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Buddhismo e Cristianesimo: due religioni legate a doppio filo

In un’epoca in cui l’estremismo dilaga, il confronto tra le fedi è l’unico modo per ottenere la pace

È emersa soprattutto l’importanza del dialogo interreligioso nel corso della conferenza intitolata Buddhismo giapponese e Cristianesimo, svoltasi presso la sala Aldo Moro della Camera dei Deputati.

L’incontro, organizzato dalla Fondazione Italia-Giappone, è nato in occasione del 150° anniversario delle relazioni tra Roma e Tokyo, nello spirito ecumenico dell’Anno Santo della Misericordia, indetto da papa Francesco, e del 30° anniversario del primo incontro interreligioso di Assisi.

In un momento in cui l’integralismo religioso sta prendendo piede in forma drammatica, gli illustri relatori hanno voluto innanzitutto soffermarsi su quanto accaduto la scorsa settimana a Dacca, in Bangladesh, in quanto le vittime erano soprattutto italiane e giapponesi. Tutti gli interventi hanno poi sottolineato la necessità di creare valori condivisi tra le religioni, unico modo per combattere il terrorismo e costituire società inclusive.

Il Buddhismo giapponese e il Cristianesimo sono due importanti realtà che sono entrate in contatto nella metà del XVI secolo, grazie all’evangelizzazione portata avanti dai gesuiti in Estremo Oriente. A questi seguirono i francescani ma il potere imperiale giapponese si sentì talmente minacciato che, prima emise degli editti di espulsione e poi cominciò a perseguitarli.

In Europa, invece, il Buddhismo giunse molto più tardi, nel XIX secolo. In Italia, benché esistesse già qualche focolare dopo la Prima Guerra Mondiale, la vera e propria diffusione si verificò solo intorno agli anni ’60-’70. Oggi il Buddhismo rappresenta in Italia la terza religione più seguita, dopo il Cristianesimo e l’Islam. Nel corso degli anni, sono sorti molti templi buddhisti nelle maggiori città italiane: da Roma a Milano, da Orvieto a Palermo. Bisogna specificare che la parola “Buddhismo” è stata coniata nell’800 dagli stessi occidentali per identificare una filosofia panasiatica nata in India intorno al V secolo a.C. e poi diffusasi un po’ in tutto il Continente.

Le due religioni hanno molti punti di contatto. Entrambe riconoscono la misericordia, il perdono, la comprensione e il rispetto nei confronti del prossimo. Altro aspetto particolarmente importante che lega il Buddhismo al Cristianesimo è il senso comunitario, che riunisce tutti i membri della collettività.

“Il Buddhismo – ha spiegato Maria Immacolata Macioti, coordinatrice della sezione Sociologia della Religione dell’Associazione Italiana di Sociologia – insegna a noi cattolici il dialogo. Oggi, in questa epoca di conflitti, l’aspetto religioso è stato strumentalizzato ma noi sappiamo che le religioni aiutano il confronto. Credo che i cattolici che si approcciano al Buddhismo cerchino un’amicizia sincera”.

“Il dialogo è estremamente utile per la nostra realtà religiosa –  ha affermato Alberto Quattrucci, Segretario Generale della Comunità di Sant’Egidio per il Dialogo Interreligioso –. Chi ha paura del dialogo è debole ed è per questo che si difende. Attraverso il confronto si può costruire la pace e noi ne abbiamo molto bisogno in questo periodo. Non è un caso che in questo 30° anniversario dello Spirito di Assisi il tema sia ‘sete di pace’. La comprensione è la via più intelligente per entrare nella complessità del mondo, senza scadere nelle semplificazioni che sono un pericolo terribile. Ad esempio, proprio a causa delle semplificazioni, ci sono persone che tendono ad identificare tutti gli islamici come terroristi ma sappiamo benissimo che non è così”.

Ed è proprio lo Spirito di Assisi che dovrebbe tornare in auge in questo 30° anniversario; per ricordare quel grande evento in cui Papa Giovanni Paolo II invitò tutti i rappresentanti delle varie religioni del mondo nella cittadina umbra per elevare, in 70 lingue diverse, un unico inno di pace. Per raggiungere questo obiettivo, in una società paurosa e ormai sempre più portata all’estremismo e all’odio, cristiani e buddhisti possono svolgere un ruolo fondamentale: unirsi in un impegno comune per riaffermare il valore della vita.

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