Dona Adesso
Woman smoking marijauana

Woman smoking marijauana - Wikimedia Commons

“Aumentano i giovani drogati, torna l’eroina… Legalizzare la cannabis sarebbe da incoscienti”

Duro monito di Roberto Mineo, presidente del Ceis, contro la possibile liberalizzazione delle droghe cosiddette leggere

“È  da tre anni che seguiamo con molta attenzione i dati sul consumo di droga, perché si registra un forte aumento. Di cannabis, di sostanze varie, anche di eroina…”. Una simile affermazione dovrebbe suonare come un grave campanello d’allarme. A lanciarlo è Roberto Mineo, presidente del Ceis (Centro Italiano di Solidarietà), che dagli anni ’60 si occupa di prevenire e contrastare l’esclusione sociale, porgendo particolare attenzione alle tossicodipendenze.

Il rischio però è che la sua voce si infrangerà su un muro di gomma. Il 25 luglio, a pochi giorni dalla pausa estiva del Parlamento, la Camera sarà chiamata a votare un ddl sulla legalizzazione delle droghe cosiddette leggere. Definizione che Mineo respinge con forza, dimostrando, dati scientifici alla mano, che quelle che vengono considerate “leggere” sono sostanze che possono provocare danni irreparabili, specie nei più giovani. ZENIT ha approfondito il tema con il presidente del Ceis, fresco di audizione in Commissione Giustizia della Camera.

***

I dati sul consumo di droghe sono quanto mai allarmanti…

È una realtà drammatica. La percentuale di giovani che si sta avvicinando a sostante stupefacenti è in aumento. Nell’ultimo anno abbiamo registrato un incremento importante di consumo di cannabis, droghe sintetiche e anche di eroina. Quest’ultima, che ha conseguenze devastanti sul fisico, si sta riaffacciando prepotentemente tra le piazze frequentate dai giovani italiani. Sembra tornare uno scenario da famigerati anni ’80, che si sperava fosse da relegare ai ricordi: sempre più siringhe usate vengono abbandonate sui marciapiedi e nei parchi pubblici. Sono 47 anni che il Ceis fa volontariato su questo fronte e assistere a una recrudescenza di decenni passati è deprimente. Per chi non lo sa, l’eroina negli anni ’70 e ’80 ha praticamente cancellato una generazione: giovani morti per overdose o per conseguenze fisiche dell’assunzione di droghe come Aids, epatice C e altre patologie gravi.

Come spiega il ritorno dell’eroina?

In un passato recente andava per la maggiore la cocaina, una droga cosiddetta “speed”, attraverso la quale si cerca l’euforia e l’iperfunzionamento. Oggi, anche a causa di crisi economica, disagi di vario tipo e incertezza del futuro, prolifera una droga come l’eroina, che porta a una fuga dalla realtà. C’è poi da considerare, come elemento che concorre alla diffusione della droga, il crollo verticale dei valori. Se la famiglia è in crisi, che è l’asse portante della società ed è il primo luogo in cui si riceve un’educazione, gli effetti nei giovani purtroppo non mancano. Come Ceis siamo molto preoccupati, anche perché la fascia dei giovani a rischio droga parte da un’età molto bassa, 13 anni, e arriva fino ai 23 anni.

Come giunge in Italia questa sostanza?

Il maggior produttore al mondo di oppiacei da cui si ricava l’eroina è l’Afghanistan. Terminata la missione militare occidentale in quel Paese, si è registrato un vertiginoso incremento di esportazione. Lo smercio di questa sostanza passa per la Russia e arriva nei Balcani, dove si concentrano le raffinerie che producono eroina. Per le organizzazioni criminali è poi un gioco da ragazzi farla arrivare nel nostro Paese, che dista appena qualche centinaio di chilometri.

Prima ha parlato persino di 13enni consumatori di droghe. Come fa un ragazzo così giovane ad avvicinarsi a queste sostanze?

Basta che esca di casa. Parlando di Roma, esistono zone che sono ormai in balia degli spacciatori di stupefacenti. Penso al Pigneto e San Lorenzo, oltre alle piazze storiche dello spaccio come Corviale, Torbellamonaca, il Tufello… Lo spaccio inizia a diffondersi poi anche in quartieri residenziali, dove in passato non ce n’era traccia: Eur e Parioli su tutti. Reperire la droga è purtroppo estremamente facile. Dobbiamo registrare così episodi – anche questi che speravamo fossero finiti insieme agli anni ’80 – di ragazzini che rubano i soldi ai genitori per procurarsi le sostanze stupefacenti, diventando talvolta loro stessi spacciatori per guadagnare somme da investire poi nella droga per uso personale. C’è un comun denominatore tra i giovani consumatori di eroina: tutti loro sono prima passati dal consumo di cannabis senza conoscerne la gravità.

A tal proposito, il 25 luglio verrà discussa dall’aula della Camera una legge sulla depenalizzazione delle droghe cosiddette leggere…

Parlare di droga leggera a proposito di cannabis è inopportuno. Si tratta di una sostanza che oggi è geneticamente modificata e il suo principio attivo si attesta intorno al 40-50%. Questo genera conseguenze che possono rivelarsi irreversibili, anche nei confronti di chi la consuma una volta sola. Esiste un elenco di studi che dimostra scientificamente questo dato, sottolineando il potenziale oltremodo dannoso se il consumatore è un adolescente.

I fautori della liberalizzazione sostengono che sarebbe un modo, anzitutto, per contrastare i gruppi criminali che controllano lo spaccio…

Una simile teoria lascia perplessi. Come ho detto prima, la cannabis è una “droga-ponte”: il 99% di adolescenti che ne fanno uso, è portato poi a passare al consumo di sostanze più forti. Legalizzare la cannabis, pertanto, significa incoraggiare i giovani a intraprendere un percorso tra le droghe che non si esaurisce con la cannabis e che resterebbe nelle mani della criminalità organizzata. C’è poi un’altra evidenza che dimostra l’infondatezza di questa teoria. La liberalizzazione del gioco d’azzardo non è certo un dissuasore nei confronti dei criminali. Anzi, per queste organizzazioni quello delle sale da gioco e delle slot machine è un ambito sempre più proficuo. È poi aumentato il numero di ludopatici, con costi sociali per lo Stato che arrivano alle stelle. Ecco, legalizzare la cannabis creerebbe una situazione analoga.

Si fa spesso riferimento all’epoca del proibizionismo, negli Stati Uniti, per dimostrare che bandire sostanze come l’alcol o la droga è una misura inefficace…

È un esempio che non si può fare. In primo luogo perché alcol e cannabis sono sostanze diverse, giacché la seconda è una droga a tutti gli effetti. E poi perché parliamo di epoche e contesti culturali assai distanti. C’è un dato di fatto: legalizzare la cannabis significa mettere tra le mani dei nostri adolescenti una sostanza che ha effetti devastanti. L’art. 32 della Costituzione italiana recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Legalizzare la cannabis, che arreca gravi danni alla salute, significa tradire quel dettato costituzionale. E significa anche innescare una catena potenzialmente illimitata: se si può legalizzare la cannabis, perché non altre sostanze? Bisogna avere coscienza.

Giovedì ha parlato in Commissione Giustizia della Camera. Che riscontri ha avuto?

Eravamo tre rappresentanti del mondo dell’associazionismo e della categoria dei medici. Abbiamo avuto un tempo limitato, 10 minuti a testa, per spiegare le nostre ragioni contro questa legge sulla base di lunghe esperienze nonché di evidenze scientifiche. Davanti avevamo sei parlamentari, tutti favorevoli alla legalizzazione. C’è un episodio che mi ha ferito. Al termine della mia audizione, sono stato oggetto di un attacco verbale piuttosto maleducato e violento da parte di uno degli onorevoli, evidentemente poco incline al confronto democratico tra idee diverse. Chi svolge ruoli istituzionali dovrebbe dare il buon esempio. Ma tant’è…

Che dovrebbe fare la politica su questa materia?

Bisogna anzitutto ripristinare il Dipartimento per le politiche antidroga. Sono tre anni circa che manca una persona a capo di questa struttura che era uno dei fiori all’occhiello del nostro Paese. Non c’è poi una politica sulle tossicodipendenze, di prevenzione e di cura. È necessaria un’informazione a tappeto: nelle scuole, nelle famiglie, nelle parrocchie… E poi manca un sostegno alle strutture che si occupano del recupero dei tossicodipendenti. Sono questi i problemi sociali di cui dovrebbero occuparsi le istituzioni politiche. E invece, purtroppo, 230 parlamentari si mettono a sottoscrivere una legge per rendere l’accesso alla droga ancora più facile.

About Federico Cenci

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione