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Foto © Vatican Media

Canonizzazione del beato Nunzio Sulprizio (1817-1836)

Il 14 ottobre durante il sinodo dei giovani (3-28 ottobre 2018)

Questa mattina, alle ore 10, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Causa di Canonizzazione del BEATO NUNZIO SULPRIZIO (1817-1836). Il Beato sarà canonizzato il 14 ottobre durante il sinodo dei giovani (3-28 ottobre 2018), insieme a Paolo VI (1897-1978) che lo beatificò il 1º dicembre 1963:

“Nunzio Sulprizio chiudeva santamente la sua vita mortale a Napoli, il 5 maggio 1836, a soli diciannove anni. Fin dal luglio 1859 Pio IX lo dichiarava venerabile emanando il Decreto, che introduceva il processo ora giunto a buon termine, mentre nel 1891 Leone XIII riconosceva eroiche le virtù del giovane abruzzese e ne associava la figura a quella di San Luigi Gonzaga, nella memoria del terzo centenario della morte di questo Santo, per la devozione di Nunzio Sulprizio verso di lui, e per la breve età, in cui si compi per entrambi il ciclo degli anni terreni: diversissimi nell’aspetto storico e sociale, i due giovani recano alla Chiesa la gioia e la gloria d’una somigliante virtù, quella della santità giovanile.

[…] Questo Nostro augurio Ci obbliga ad accennare agli aspetti caratteristici della vita che la beatificazione, oggi decretata, offre al culto e alla imitazione della Chiesa. E, come si sa, tali aspetti sono principalmente due; quello offerto dalla corta durata della vita del Beato Nunzio Sulprizio, e quello che sembra delineato dal fatto che egli fu, per alcuni tristi e duri anni della sua adolescenza, operaio, un povero e semplice apprendista in una squallida officina di fabbro ferraio. Giovane ed operaio, ecco il binomio che sembra definire il nuovo Beato; ed è binomio di tale splendore e di tale importanza, che basta per riempire d’interesse la breve e scolorita biografia di lui.

[…] I Beati, i Santi, gli Eroi, i Perfetti oggi ci servono di specchio per conoscere noi stessi. Il loro culto ci educa ad uno studio su l’uomo, sulla storia, sulla coscienza umana di tale efficacia e penetrazione che basta di per sé a raccomandarlo come provvido e sapiente. Lo studio della santità vissuta ci porta alla scoperta delle manifestazioni umane più alte e più caratteristiche, e perciò più degne di attenzione e di assimilazione. Ed è un studio meraviglioso, perché, da un lato, riscontra negli eletti proposti alla nostra venerazione e alla nostra imitazione una fondamentale identità: la natura umana.

[…] E da un altro lato lo studio agiografico ci mostra che tutti i Santi sono differenti gli uni dagli altri.

[…] Ecco allora perché noi oggi siamo tanto proclivi a dare all’eletto un nome che a noi lo avvicini e dagli altri santi lo distingua; una qualifica che lo faccia entrare nelle nostre categorie sociali o psicologiche, ed insieme lo separi da altre forme della vita umana. Vogliamo trovare nei Santi dei colleghi, diciamo così, qualificati; una santità astratta e generica oggi meno ci attrae; la vogliamo definire con termini concreti, nostri, e inconfondibili.

Perciò è sembrato facile e felice ai biografi di Nunzio Sulprizio chiamarlo giovane e chiamarlo operaio. Questa nomenclatura gli assicura due strette parentele con la vita del nostro tempo, nella quale il giovane ed il lavoratore occupano posizioni rappresentative ed operative di prima importanza.”

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