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“La Fatica e la gioia. Storie di famiglie cristiane”

Alessandro Cristofari illustra il libro in cui sono raccolte 47 storie di matrimoni e vita familiare, insieme alle testimonianze di Luca Barilla, Debora Caprioglio, Max Giusti e Pupi Avati

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Verrà presentato a Roma, il prossimo 20 novembre, alle 20,30, nella sala ICEF in Viale delle Belle Arti, il libro “La fatica e la gioia. Voci di famiglie cristiane” (edizioni. Cantagalli), curato da don Arturo Cattaneo, Alessandro Cristofari e Gioia Palmieri. Alla presentazione interverrà anche mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia sul tema “Le proposte dei due Sinodi per superare le crisi della famiglia”.  Il libro raccoglie la testimonianza di 47 coniugi che raccontano la storia del loro matrimonio: dagli innamoramenti e le delusioni, alla sfida dell’accoglienza dei figli o del trascorrere degli anni.

Dalle diverse testimonianze emerge un dato comune: il matrimonio non si regge sulle capacità e sugli sforzi dei singoli sposi, ma nel riconoscere che c’è un Altro che li precede, che ha già preparato loro – nella fatica e nella gioia – una strada per diventare veri uomini e vere donne capaci di cambiare il mondo con il loro quotidiano sì’ alle piccole e grandi sfide della vita. Sono quindi storie di famiglie semplici che vivono intensamente i piccoli e grandi rapporti che si generano dentro e fuori le mura di casa. Storie di famiglie numerose e missionarie. Testimonianze di famiglie che dopo precedenti unioni hanno scommesso sul matrimonio. Coniugi segnati dall’abbandono. Sposi che hanno accolto figli di altri come se fossero propri. Coppie che hanno alle spalle decine di anni di matrimonio e altre più giovani che iniziano ora questo cammino. Coniugi che si spendono per le altre famiglie e famiglie che hanno capito.

Raccontano i loro matrimoni anche alcune celebrità come Luca Barilla, Debora Caprioglio, Max Giusti e Pupi Avati. Curatori del libro sono: don Arturo Cattaneo, sacerdote della Prelatura dell’Opus Dei, dottore in Diritto canonico e in Teologia, già autore di numerosi libri di successo; Gioia Palmieri, giornalista, moglie e madre di tre figli, impegnata con l’associazione Arca di Noè a un progetto educativo di accoglienza di giovani madri e donne immigrate con figli; e Alessandro Cristofari, consulente nel settore della comunicazione soprattutto nel campo web, attivo progetti di formazione per giovani nelle scuole insieme all’associazione Cogitoetvolo.

Proprio Cristofari, intervistato da ZENIT, ci racconta origine, ragioni e finalità di questo libro.

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Perché questo libro?

Nella vita della Chiesa, questi ultimi mesi sono stati un tempo davvero fecondo e provvidenziale per le attese delle famiglie. Lo svolgimento di due Sinodi, le catechesi del mercoledì di Papa Francesco e infine, il recente incontro mondiale che si è tenuto a Philadelphia. Ritengo siano tutti momenti importanti per via di tempi di complicate culture legate alla famiglia. Ecco il motivo del libro “La fatica e la gioia. Voci di famiglie cristiane”. Credo che una delle cose nella vita a cui non si debba mai rinunciare è la testimonianza viva di una voce che racconta. C’è bisogno di testimoni, non basta più neanche dare il buon esempio, tanto meno l’obbligo: quello non è mai bastato, né servito. Così noi abbiamo voluto raccogliere storie e testimonianze di coppie e coniugi, raccontate direttamente da loro. Coppie che hanno un comune denominatore: sono tutte credenti e cercano di rimanere fedeli alla promessa, che davanti a Dio e alla Chiesa, si sono scambiata vicendevolmente.

Quali sono queste fatiche e queste gioie nella vita di famiglia di cui parla il libro?

Quelle raccontate nel libro sono tante storie che non ricevono l’attenzione dei media e rimangono nascoste ai più; eppure sono storie che offrono spunti di riflessione, incoraggiamenti, suggerimenti. Sono storie molto diverse, come diverse sono le circostanze che accompagnano e configurano la vita matrimoniale.

Tante storie: alcune, si legge, sono straordinarie, altre normali. Cominciamo nel raccontarne qualcuna di quelle eccezionali…

Sono eccezionali, si, ma tutte accomunate dal fatto che c’è una grande fede dietro ad ogni storia: fede che è fondata sull’incarnazione del Verbo. La carne di Dio ha attraversato in Cristo tutto il ventaglio di ogni esperienza umana: il fallimento, la paura, il lavoro, il sudore, la gioia, il sorriso, il pianto, la stanchezza, la noia, il tradimento, la fatica, l’amicizia… e ha reso quindi ogni vissuto umano un luogo di incontro con Dio e la sua trascendenza, che salva. Questo è possibile solo a chi vede Dio nell’agire di ogni ora, ed è in dialogo con Dio, altrimenti impossibile per chi ha una famiglia. Ognuna di queste storie quindi è straordinaria (anche quelle ordinarie) perché unica nella sua interezza.

Alcuni esempi…dunque la storia commovente è quella della grande fede di Alberto che nel febbraio del 1974 si sposa con Maria nemmeno trentenne e hanno quattro figli. Il 14 agosto del 1983, tornando con tutta la famiglia dalle ferie trascorse in Calabria, sua moglie muore sull’Autosole investita da una macchina, mentre erano in sosta per un’avaria, sulla corsia d’emergenza. La figlia più piccola ha solo cinque mesi. Nel 1985 Alberto sposa Giuseppina con la quale avrà 8 figli. In mezzo succedono varie cose che troverete nel libro. Ad oggi si sono sposati cinque loro figli, che hanno regalato ad Alberto e Giuseppina 16 nipoti.

Un’altra storia è quell di Roberto (64 anni) e Angela (62 anni) che vivono a Rho, vicino a Milano. Sono sposati da 39 anni e hanno avuto tre figli adottivi: Alexandra, Alfonso e Marco. Negli ultimi vent’anni hanno ospitato molte persone, in prevalenza adulte, che avevano bisogno di vivere in famiglia, per pochi mesi o per alcuni anni. I loro figli sono sposati e li hanno fatti diventare nonni di tre nipotini. In casa con loro oggi vivono, da tre anni: Debora, 43 anni, i suoi figli di 17, 5 e 3 mesi e Adel, di 23 anni. Roberto insegna all’Università Bocconi e dirige una società di consulenza, Angela, dopo aver gestito per molti anni una libreria, fa la nonna, la mamma, la moglie e la figlia (con una mamma di 99 anni).

Una di quelle normali?

La normalissima storia di Anna di che  nel dicembre del 1995 si è sposata con Angelo. Dopo un anno hanno il primo figlio, Matteo, e poi a seguire altri 3. I primi tre sono in piena età adolescenziale: Matteo, Marco, Michele e poi c’è il piccolo Davide di 5 anni. Anna, descrive le sue giornate di quando aveva tre bimbi e di come conciliasse famiglia e lavoro. È una storia dove lei e il marito si sforzano di vivere – spesso con non poca fatica, ma assaporando anche molta gioia – il matrimonio e i valori della famiglia, sorretti dalla forza della fede. Testimonianze quindi della bellezza di uno stile di vita non ripiegato su sé stesso, in cui si esercita la pazienza, la fiducia, la fedeltà e si mostra come, seguendo l’insegnamento del Vangelo, sia possibile vivere l’ordinario in modo straordinario.

Ci sono anche le storie di quattro personaggi noti: Pupi Avati, Debora Caprioglio, Luca Barilla, Max Giusti. Quali di questi l’ha più colpita?

Un po’ tutte a dire il vero; tuttavia posso dire che di Max Giusti mi è rimasta impressa la sua semplicità. Ho ancora fresco il ricordo di quando sono andato a trovarlo in radio a Roma. Lui mi ha detto: “Voglio essere sincero: mi sono sposato quando sapevo di aver trovato la persona giusta che condivideva i miei ideali, i miei valori, il mio modo di vivere e anche quella con cui amavo condividere la quotidianità. […] Spesso si parla di voli pindarici quando si tratta di temi come il matrimonio, ma la quotidianità è la vera forza del matrimonio. […] per me è il vero zucchero della vita perché io sono molto contento: ho due figli e nella mia famiglia, nella mia casa – che è il covo in cui vive la mia famiglia – ritrovo la serenità, la carica per affrontare la vita esterna.
[…] Il matrimonio era qualcosa che io e mia moglie volevamo in più, la condivisione, i valori cristiani, i valori della fede e dire pubblicamente «Ecco, questa donna è mia moglie» e nel caso di mia moglie «Questo uomo è mio marito»”.

Che c’entra la fede con il rapporto di coppia e con la vita familiare?

Uso parole di Papa Francesco nel discorso alla Rota Romana del 2014: “Il Signore, nella sua bontà, concede alla Chiesa di gioire per le tante e tante famiglie che, sostenute e alimentate da una fede sincera, realizzano nella fatica e nella gioia del quotidiano i beni del matrimonio, assunti con sincerità al momento delle nozze e perseguiti con fedeltà e tenacia”. Senza la testimonianza di queste famiglie l’annunzio cristiano sembrerebbe un’utopia e poco credibile. Per rispondere alle diverse minacce a cui è sottoposta oggi la famiglia non servono perciò grandi teorie o bei discorsi, ma sono necessari esempi gioiosi di coppie che sanno fare famiglia, anche se quotidianamente si imbattono in problemi o difficoltà. Questo è il cristianesimo. Questa è la fede.

Come e perchè la fede dovrebbe rafforzare e mantenere uniti i matrimoni? 

Il matrimonio è un sacramento, e “il risveglio della fede passa attraverso il risveglio di un nuovo senso sacramentale della vita dell’uomo e dell’esistenza cristiana, mostrando come il visibile e il materiale si aprono verso il mistero dell’eterno”. Sono parole sempre di Papa Francesco nella Lumen Fidei (n.40). Quel tocco divino che rivela nell’operare quotidiano, che non è da mettere nelle cose, ma nelle nelle persone e nelle cose insieme, perché ce l’ha già messa Dio. Ognuno di noi, rispondendo a questa chiamata, può essere contemplativo nella vita ordinaria: in macchina, in cucina, a tavola, in ufficio. È reale, e ce lo testimoniano queste famiglie.

Ne abbiamo raccontate 47 per motivi di spazio, ma, vi assicuro che ce ne sono a centinaia che conosco io personalmente! Solo nel sacramento i cinque sensi si aprono alla bellezza, che ogni giorno fa nuove tutte le cose. E non si trova solamente nel silenzio che può esserci in una chiesa, ma anche nel caricare una lavatrice, nel prendere l’autobus (e a Roma, vi assicuro, è un’impresa), in una passeggiata con un figlio, in un messaggio su WhatsApp, nell’ascoltare musica, in una chiacchierata con qualcuno… In tutto. Ed ecco che il mondo diventa tempio, e infatti nel matrimonio gli sposi sono tempio dello Spirito Santo.

Il cristiano contemplativo è immerso nel mondo senza rimanere sommerso. Queste testimonianze sono così. Dio è un padre che, come dice Santa Teresa, prende il mondo che gli regala un bambino perché possa giocare con lui. Dio non è teoria, ce lo fanno capire i testimoni di questo libro. Dio non è per pochi o una serie di doveri difficilissimi da eseguire. Dio è un rapporto padre-figlio, un bel gioco. Come facevo io quando da bambino giocavo con le mie sorelle a fare il figlio, con Dio è più impegnativo, come tutti i giochi divertenti però. Infatti con le mie sorelle non mi divertivo.

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Antonio Gaspari

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