Francis Pope at Regina Coeli 03-05-2015

Regina Coeli (03/05/2015) - Foto © PHOTO.VA - OSSERVATORE ROMANO

"Gesù parla, Gesù conosce, Gesù dà la vita eterna, Gesù custodisce"

Le parole del Papa alla recita del Regina Coeli

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Alle ore 12 di oggi [12 maggio 2019], IV Domenica di Pasqua, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Coeli con i fedeli ed i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
Prima del Regina Coeli
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel Vangelo di oggi (cfr Gv 10,27-30) Gesù si presenta come il vero Pastore del popolo di Dio. Egli parla del rapporto che lo lega alle pecore del gregge, cioè ai suoi discepoli, e insiste sul fatto che è un rapporto di conoscenza reciproca. «Le mie pecore – dice – ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute» (vv. 27-28).
Leggendo attentamente questa frase, vediamo che l’opera di Gesù si esplica in alcune azioni: Gesù parla, Gesù conosce, Gesù dà la vita eterna, Gesù custodisce. Il Buon Pastore – Gesù – è attento a ciascuno di noi, ci cerca e ci ama, rivolgendoci la sua parola, conoscendo in profondità i nostri cuori, i nostri desideri e le nostre speranze, come anche i nostri fallimenti e le nostre delusioni. Ci accoglie e ci ama così come siamo, con i nostri pregi e i nostri difetti. Per ciascuno di noi Egli “dà la vita eterna”: ci offre cioè la possibilità di vivere una vita piena, senza fine.
Inoltre, ci custodisce e ci guida con amore, aiutandoci ad attraversare i sentieri impervi e le strade talvolta rischiose che si presentano nel cammino della vita. Ai verbi e ai gesti che descrivono il modo in cui Gesù, il Buon Pastore, si relaziona con noi, fanno riscontro i verbi che riguardano le pecore, cioè noi: «ascoltano la mia voce», «mi seguono». Sono azioni che mostrano in che modo noi dobbiamo corrispondere agli atteggiamenti teneri e premurosi del Signore.
Ascoltare e riconoscere la sua voce, infatti, implica intimità con Lui, che si consolida nella preghiera, nell’incontro cuore a cuore con il divino Maestro e Pastore delle nostre anime. Questa intimità con Gesù, questo essere aperto, parlare con Gesù, rafforza in noi il desiderio di seguirlo, uscendo dal labirinto dei percorsi sbagliati, abbandonando i comportamenti egoistici, per incamminarci sulle strade nuove della fraternità e del dono di noi stessi, ad imitazione di Lui. Non dimentichiamo che Gesù è l’unico Pastore che ci parla, ci conosce, ci dà la vita eterna e ci custodisce. Noi siamo l’unico gregge e dobbiamo solo sforzarci di ascoltare la sua voce, mentre con amore Egli scruta la sincerità dei nostri cuori. E da questa continua intimità con il nostro Pastore, da questo colloquio con Lui, scaturisce la gioia di seguirlo lasciandoci condurre alla pienezza della vita eterna.
Ci rivolgiamo ora a Maria, Madre di Cristo Buon Pastore. Lei, che ha risposto prontamente alla chiamata di Dio, aiuti in particolare quanti sono chiamati al sacerdozio e alla vita consacrata ad accogliere con gioia e disponibilità l’invito di Cristo ad essere suoi più diretti collaboratori nell’annuncio del Vangelo e nel servizio del Regno di Dio in questo nostro tempo.
Dopo il Regina Coeli
Cari fratelli e sorelle!
In tanti Paesi, oggi si celebra la “Festa della mamma”. Vorrei inviare un caro saluto a tutte le mamme, ringraziandole – un applauso alle mamme, tutte! – per la loro preziosa opera nella crescita dei figli e nella tutela del valore della famiglia. Ricordiamo anche le mamme che ci guardano dal cielo e continuano a vegliare su di noi con la preghiera. Il nostro pensiero va anche alla nostra Mamma celeste, che celebreremo domani 13 maggio, con il nome di Nostra Signora di Fatima. A Lei ci affidiamo per proseguire con gioia e generosità il nostro cammino.
Oggi, Quarta Domenica di Pasqua, Domenica del “Buon Pastore”, ricorre la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che quest’anno ha come tema: “Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio”. Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio: seguire Gesù è sempre un rischio, ma ci vuole coraggio. In tutte le comunità si prega in modo particolare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.
Stamani, nella Basilica di San Pietro, ho avuto la gioia di ordinare diciannove nuovi sacerdoti. Mentre saluto con affetto questi neo-presbiteri insieme con i loro familiari e amici, vi invito a ricordare quanti il Signore continua a chiamare per nome, come fece un giorno con gli Apostoli sulla riva del lago di Galilea, perché diventino “pescatori di uomini”. Di questi diciannove nuovi sacerdoti, due li ho invitati a salutarvi e a benedirvi con me.
Saluto tutti voi, famiglie, gruppi parrocchiali e singoli fedeli provenienti dall’Italia e da diversi Paesi. In particolare, saluto i pellegrini del Texas e quelli di Valencia; i fedeli di Gela e di Pistoia; i ragazzi della Cresima di Parma, gli scout di Cossato e quelli di Frosinone. E adesso chiederò a questi nuovi sacerdoti di benedire con me tutti voi. [Benedizione] A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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ZENIT Staff

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