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Il Papa: "No a barriere in Europa, patria dei diritti umani"

Incontrando la cittadinanza di Lesbo, Francesco rinnova la gratitudine per l’accoglienza ai profughi e l’appello alla cooperazione internazionale. Poi, con i due patriarchi, getta in mare tre corone d’alloro

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Sono molteplici i sentimenti che animano il cuore del Papa durante la sua rapida ma simbolica visita nell’isola di Lesbo. C’è la preoccupazione per la sorte di questa gente in fuga da guerra e violenze e “in cerca di pace e dignità”, ora ammassata nell’isola. Il rammarico per tutti coloro, anche bambini, che hanno perso la vita in mare. L’ammirazione per l’accoglienza fornita ai profughi dal popolo greco. La speranza di una collaborazione tra Paesi, Organizzazioni internazionali e istituzioni umanitarie, “non isolando ma sostenendo chi fronteggia l’emergenza”.

Il Papa li esprime nel suo discorso in italiano alla popolazione di Mytilene, tra cui è presente anche l’esigua minoranza cattolica dell’isola. Nel porto della capitale, dando le spalle a quel mare che ha inghiottito tante vite, affiancato dai “fratelli” Bartolomeo e Ieronymos, il Pontefice rinnova l’accorato appello “alla responsabilità e alla solidarietà di fronte a una situazione tanto drammatica”.

“Molti profughi che si trovano su quest’isola e in diverse parti della Grecia stanno vivendo in condizioni critiche, in un clima di ansia e di paura, a volte di disperazione per i disagi materiali e per l’incertezza del futuro”, denuncia il Vescovo di Roma. E, pur definendo “comprensibili e legittime” le preoccupazioni delle istituzioni e della gente, in Grecia come in altri Paesi d’Europa, esorta a non dimenticare che “i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie”.

“L’Europa – rammenta il Santo Padre – è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare, così si renderà più consapevole di doverli a sua volta rispettare e difendere”. Non è questa la sorte toccata a molti migranti, tra cui numerosi bambini, che “non sono riusciti nemmeno ad arrivare: hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini”.

Davanti a questa tragedia il Papa, ancora una volta, esprime la propria gratitudine al popolo greco “che, nonostante le gravi difficoltà da affrontare, hanno saputo tenere aperti i cuori e le porte”. “Tante persone semplici hanno messo a disposizione il poco che avevano per condividerlo con chi era privo di tutto. Dio saprà ricompensare questa generosità, come quella di altre nazioni circostanti, che fin dai primi momenti hanno accolto con grande disponibilità moltissimi migranti forzati”, assicura.

“Voi – aggiunge, rivolgendosi agli abitanti di Lesbo – dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Infatti – rimarca il Pontefice – le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri”.

Allora per essere “veramente solidali” con chi è costretto a fuggire dalla propria terra, bisogna lavorare per rimuovere le cause di questa drammatica realtà: “Non basta limitarsi a inseguire l’emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali”.

Prima di tutto, sottolinea Francesco, “è necessario costruire la pace là dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove”. Bisogna pertanto “contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte” e “vanno privati di ogni sostegno quanti perseguono progetti di odio e di violenza”.

Va invece promossa “senza stancarsi” la collaborazione tra Paesi, Organizzazioni internazionali e istituzioni umanitarie, “non isolando ma sostenendo chi fronteggia l’emergenza”. In questa prospettiva, il Papa auspica il successo del Primo Vertice Umanitario Mondiale che avrà luogo a Istanbul il mese prossimo.

“Tutto questo si può fare solo insieme”, aggiunge, “insieme si possono e si devono cercare soluzioni degne dell’uomo alla complessa questione dei profughi”. E in questo è “indispensabile” anche il contributo delle Chiese e delle Comunità religiose, come vuole dimostrare la presenza del Papa insieme ai due patriarchi.

Le ultime parole del Papa si tingono poi di speranza: “Dio non è indifferente, non è distante. Egli è il nostro Padre, che ci sostiene nel costruire il bene e respingere il male”. Per la seconda volta il Santo Padre rivolge poi un “grazie” alla popolazione della Grecia “perché siete custodi di umanità, perché vi prendete teneramente cura della carne di Cristo, che soffre nel più piccolo fratello affamato e forestiero, e che voi avete accolto”.

Parole che tornano nelle preghiere recitate subito dopo dai tre leader religiosi in diverse lingue, in cui viene fatta memoria delle vittime delle migrazioni. Per loro viene osservato un minuto di silenzio,  e dopo aver ricevuto da tre bambini delle corone di alloro – simbolo di pace – Francesco, Bartolomeo e Ieronymos le lanciano dal molo in mare. Quel mare divenuto un cimitero a cielo aperto.

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Salvatore Cernuzio

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