interventi:

Intervento dell’Em.mo Card. Lorenzo Baldisseri
1. Una «pietra miliare» nel cammino sinodale Con l’Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit, Papa Francesco porta a compimento con l’autorevolezza del Successore di Pietro il cammino sinodale da lui stesso avviato nell’ottobre 2016, quando ha annunciato il tema della XV Assemblea Generale Ordinaria: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». È egli stesso ad affermarlo, quando al n. 3 definisce il Documento «una pietra miliare nell’ambito di un cammino sinodale».

Sappiamo che, per definizione, la pietra miliare indica un evento eccezionale, che segna una tappa fondamentale all’interno di un itinerario: tale vuole appunto essere la nuova Esortazione Apostolica Postsinodale. Il fatto, poi, che il Papa parli di «cammino sinodale» ci riporta alla recente Costituzione Apostolica Episcopalis Communio (15 settembre 2018), laddove il Sinodo è concepito non tanto come un evento, circoscritto nell’arco di alcune settimane, ma come un processo o un cammino, fatto insieme da tutte le membra del Popolo di Dio nella pluralità delle loro articolazioni, sotto la guida del Vescovo di Roma e dei Pastori uniti cum Petro et sub Petro. Il Documento che oggi viene pubblicato costituirà per il prossimo futuro la magna charta della pastorale giovanile e vocazionale nelle diverse Comunità ecclesiali, tutte segnate – benché in modi diversi a seconda delle differenti latitudini – da una profonda trasformazione della condizione giovanile. Come Amoris Laetitia, la prima Esortazione Apostolica Postsinodale di Papa Francesco, pubblicata il 19 marzo 2016 al termine del cammino sinodale sulla famiglia, anche Christus vivit si connette strettamente al Documento Finale del Sinodo, al quale aggiunge ulteriori e preziosi elementi di riflessione.

Nel n. 4 il Santo Padre scrive: «Mi sono lasciato ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo dell’anno scorso. Non potrò raccogliere qui tutti i contributi, che potrete leggere nel Documento Finale, ma ho cercato di recepire, nella stesura di questa lettera, le proposte che mi sembravano più significative». Non è un caso se il Documento Finale del Sinodo è di gran lunga il testo che ottiene il maggior numero di citazioni: ben 56. Ad esso si sommano le 3 citazioni del Documento della Riunione Presinodale dei giovani, celebrata nel marzo 2018, che ha rappresentato il momento più alto della fase preparatoria del Sinodo. Tra le altre fonti si segnalano i Documenti del Concilio Vaticano II; alcuni Documenti e Discorsi del Santo Padre (Evangelii Gaudium, Laudato Si’, Amoris Laetitia, Veritatis Gaudium, Gaudete et Exsultate, nonché i Discorsi tenuti in occasione delle GMG); altri Discorsi e Messaggi di San Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; i Documenti di alcune Conferenze Episcopali (Svizzera, Ruanda, Corea, Colombia, Stati Uniti); ed anche – come già avvenuto in precedenti Documenti di Papa Francesco – i riferimenti ad autori di ieri e di oggi (San Basilio Magno; Sant’Agostino; San Tommaso d’Aquino; San Giovanni della Croce; Sant’Alberto Hurtado; Sant’Oscar Arnulfo Romero; il venerabile cardinale vietnamita François-Xavier Nguyên Van Thuán; il cardinale argentino Eduardo Pironio e il Preposito Generale dei Gesuiti Pedro Arrupe, dei quali è in corso la causa di beatificazione; il teologo italo-tedesco Romano Guardini; il teologo argentino Rafael Tello; il poeta argentino contemporaneo Francisco Luis Bernárdez).

2. La struttura dell’Esortazione Apostolica L’Esortazione Apostolica si compone di 299 numeri, raccolti in 9 capitoli. I paragrafi, pur numerosi, si susseguono con rapidità, rendendo agevole la lettura.
Il primo capitolo parte dalla domanda: «Che cosa dice la Parola di Dio sui giovani?», ripercorrendo varie pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento. Il secondo capitolo, invece, concentra l’attenzione su «Gesù Cristo sempre giovane», soffermandosi sulla giovinezza del Signore per passare a considerare la giovinezza della Chiesa, di cui i santi – in primis la Vergine Maria – costituiscono la più luminosa manifestazione.

Il terzo capitolo ha come titolo «Voi siete l’adesso di Dio» e si impegna a riscattare la gioventù contemporanea dalla visione pessimistica che il mondo degli adulti spesso ne offre, anche dentro la Chiesa. Esiste oggi una pluralità di mondi giovanili, segnati da sfide concrete (violenza, ideologizzazione, emarginazione ed esclusione sociale). Un’attenzione speciale è rivolta al corpo e alla sessualità, essenziali per la costituzione dell’identità personale; all’ambiente digitale, tanto pervasivo quanto ambivalente; ai giovani migranti, «paradigma del nostro tempo»; alle vittime di abusi (di potere, economici, di coscienza, sessuali), in particolare quelli commessi da ministri della Chiesa. Accanto a questi ultimi, non mancano però – aggiunge il Santo Padre – coloro «che ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani»: essi sono la maggioranza e «la loro opera è una foresta che cresce senza fare rumore» (n. 99).

Il quarto capitolo si sofferma sul «grande Annuncio per tutti i giovani», cioè sul kerygma cristiano da riproporre con forza ai giovani d’oggi. Tale Annuncio si riassume nell’idea che Dio è amore e ama gli uomini, ha inviato suo Figlio nel mondo per salvarci e attraverso lo Spirito Santo continua a comunicarci la vita della grazia. Il quinto capitolo traccia alcuni «percorsi di gioventù», individuando nella giovinezza un «tempo di sogni e di scelte», caratterizzato dalla «voglia di vivere e di sperimentare». La crescita e la maturazione devono nutrirsi di fraternità, impegno fattivo e testimonianza missionaria coraggiosa.

Nel sesto capitolo, intitolato «Giovani con radici», ritorna un tema caro al Santo Padre: il rapporto tra giovani e anziani, anche alla luce della profezia di Gioele 3 sui sogni degli anziani e le visioni dei giovani. Il settimo capitolo offre alcune grandi coordinate per la pastorale giovanile. Quest’ultima deve essere «sinodale», cioè favorire il protagonismo di tutti, riconoscendo i doni e i carismi di cui i giovani sono portatori e con cui possono arricchire la comunità cristiana. Queste linee pastorali si estendono alle istituzioni educative, in primis alla scuola, senza dimenticare le dimensioni della preghiera, del servizio, dell’arte e dello sport, nell’impegno a edificare una «pastorale giovanile popolare», capace di includere tutti, nessuno escluso. Dopo aver ricordato l’importanza dell’accompagnamento da parte di adulti competenti e generosi, gli ultimi due capitoli stringono l’attenzione su due temi chiave del cammino sinodale: la vocazione e il discernimento.

L’ottavo capitolo descrive la vocazione come chiamata all’amicizia con Gesù, che si concretizza nel servizio missionario verso gli altri. Il Papa affronta qui i temi dell’amore e della famiglia (rimandando ai capitoli 4 e 5 di Amoris Laetitia), del lavoro e delle vocazioni a una consacrazione speciale. Il nono capitolo, infine, riprendendo alcune idee sviluppate in Gaudete et Exsultate, insiste sulla formazione della coscienza, sul rapporto con Cristo, sull’arte dell’ascolto e dell’accompagnamento.

3. Alcuni aspetti del Documento Un primo aspetto dell’Esortazione Apostolica che vorrei ora evidenziare è il suo titolo: Christus vivit. Tutti sappiamo che l’incipit di un Documento ecclesiastico offre solitamente una chiave ermeneutica complessiva del testo. Il messaggio fondamentale che il Santo Padre vuole trasmettere, ai giovani e con loro a tutti noi, è che Gesù Cristo non appartiene solo al passato, ma anche al presente e al futuro, perché Egli è l’eterno Vivente. Ogni generazione di credenti scopre in Cristo un contemporaneo e un compagno di viaggio. Quest’idea, proclamata con forza nel n. 1, ritorna più avanti, quando il Papa consegna idealmente ai giovani tre verità fondamentali, «che tutti abbiamo bisogno di ascoltare sempre, più volte» (n. 111): «Dio ti ama», «Cristo ti salva» e, appunto, «Egli vive!» (cfr. nn. 112-129).

Così leggiamo, in particolare, al n. 124: «Egli vive! Occorre ricordarlo spesso, perché corriamo il rischio di prendere Gesù Cristo solo come un buon esempio del passato, come un ricordo, come qualcuno che ci ha salvato duemila anni fa. Questo non ci servirebbe a nulla, ci lascerebbe uguali a prima, non ci libererebbe. Colui che ci colma della sua grazia, Colui che ci libera, Colui che ci trasforma, Colui che ci guarisce e ci conforta è qualcuno che vive. È Cristo risorto, pieno di vitalità soprannaturale, rivestito di luce infinita. Per questo San Paolo affermava: “Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede” (1 Cor 15,17)». Al tempo stesso, aggiunge Papa Francesco, Gesù vivo domanda a tutti gli uomini – in particolare ai giovani – di essere a loro volta «vivi», cioè persone che accolgono fino in fondo il dono della vita e lo fanno fruttificare nell’amore. Così leggiamo ancora nel n. 1: «Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!». Dai giovani il Papa si aspetta che afferrino in pienezza la loro esistenza, nonostante le contraddizioni e le difficoltà dell’ora presente, per vivificare con l’entusiasmo della loro età la Chiesa e il mondo, che non di rado appaiono invecchiati. Ecco, allora, che l’Esortazione Apostolica non manca di affrontare il tema della giovinezza della Chiesa, cioè del suo rinnovamento, confidando che i giovani possano aiutarla in quest’opera (cfr. nn. 34-42).

Un secondo aspetto dell’Esortazione Apostolica è la sua caratterizzazione mariana, ben evidenziata dalla scelta simbolica del Santo Padre di firmare il Documento a Loreto, nella casa di Maria, il 25 marzo scorso, solennità dell’Annunciazione del Signore. In quell’occasione, parlando ai fedeli accorsi sul sagrato della Basilica Lauretana, tra cui numerosi giovani, Papa Francesco ha affermato: «La Santa Casa è la casa dei giovani, perché qui la Vergine Maria, la giovane piena di grazia, continua a parlare alle nuove generazioni, accompagnando ciascuno nella ricerca della propria vocazione. Per questo ho voluto firmare qui l’Esortazione Apostolica frutto del Sinodo dedicato ai giovani». Maria, «la ragazza di Nazaret», è additata dal Documento come «il grande modello per una Chiesa giovane che vuole seguire Cristo con freschezza e docilità» (n. 43). Al suo “sì” giovanile fa eco il “sì” di tanti altri santi giovani di diverse epoche, tra i quali il Papa ricorda San Sebastiano, San Francesco d’Assisi, Santa Giovanna d’Arco, il Beato vietnamita Andrew Phû Yên, la Santa nordamericana Kateri Tekakwitha, San Domenico Savio, Santa Teresa di Gesù Bambino, il Beato argentino Ceferino Namuncurá, il Beato congolese Isidoro Bakanja, il Beato italiano Pier Giorgio Frassati, il Beato francese Marcel Callo, la Beata italiana Chiara Badano (cfr. nn. 49-63). Ad essi il Papa affianca, ai nn. 104-106, il Servo di Dio Carlo Acutis, morto a soli 15 anni, un genio dell’informatica, che ha fatto di Internet uno strumento per testimoniare la fede, annunciare il Vangelo e trasmettere valori e bellezza. Tutti costoro testimoniano che la santità è giovane ed è possibile a tutti i giovani.

Un terzo aspetto che mi preme rilevare è lo stile del Documento e i suoi destinatari. È un’Esortazione Apostolica Postsinodale che assume esplicitamente la forma di una «lettera» (cfr. n. 3). Una lettera indirizzata anzitutto ai giovani: per questo, in molte occasioni il Papa si rivolge direttamente a loro, dando a ciascuno del “tu”. È lo stesso stile che caratterizza il Santo Padre nei suoi incontri con i giovani: uno stile fatto di prossimità, franchezza, semplicità, tenerezza e simpatia. Tra questi giovani – precisa Papa Francesco – non ci sono solo i credenti, ma anche i non credenti, coloro che non si riconoscono in Gesù Cristo e nella sua Chiesa, ma sono comunque in ricerca (cfr. n. 4). Tra tanti giovani, il Papa ne menziona a un certo punto uno delle Isole Samoa, uditore durante il Sinodo, del quale lo ha colpito l’immagine della Chiesa come una canoa (cfr. n. 201). Riconosciamo in queste parole un principio cardine del magistero di Papa Francesco, già presente in Amoris laetitia: il principio di una pastorale inclusiva, cioè capace di accogliere tutti, superando ogni forma di elitarismo. Quest’idea – come ho accennato – è sviluppata nei paragrafi dedicati a «una pastorale giovanile popolare», la quale, andando «oltre al consueto lavoro pastorale che realizzano le parrocchie e i movimenti», deve incoraggiare «un altro stile, altri tempi, un altro ritmo, un’altra metodologia» (n. 230).

Riprendendo il Documento Finale del Sinodo, il Papa fa sua l’esortazione a «costruire una pastorale giovanile capace di creare spazi inclusivi, dove ci sia posto per ogni tipo di giovani e dove si manifesti realmente che siamo una Chiesa con le porte aperte» (n. 234); una pastorale in cui ci sia «spazio anche per “tutti quelli che hanno altre visioni della vita, professano altre fedi o si dichiarano estranei all’orizzonte religioso. Tutti i giovani, nessuno escluso, sono nel cuore di Dio e quindi anche nel cuore della Chiesa”» (n. 235; cfr. Documento Finale 117). Ad ogni modo, questa lettera – prosegue il Santo Padre – è rivolta «contemporaneamente a tutto il Popolo di Dio, ai pastori e ai fedeli, perché la riflessione sui giovani e per i giovani interpella e stimola tutti noi» (n. 3). Dunque: tutti i giovani, ma non solo i giovani. Per tale ragione, numerosi restano i paragrafi in cui il Papa propone «approcci più generali per il discernimento ecclesiale» (ibid.), nella consapevolezza che la questione-giovani riguarda tutti e che gli adulti sono chiamati, al tempo stesso, a dare e a ricevere dai giovani.

A tutti, dunque, questa Esortazione Apostolica viene consegnata: ai Pastori, ai Consacrati e alle Consacrate, ai Catechisti e agli Educatori, ai Fedeli giovani e adulti, perché tutti insieme possiamo contribuire – ciascuno nel ruolo che il Signore gli affida – a rendere le nuove generazioni attrici e protagoniste nella Chiesa del terzo millennio, impegnandoci a ringiovanire il suo volto in un’ora cruciale della storia.

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Intervento di S.E. Mons. Fabio Fabene
Alcuni contenuti dell’Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit

Buongiorno a tutte e a tutti!
L’Esortazione Apostolica Postsinodale che oggi stiamo presentando è l’ennesima perla di cui Papa Francesco fa dono alla Chiesa e, in particolare, ai giovani cristiani, ai quali, come dice egli stesso, scrive «con affetto» (ChV 3). Più in generale, però, essa si offre alla riflessione di tutti i giovani del mondo e di quanti sono interessati alle loro vicende e alla loro felicità. È significativo che la pubblicazione di questo documento avvenga nell’anniversario della morte di San Giovanni Paolo II, il Papa che scrisse la prima Lettera ai Giovani e alle Giovani del Mondo nel 1985, in occasione dell’Anno Internazionale della Gioventù, così come si deve rilevare che l’Esortazione Apostolica è stata firmata esattamente un anno dopo la conclusione della Riunione Presinodale, convocata dallo stesso Francesco.

La Christus vivit si contraddistingue per una forte caratterizzazione cristologica e per la nota distintiva dell’amore che risuona in ogni sua parte. A ciascun giovane il Santo Padre ricorda che «Dio ti ama» (ChV 112) e che «Cristo, per amore, ha dato sé stesso fino alla fine per salvarti» (ChV 118). A motivo di questo amore, «ciò che Gesù vuole da ogni giovane è prima di tutto la sua amicizia» (ChV 250), presentandosi Egli stesso come amico (cfr. ChV 153). L’amicizia sincera e disinteressata è uno dei valori che l’Esortazione propone ai giovani per gustare la dolcezza della vita. Tutto il documento è ispirato dalla fiducia che il Papa ripone nei giovani (cfr. ChV 264) e dal ripetuto invito che rivolge loro a fissare la speranza in Cristo (cfr. ChV 1.33.109.141.173), affinché nessuno gliela rubi (cfr. ChV 15.107.142).

Sono molti gli elementi che potrebbero essere sottolineati. Indico innanzitutto la relazione che il Santo Padre mostra tra i giovani e l’intero «Popolo di Dio, pastori e fedeli» (ChV 3), così come è presentata la Chiesa all’inizio del documento. I giovani non sono visti come una categoria che si pone di fronte alla Chiesa o, peggio ancora, in contrapposizione ad essa. I giovani sono parte integrante della Chiesa e, ci si augura, parte sempre più integrata nella sua vita quotidiana, nelle sue attività, nelle decisioni che verranno prese per il bene di tutti i fedeli. Non esiste la ‘Chiesa dei giovani’. E non esiste nemmeno la ‘Chiesa con i giovani o per i giovani’. Esiste un unico ‘corpo’, la Chiesa, di cui i giovani sono membra vive e creative, le quali contribuiscono, con la loro stessa appartenenza, al ‘vivere bene’ di tutti e alla missione di annuncio del Vangelo e della bellezza della vita in Cristo da parte dell’intera comunità ecclesiale.

D’altronde, gli stessi giovani, nel Documento finale della Riunione presinodale tenutasi qui in Roma nel marzo dell’anno scorso, riferendosi a se stessi e alla loro partecipazione alla vita della Chiesa, parlano per tre volte di ‘Chiesa giovane’ e mai di ‘Chiesa dei giovani’. I giovani potrebbero avere la stessa funzione del lievito dentro la massa ed il loro contributo divenire fondamentale per quel rinnovamento degli stili di vita, della pastorale e delle stesse strutture della Chiesa (cfr. Documento Finale del Sinodo 2018, nn. 66.131.116) tanto auspicato da Papa Francesco e ribadito anche nel testo dell’Esortazione: «Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà» (ChV 37).

Per indicare la strada su cui camminare, il Santo Padre presenta a questo proposito una lunga lista di «giovani santi, che hanno dato la loro vita per Cristo, molti di loro fino al martirio» (ChV 49). Emerge così l’immagine di una Chiesa, «spazio di dialogo e testimonianza di fraternità che affascina», secondo quanto detto nel Documento Finale dell’ultima Assemblea sinodale e riportato in ChV 38. In sintonia con i Padri riuniti lo scorso ottobre a Roma, Papa Francesco riafferma con determinazione l’importanza della sinodalità nella Chiesa. Sottolinea che la stessa pastorale giovanile deve essere sinodale e quindi capace di dar forma a un effettivo “camminare insieme” (cfr. ChV 206). Per questo invita a «“procedere verso una Chiesa partecipativa e corresponsabile, capace di valorizzare la ricchezza della varietà di cui si compone, accogliendo con gratitudine anche l’apporto dei fedeli laici, tra cui giovani e donne, quello della vita consacrata femminile e maschile, e quello di gruppi, associazioni e movimenti. Nessuno deve essere messo o potersi mettere in disparte” (DF Sinodo 2018, 123)» (ChV 206).

Quasi in applicazione di quanto appena detto, si rivolge direttamente ai giovani con il loro linguaggio chiedendoli di essere “protagonisti del cambiamento”, «protagonisti della rivoluzione della carità e del servizio, capaci di resistere alle patologie dell’individualismo consumista e superficiale» (ChV 174). Emerge dal testo quasi una proposta di alleanza che il Santo Padre indirizza ai giovani: un invito a collaborare per costruire un futuro migliore, in particolare in ordine a quegli ambiti individuati dall’Assemblea sinodale come ‘snodi cruciali’ che attraversano la vita della Chiesa e della società: l’ambiente digitale, i migranti, la questione degli abusi su minori.

Per quanto riguarda l’ambiente digitale, l’Esortazione Apostolica evidenzia le grandi potenzialità che esso offre in relazione alla comunicazione tra le persone, all’accesso alle informazioni e alla partecipazione alla vita sociale. Ma non dimentica i possibili rischi derivanti dall’isolamento e dalla creazione di un mondo immaginario ed ingannevole. I giovani sono allora invitati a vivere l’ambiente digitale in maniera creativa, in modo da lasciare «sbocciare i doni che il Signore ha dato loro» e ad offrire «a questo mondo quelle capacità così personali e uniche che Dio ha seminato in ognuno» (ChV 106). In questo modo la loro collaborazione si eserciterà nell’operare quella «sintesi tra ciò che è personale, ciò che è specifico di una cultura e ciò che è globale» (ChV 90), la quale può indicare i cammini da percorrere verso il bene comune e tornerà a vantaggio di tutti.

Ricordando «i tanti giovani direttamente coinvolti nelle migrazioni» (ChV 91), la Christus vivit rileva che talvolta le «aspettative irrealistiche (…) li espongono a pesanti delusioni» e denuncia i «trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, [che] sfruttano la debolezza dei migranti» (ChV 91). Ma raccomanda di non dimenticare che «“quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano sono un’opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale per tutti (DF Sinodo 2018, 27)”» (ChV 93). La collaborazione richiesta ai giovani in questo caso va nella direzione di favorire una mentalità che propone un approccio equilibrato alla problematica. Si chiede loro infatti di «non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignità di ogni essere umano» (ChV 94).

Papa Francesco chiede la collaborazione dei giovani anche in relazione al raccapricciante fenomeno degli abusi sessuali su minori, innanzitutto attraverso un’attenta vigilanza: «se vedete un sacerdote a rischio, perché ha perso la gioia del suo ministero, perché cerca compensazioni affettive o ha imboccato la strada sbagliata, abbiate il coraggio di ricordargli il suo impegno verso Dio e verso il suo popolo, annunciategli voi stessi il Vangelo e incoraggiatelo a rimanere sulla strada giusta» (ChV 100). In questo modo potranno offrire «un aiuto inestimabile su un aspetto fondamentale: la prevenzione che permette di evitare il ripetersi di queste atrocità» (ChV 100). Egli esprime qui ancora una volta la sua fiducia verso i giovani, affermando che essi «possono contribuire molto a guarire questa ferita se mettono in gioco la loro capacità di rinnovare, rivendicare, esigere coerenza e testimonianza, di tornare a sognare e a reinventare» (ChV 100) e confidando nel fatto che il loro prezioso aiuto «“può essere davvero un’opportunità per una riforma di portata epocale” (DF Sinodo 2018, 31), per aprirsi a una nuova Pentecoste e iniziare una fase di purificazione e cambiamento che conferisca alla Chiesa una rinnovata giovinezza» (ChV 102).

Tra i diversi contributi, disseminati nel testo, che i giovani possono offrire, desidero evidenziarne ancora uno: la comunicazione ad altri giovani della bellezza della propria esperienza personale di incontro con Cristo. Innamorati di Lui e desiderosi di testimoniare il Vangelo con la propria vita (cfr ChV 175), essi sono invitati a far conoscere Gesù Salvatore a tutti, anche a coloro che sembrano più lontani ed indifferenti, fino alle estreme periferie esistenziali (cfr. ChV 177). E questo vale in ogni ambiente ed in ogni circostanza: «dovunque ci troviamo e con chiunque siamo, nel quartiere, nello studio, nello sport, quando usciamo con gli amici, facendo volontariato o al lavoro, è sempre bene e opportuno condividere la gioia del Vangelo» (ChV 177).

La molteplicità delle tematiche affrontate e la variegata ricchezza dei contenuti della Christus vivit non possono certamente essere esaurite da questa breve presentazione. Come avete dato risonanza a tutto il processo sinodale, sono certo che contribuirete anche a far conoscere al mondo giovanile e a tutti questa Esortazione, che mette i giovani al centro della Chiesa e della società.

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Intervento del Dott. Paolo Ruffini
Buongiorno,
dell’Esortazione apostolica post-Sinodale io sottolineerò soprattutto alcuni punti che riguardano in senso lato la comunicazione. Perché questo è il mio ruolo, come Prefetto. Perché questo è quel che io, e voi, siamo chiamati a fare: comunicare. Perché i giovani, a cui l’Esortazione è rivolta in primo luogo, sono figli della società della comunicazione; e abitanti di un tempo che è segnato spesso, invece, dall’incomunicabilità. Perché alla comunicazione – che comincia qui, ora – è affidata in fin dei conti la comprensione del senso complessivo di questo documento e di ciò che esso avvia.

La prima cosa che vorrei dire è che questa Esortazione testimonia la verità – anche comunicativa -del cammino sinodale della Chiesa. Un cammino che non finisce qui, ma continua; che non si ferma, ma va avanti proprio perché i più vecchi possono passare il testimone ai più giovani. E’ sempre stato così. Questa è la nostra storia.

Come si può leggere al numero 37, la Chiesa può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo. Ma sono i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia e a lasciarsi interpellare con umiltà (ChV 37) Essere veri è il modo migliore per comunicare la verità di quel che si testimonia. Questa è la reazione alle difficoltà di una Chiesa che si mantiene giovane, che si lascia interrogare e stimolare dalla sensibilità dei giovani (ChV 42). Di una Chiesa che non è elitaria, ma popolare. Che non riduce il Vangelo a una proposta insipida, incomprensibile, lontana. Ma accetta di essere “popolare” (ChV 235-6); e innesta così un processo lento, rispettoso, paziente, fiducioso, instancabile, compassionevole (ChV 236). I giovani comunicano la vitalità della Chiesa.

La seconda cosa riguarda la necessità per noi comunicatori di non scambiare la parte con il tutto, finendo con il dare una falsa rappresentazione della realtà. Nel nostro caso dei giovani, e della Chiesa. Anche su questo l’Esortazione mi pare usi parole molto chiare nell’assumere il punto dei vista, lo sguardo largo dei giovani, che da un lato non vogliono vedere una Chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra per due o tre temi che la ossessionano (ChV 41); e dall’altro chiedono a loro volta di essere guardati, compresi, nella loro complessa interezza. Che è fatta di sogni, di ideali, di drammi di sofferenze. “Non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte ai drammi dei suoi figli giovani. Non dobbiamo mai farci l’abitudine, perché chi non sa piangere non è madre” (ChV 75)

Piangere vuol dire soffrire con. Patire con. Provare compassione. La compassione è un passaggio obbligato, un momento centrale per comunicare veramente. Patire con è il contrario esatto del correre subito a conclusioni che dividono noi dagli altri. Piangere significa accompagnare. In molti ricorderanno quanto si sia parlato durante il Sinodo del significato di questo accompagnamento. Di come si possa, anzi si debba, accompagnare anche chi sbaglia, non per sbagliare con lui, ma per illuminarne la mente.

I padri sinodali e Francesco hanno riassunto tutto questo con una icona: l’episodio evangelico dei discepoli di Emmaus. Andavano dalla parte sbagliata. Gesù sceglie di camminare con loro. Di ascoltare i loro discorsi sbagliati. Di aspettare. Senza fretta. Di entrare nella loro notte. Gesù non ha paura di sporcarsi le mani, di accompagnare, di condividere, di riconnettere il filo della memoria e della conoscenza, di far crescere la consapevolezza in un dialogo paziente. E sono loro stessi, i discepoli di Emmaus, dopo averlo riconosciuto, dopo aver capito, a scegliere di riprendere subito il cammino, ma nella direzione opposta, tornando a Gerusalemme. C’è in questa pagina del Vangelo tutto il mistero dell’incarnazione.

E c’è il racconto anche del nostro tempo; fatto di scontri nei quali nessuno ascolta, di dispute in cui sembra vincere chi grida di più; di certezze fragili; di divisioni artefatte; di identità fondate sulla costruzione di un nemico; di riflessi pronti e riflessioni lente. Di fronte a tutto questo, «oggi noi adulti», scrive il Papa nell’Esortazione, «corriamo il rischio di fare una lista di disastri, di difetti della gioventù del nostro tempo». Invece dovremmo avere la capacità «di individuare percorsi dove altri vedono solo muri» «saper riconoscere possibilità dove altri vedono solo pericoli” (ChV 67);. Di qui per esempio anche l’esortazione: “Chiedo in particolare ai giovani di non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignità di ogni essere umano (ChV 94)”.

La terza cosa riguarda l’ambiente digitale che caratterizza la comunicazione contemporanea. «Non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri (ChV 86)». «Quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva, un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali (ChV 87)», ma è anche un territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza, fino al caso estremo del dark web (ChV 88)».

Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio. La proliferazione delle fake news è espressione di una cultura che ha smarrito il senso della verità e piega i fatti a interessi particolari. La reputazione delle persone è messa a repentaglio tramite processi sommari on line. Il fenomeno riguarda anche la Chiesa e i suoi pastori (ChV 89)».

A tutto questo il Papa contrappone un modo diverso di vivere non solo la rete, ma tutti i linguaggi. Anche quello del silenzio, della contemplazione. L’arte, la musica, lo sport. La carità, l’impegno sociale. La politica. Rovesciando la prospettiva. Riconnettendo reale e virtuale. Privilegiando «il linguaggio della vicinanza, il linguaggio dell’amore disinteressato, relazionale, esistenziale, che tocca il cuore» (ChV 211) Fino a un vero e proprio appello: Cari giovani, voi non avete prezzo! Non siete pezzi da vendere all’asta! Per favore, non lasciatevi comprare, non lasciatevi sedurre, non lasciatevi schiavizzare dalle colonizzazioni ideologiche …dovete sempre ripetervelo: non sono all’asta, non ho prezzo. Sono libero! Innamoratevi di questa libertà, che è quella che offre Gesù (ChV 122)».

La libertà dagli stereotipi è essenziale per comunicare bene il cristianesimo, che non è – scrive il Papa citando Oscar Romero, vescovo, Santo e martire – un insieme di verità in cui occorre credere, di leggi da osservare, di divieti. Così risulta ripugnante. Il cristianesimo è una Persona che mi ha amato così tanto da reclamare il mio amore. Il cristianesimo è Cristo”. E Cristo è vivo.

Anche sul fronte degli abusi (la quarta cosa di cui vorrei parlare), l’Esortazione ci invita ad una comunicazione trasparente e vera. Completa, non parziale. Ci chiede gratitudine verso coloro che hanno avuto e hanno il coraggio di denunciare il male subìto, aiutando la Chiesa a prendere coscienza e a reagire con decisione. Non si nasconde dietro le colpe degli altri, perché l’universalità della piaga non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. Ribadisce l’impegno per l’adozione di rigorose misure di prevenzione che impediscano il ripetersi di crimini inaccettabili . Chiede ai giovani di mettere in gioco la loro capacità di rinnovare, rivendicare, esigere coerenza e testimonianza. Ricorda tutti coloro che nella Chiesa ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani. La loro opera è una foresta che cresce senza fare rumore. Un silenzio che comunica in altro modo.

L’ultima cosa che vorrei sottolineare è l’insistenza del Papa, nell’Esortazione, sulla comunicazione intergenerazionale come chiave del rinnovamento della Chiesa. Se «i giovani si radicano nei sogni degli anziani riescono a vedere il futuro» (ChV 193). E’ con questa consapevolezza che Francesco invita i giovani a non stare al balcone, a non guardare la vita che passa sotto le finestre senza entrare nella mischia, a coinvolgersi, a sporcarsi le mani, ad avere Fede e a sognare; non per astrarsi dalla realtà, ma per cambiarla anche attraverso la loro capacità di comunicare, di divenire leader popolari. “Non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento!” (ChV 174).

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Intervento della Sig.ra Laphidil Oppong Twumasi
Buongiorno,
sono Laphidil, ho 25 anni e sono una studentessa del corso magistrale di Ingegneria Biomedica all’Università di Bologna. Ho partecipato alla Riunione Presinodale dei Giovani qui a Roma e ho seguito il percorso del Sinodo fino all’emissione del Documento Finale. È un onore per me tornare qui oggi per dire la mia e cosa suscita in me l’Esortazione Apostolica Postsinodale di Papa Francesco.

Questo Documento suscita in me un’emozione indescrivibile, perché leggendolo mi è sembrato di parlare con una persona vicina, come un padre che mi offre consigli e suggerimenti. È un Documento che, alla luce della relazione con Cristo, illumina le diverse realtà della vita dei giovani. È facile da capire e non si perde in arcaismi, anzi, ho trovato termini come tutorial, zapping ed influencer che direi sono termini giovanili. È stata una scoperta piacevole scorgere tali termini in un Documento Ufficiale della Chiesa. Invito tutti, soprattutto noi giovani, a leggerlo con calma, con i nostri tempi, perché sono certa che ognuno di noi ci troverà qualcosa che lo riguarda.

Per me è stato emozionante anche trovare citazioni testuali e anche interi paragrafi presi dal nostro Documento Presinodale, ed avendo fatto parte del gruppo di redazione a suo tempo, sento che quelle notti dove siamo rimasti svegli a mettere insieme quel Documento non sono trascorse invano. Devo dire che c’è stato uno sforzo e la volontà di sentire il nostro grido, di ascoltarci veramente. Mi ha inoltre fatto molto piacere il fatto che questo Documento non sia un manuale di sola dottrina ed insegnamenti, ma per me sembra una guida e un insieme di suggerimenti, qualcosa alla quale fare riferimento quando ci sentiamo un po’ persi. Non ha risposte preconfezionate alle nostre domande perché sarebbe anche fisicamente impossibile inglobare e fare un tutt’uno della vastità e diversità di problematiche che abbiamo noi giovani e la Chiesa in generale nel mondo, perché appunto siamo diversi.

Sta a noi adesso come giovani nella Chiesa, inseriti nella pastorale giovanile, nelle parrocchie, nelle varie aggregazioni ecclesiali, nelle unità pastorali in generale, alzarci e darci da fare. Dobbiamo prendere in mano il Documento finale del Sinodo e questa Esortazione Apostolica, estrapolare i temi e le realtà a noi più vicine ed adattarle alle nostre esigenze, altrimenti tutto il lavoro fatto in questi due anni diventerebbe fine a se stesso.

Vorrei concludere citando la parte finale del Documento di Papa Francesco: “E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”. Questa frase mi ricorda l’episodio biblico dove Pietro e il discepolo giovane amato da Gesù corrono alla grotta del Risorto per vedere se è veramente vuota. Il giovane arrivò per primo ma aspettò che arrivasse Pietro prima di entrare. Questo mi dice che c’è un bisogno reciproco, ci deve essere una vicinanza tra Chiesa “adulta” e Chiesa “giovane”, perché noi giovani abbiamo forza, entusiasmo, carisma, ma abbiamo bisogno dell’esperienza e della conoscenza degli adulti che ci mostrino la strada e ci aiutino ad incanalare i nostri doni. Devono camminare insieme a noi per aiutarci a realizzare le nostre idee ed i nostri sogni.

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Intervento del Prof. Alessio Piroddi Lorrai
Buongiorno a tutti,
mi presento brevemente: mi chiamo Alessio Piroddi Lorrai, ho 33 anni. Da 25 anni la mia comunità parrocchiale è quella di Santa Monica, ad Ostia; da 4 anni sono un insegnante di religione cattolica della Diocesi di Roma e, ultimamente, collaboro con l’équipe diocesana dell’Ufficio di Pastorale Giovanile del Vicariato di Roma. Molto semplicemente cercherò di condividere con voi alcuni punti, direi dei “semi” iniziali di risonanze che la lettura dell’Esortazione post-sinodale ha suscitato in me.

Davanti al documento che stiamo presentando mi trovo in una doppia veste: da un lato, anche se ancora per poco, posso ritenermi un giovane, ossia un destinatario dell’attenzione della Chiesa, particolarmente con i lavori del Sinodo da cui sorge questo frutto che il Santo Padre ci offre; dall’altro, come insegnante nella scuola e come catechista in parrocchia, Christus Vivit è davvero un’esortazione, una spinta, un incoraggiamento a tradurre nella realtà e nell’impegno quotidiano ciò ho ricevuto come giovane, per portarlo ai miei alunni e ai ragazzi che incontro in parrocchia.

Comincerò da me stesso, dunque, fermando lo sguardo su ciò che il Papa ha scelto di sottolineare nel suo testo e che sento come una gioia per il mio cuore. Cristo è stato giovane e, secondo la nostra sensibilità attuale, da giovane adulto ha potuto dire: “Tutto è compiuto” (Gv 19,30), donando la sua vita. Ma ciò che conta ancor di più è che quel compimento, quella pienezza, non l’ha trattenuta come una Sua prerogativa esclusiva: Cristo è andato a preparare un posto nella casa del Padre suo, perché anche io possa essere lì, dove è Lui.

Papa Francesco mi invita, invita tutti i giovani a non pensare all’età anagrafica come a un ostacolo a vivere questa pienezza di vita che Gesù vuole donarci. Oggi, ogni giorno, possiamo lasciarci trovare dal Suo sguardo d’amore, come fa Pietro che, incontrato da Gesù Risorto, si lascia conquistare dal suo ripetergli: “Mi ami?”. Gesù non inchioda Pietro ai suoi errori, come spesso avviene a giovani e meno giovani nelle relazioni quotidiane. La fiducia trasmessa e la vicinanza offerta da Gesù a Pietro e ad ognuno di noi è ciò che ci permette di far fiorire il nostro essere, che ci fa scoprire chi siamo e quanto prezioso è ciascuno di noi per Lui. L’alternativa, dice sempre il Papa, è ripiegarci su noi stessi come fa il giovane ricco che non si lascia raggiungere da quello stesso sguardo d’amore e, per questo, resta nella sua tristezza. Citando Romano Guardini, il Santo Padre ci ricorda che il Cristianesimo non è altro che l’incontro con Gesù vivo: lasciarsi incontrare da Lui.

Che cosa dice al mio essere insegnante, catechista, educatore, tutto questo? Quella che nel cuore di ognuno è la lotta fra l’atteggiamento del giovane ricco e quello di Pietro di cui parlavo poc’anzi, per la Chiesa e per chiunque si occupi di educazione diventa la lotta contro una cultura che ci vuole orfani e dunque senza radici e, in definitiva, soli. Come rispondere a questa sfida? Colgo solo una delle indicazioni del Santo Padre, fra le moltissime presenti nel testo: “fare casa”. Parrocchie e scuole devono saper offrire un posto in cui ci si possa sentire a casa, amati gratuitamente e allo stesso tempo accompagnati, guidati, anche corretti, ma con il desiderio che ognuno giunga a portare il suo frutto migliore grazie a questa “casa”.

Papa Francesco scrive che la Chiesa è giovane non quando rincorre l’ultima moda, ma quando torna alla fonte della sua origine, a Colui che fa nuove tutte le cose. Ritengo che l’Esortazione chiami chiunque abbia una responsabilità educativa, me per primo, a ricordare che non esiste la gioventù, ma i singoli giovani, con le loro esistenze concrete, ognuno amato in modo unico dal Signore. Se avremo cura di coltivare in noi l’incontro quotidiano col Risorto, sapremo anche favorirlo in coloro che, a vario titolo, ci sono affidati, crescendo così anche nella capacità di vivere insieme, come fratelli. Per concludere, Christus Vivit non ci chiede “effetti speciali”, ma, riprendendo una citazione del Venerabile Card. Van Thuân che il Papa ha inserito nel testo: compiere azioni ordinarie in modo straordinario. Grazie.

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