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Il Papa ai piedi dell’Immacolata: “Ti porto disoccupati e bambini sfruttati"

Si ripete il tradizionale atto di venerazione al monumento mariano in piazza di Spagna. Francesco prega poi a Santa Maria Maggiore

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Il segnale è sempre il forte applauso che attraversa tutta piazza di Spagna e le vie limitrofe fino a piazza Mignanelli, dove si staglia la Colonna dell’Immacolata. La Ford Focus blu del Papa è arrivata.

Puntuale alle 16, Francesco giunge nel centro nevralgico del lusso capitolino per compiere, come ogni 8 dicembre, l’atto di venerazione al monumento mariano realizzato dall’architetto Luigi Poletti e dallo scultore Giuseppe Obici in onore all’Immacolata Concezione, dogma stabilito da Pio IX nel 1854.

Il tradizionale omaggio è stato avviato da Giovanni XXIII nel 1958 e proseguito poi da tutti i Pontefici, ancor più da Bergoglio che non ha mai nascosto la propria profonda devozione mariana.

Circondato da un migliaio di fedeli e turisti assiepati dietro le transenne, la maggior parte dei quali migrati dall’Angelus delle 12 in piazza San Pietro, e da allora in attesa in preghiera, Francesco si dirige direttamente ai piedi della statua, dove è stata posta in alto una corona di fiori bianchi. 

Il saluto è solo per il cardinale Vicario di Roma, Agostino Vallini, e la sindaca di Roma, Virginia Raggi, con la fascia tricolore, che lo accolgono in piazza; poi il Pontefice volge uno sguardo verso l’effigie mariana e legge la preghiera composta per la Solennità.

Un’orazione appassionata in cui Bergoglio affida alla Vergine i bambini sfruttati e abbandonati, le famiglie che fanno più fatica, i lavoratori e “chi, per necessità, svolge un lavoro indegno” o “chi il lavoro l’ha perso o non riesce a trovarlo”. “Abbiamo bisogno delle tue mani immacolate – dice – per accarezzare con tenerezza, per toccare la carne di Gesù nei fratelli poveri, malati, disprezzati, per rialzare chi è caduto e sostenere chi vacilla. Abbiamo bisogno dei tuoi piedi immacolati, per andare incontro a chi non sa fare il primo passo, per camminare sui sentieri di chi è smarrito, per andare a trovare le persone sole”.

Seguono le litanie e l’antico canto mariano del Tota pulchra, “Tutta bella sei Maria”. Papa Francesco – accompagnato in questa breve tappa da mons. Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Georg Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia, mons. Guido Marini, maestro delle Celebrazioni Liturgiche – saluta il cardinale Fernando Filoni, prefetto di Propaganda Fide, la cui sede è a piazza di Spagna, e altri membri della Congregazione. Ancora una stretta di mano al card. Vallini e alla Raggi, alla quale dice: “Coraggio”.

Quindi il Papa si concede alla folla festante che intanto scatta fotografie dagli smartphone e agita rosari. L’abbraccio è soprattutto per i centinaia di disabili e malati accompagnati dai volontari Unitalsi: Bergoglio li saluta uno per uno, rivolgendo a qualcuno una pacca sulla spalla o una parola affettuosa. Come ad un’anziana su una sedia a rotelle a cui dice: “Su, non piangere”. 

Alle 16.28, il Santo Padre rientra nella utilitaria per dirigersi a Santa Maria Maggiore (i Papi precedenti vi facevano tappa prima di arrivare in piazza di Spagna). Nella Basilica liberiana il Vescovo di Roma vive un momento privato di preghiera davanti alla Salus Populi Romani, l’icona che la storiografia vuole dipinta dall’evangelista Luca, tanto cara al popolo dell’Urbe di cui è protettrice. Tanto cara è anche al Papa argentino che, dopo oggi, l’ha visitata per ben 43 volte sin dal giorno della sua elezione sul Soglio di Pietro.

Di seguito il testo della preghiera composta dal Papa:

O Maria, Madre nostra Immacolata,
nel giorno della tua festa vengo a Te, e non vengo solo:
porto con me tutti coloro che il tuo Figlio mi ha affidato, in questa Città di Roma e nel mondo intero, perché Tu li benedica e li salvi dai pericoli.

Ti porto, Madre, i bambini,
specialmente quelli soli, abbandonati,
e che per questo vengono ingannati e sfruttati.
Ti porto, Madre, le famiglie,
che mandano avanti la vita e la società
con il loro impegno quotidiano e nascosto;
in modo particolare le famiglie che fanno più fatica per tanti problemi interni ed esterni.

Ti porto, Madre, tutti i lavoratori, uomini e donne, e ti affido soprattutto chi, per necessità,
si sforza di svolgere un lavoro indegno
e chi il lavoro l’ha perso o non riesce a trovarlo.

Abbiamo bisogno del tuo sguardo immacolato,
per ritrovare la capacità di guardare le persone e le cose
con rispetto e riconoscenza,
senza interessi egoistici o ipocrisie.
Abbiamo bisogno del tuo cuore immacolato,
per amare in maniera gratuita,
senza secondi fini ma cercando il bene dell’altro,
con semplicità e sincerità, rinunciando a maschere e trucchi. Abbiamo bisogno delle tue mani immacolate,
per accarezzare con tenerezza,
per toccare la carne di Gesù
nei fratelli poveri, malati, disprezzati,
per rialzare chi è caduto e sostenere chi vacilla.
Abbiamo bisogno dei tuoi piedi immacolati,
per andare incontro a chi non sa fare il primo passo,
per camminare sui sentieri di chi è smarrito,
per andare a trovare le persone sole.

Ti ringraziamo, o Madre, perché mostrandoti a noi libera da ogni macchia di peccato,
Tu ci ricordi che prima di tutto c’è la grazia di Dio, c’è l’amore di Gesù Cristo che ha dato la vita per noi, c’è la forza dello Spirito Santo che tutto rinnova.

Fa’ che non cediamo allo scoraggiamento,
ma, confidando nel tuo costante aiuto,
ci impegniamo a fondo per rinnovare noi stessi, questa Città e il mondo intero.


Prega per noi, Santa Madre di Dio!

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Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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