Light of candles into a church

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Corpi donati alla ricerca

Messe commemorative possono essere celebrate

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Nella sua rubrica di liturgia, padre Edward McNamara LC, professore di Liturgia e Decano di Teologia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, risponde alla domanda da parte di un lettore in India.
Sto leggendo l’istruzione su sepoltura e cremazione. Come procedere per un cattolico che abbia donato il proprio corpo alla ricerca medica? Come la Chiesa può fare la sua “memoria”?  — F.D., Mumbai, India
Innazitutto, penso che sia necessario affrontare la questione della legittimità di tali donazioni. Anche se in passato è esistita qualche esitazione su questo punto, successivamente la Chiesa ha permesso l’uso di salme per la ricerca medica.
Papa Pio XII, nel suo discorso del 14 Maggio 1956 a un gruppo di oculisti, suggeriva che Il pubblico deve essere educato. Va spiegato, con intelligenza e rispetto, che acconsentire esplicitamente o tacitamente a gravi lesioni all’integrità del cadavere nell’interesse di coloro che soffrono, non costituisce alcuna violazione del rispetto dovuto ai morti.
A tale dichiarazione fa eco il Catechismo della Chiesa Cattolica, che dice al n. 2296:
“Il trapianto di organi è conforme alla legge morale se i danni e i rischi fisici e psichici in cui incorre il donatore sono proporzionati al bene che si cerca per il destinatario. La donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà. Non è moralmente accettabile se il donatore o i suoi aventi diritto non vi hanno dato il loro esplicito assenso. E’ inoltre moralmente inammissibile provocare direttamente la mutilazione invalidante o la morte di un essere umano, sia pure per ritardare il decesso di altre persone.”
Similmente, sempre il Catechismo stabilisce al n. 2301:
“L’autopsia dei cadaveri può essere moralmente ammessa per motivi di inchiesta legale o di ricerca scientifica. Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio. La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi.”
Nella sua enciclica Evangelium Vitae, del 1995, Papa Giovanni Paolo II definì la donazione di organi un esempio di “eroismo quotidiano”.
Alcuni anni più tardi fu nuovamente chiaro circa i meriti del donare le proprie spoglie alla scienza, quando si rivolse ai partecipanti della Nona Assemblea per la Pontificia Accademia per la Vita, il 24 Febbraio 2003.
Egli disse: “Tutti, credenti e non credenti, dobbiamo rendere omaggio ed esprimere sincero appoggio a questo sforzo della scienza biomedica, rivolto non soltanto a farci meglio conoscere le meraviglie del corpo umano, ma anche a favorire un degno livello di salute e di vita per le popolazioni del pianeta.”
Nella stessa occasione aggiunse: “La Chiesa rispetta ed appoggia la ricerca scientifica, quando essa persegue un orientamento autenticamente umanistico, rifuggendo da ogni forma di strumentalizzazione o distruzione dell’essere umano e mantenendosi libera dalla schiavitù degli interessi politici ed economici”.
Nell’Ottobre 2014, Papa Francesco ha incontrato il Comitato dei Trapianti per il Consiglio Europeo, e ha chiamato l’atto della donazione di organi “una testimonianza di amore per il prossimo”. La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha affrontato il tema nelle sue “Direttive etiche e religiose per i Servizi di Sanità cattolica”.
In questo modo il principio generale della legittimità della donazione di organi e della donazione del corpo alla scienza è stato abbastanza ben stabilito.
La Chiesa mette in guardia, tuttavia, che deve sempre essere considerato un dono, e che i resti umani non vanno mai utilizzati per scopi commerciali. Inoltre, insiste sul fatto che le spoglie vanno sempre trattate con riverenza e rispetto.
Il recente documento sulla cremazione ribadisce il principio, già affermato in varie altre occasioni, che i resti della cremazione vanno seppelliti con lo stesso riguardo che si rivolge ai corpi dei fedeli defunti. Di conseguenza i resti, o le ceneri in caso di cremazione, andrebbero messi nella tomba. Alcune diocesi fanno addirittura dono di fosse e servizi funebri per coloro che hanno donato i loro corpi alla scienza.
Nella maggior parte dei casi, gli istituti che ricevono i corpi hanno dei protocolli stabiliti che prevedono la restituzione dei resti o delle ceneri per la sepoltura dopo un periodo di tempo stabilito. Quest’ultimo consiste di solito in 12 settimane, nonostante in alcuni casi particolari possa durare uno o due anni.
Dal momento che di norma è impossibile celebrare un funerale con la salma poco dopo la morte, in quanto ciò renderebbe il corpo inutilizzabile agli scopi di ricerca, si può celebrare una Messa di commemorazione senza il corpo, in modo da affidare l’anima del defunto a Dio e offrire alla famiglia l’opportunità di ricordarlo insieme.
Quando poi i resti verranno restituiti alla famiglia, si potrà offrire un’altra Messa. Questa può essere presa dalla terza sezione delle Messe per i Defunti nel Messale Romano, sotto “Varie Commemorazioni”.
La rubrica di questa sezione afferma: “Questa Messa si può celebrare o quando viene ricevuta la notizia della morte o nel giorno della sepoltura definitiva; anche nei giorni dell’Ottava della Natività del Signore, nei giorni in cui cade una memoria obbligatoria, e nei giorni feriali, ad eccezione però del Mercoledì delle Ceneri e dei giorni feriali durante la Settimana Santa.”
[Traduzione dall’inglese a cura di Maria Irene De Maeyer]
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I lettori possono inviare domande all’indirizzo liturgia.zenit@zenit.org. Si chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che ci pervengono.

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Fr. Edward McNamara

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