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Pregnant woman

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Alla Camera quattro mozioni contro l’utero in affitto

I parlamentari dovranno esprimersi al riguardo mercoledì prossimo, 27 aprile. Steadfast Onlus condanna la pratica della surrogazione e spera in provvedimenti da parte del Governo

Steadfast Onlus, organizzazione di cooperazione internazionale, impegnata nella difesa dei diritti umani, spera vivamente che il Governo prenda opportune ed adeguate misure per stroncare l’abominevole pratica dell’utero in affitto. Mercoledì 27 aprile l’aula della Camera dei Deputati si esprimerà su 4 mozioni “concernenti iniziative, in ambito nazionale e sovranazionale, per il contrasto di tutte le forme di surrogazione di maternità”.

Le mozioni sono state presentate da Nuovo Centrodestra a firma Maurizio Lupi, da Idea a firma Eugenia Roccella, da Forza Italia a firma Mara Carfagna e dal M5S.

Steadfast, tramite il suo presidente, Emmanuele Di Leo, ribadisce fermamente che la pratica della maternità surrogata è sfruttamento procreativo e mercificazione dell’essere umano. La maternità surrogata di fatto è una nuova forma di tratta, destinata se non stroncata in fase iniziale di sviluppo, a superare il business della prostituzione, creando così, dei veri e propri allevamenti di esseri umani.

In riferimento alla risoluzione approvata dal Parlamento Ue nel dicembre 2015, nello specifico al paragrafo 115, in cui si “condanna la pratica della surrogazione, che compromette la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usati come una merce; ritiene che la pratica della gestazione surrogata che prevede lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo, debba essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani”, chiediamo quindi al Governo adeguati strumenti per bloccare tale pratica e l’applicazione di apposite misure per punire chi fa uso di utero in affitto, sia in territorio nazionale che internazionale.

Chiediamo di tener presente come previsto e disciplinato dall’art. 600 c.p., modificato dalla legge 228/2003, che è punibile come delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù chi: “nell’esercitare su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà, nella riduzione di una persona in uno stato di soggezione continuativa, attraverso l’imposizione di prestazioni lavorative o sessuali, nell’accattonaggio, in prestazioni che comportino lo sfruttamento, ovvero nel mantenimento di una persona nello stato di soggezione”, come chi alimenta il mercato dell’utero in affitto che, facendo leva sull’evidente stato di disagio economico, sfrutta il corpo femminile per il mercato procreativo. Inoltre, chiediamo di considerare l’art. 601 c.p. che disciplina invece la “tratta di persone”, come fenomeno che, come indicato dalla Convenzione di Ginevra del 1926, si identifica in ogni atto di cattura, acquisto o cessione di individuo finalizzato alla riduzione in schiavitù, nonché in ogni atto di commercio o di trasporto di schiavi. Commette tale delitto chiunque pone in essere un atto di tratta nei confronti di chi già si trovi nelle condizioni delineate dall’art. 600 c.p.

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