ROMA, martedì, 24 gennaio 2012 (ZENIT.org) - “Il Cortile dei Gentili è un segno di cultura contro il degrado del crimine”, ha dichiarato alla Radio Vaticana (20 gennaio) il magistrato palermitano Giusto Sciacchitano, sostituto procuratore nazionale antimafia, all'avvicinarsi della prossima tappa del ciclo di incontri voluto da Papa Benedetto XVI per far entrare in dialogo credenti e non credenti.

Dopo Bologna, Parigi, Bucarest, Firenze, Roma e Tirana, dal 29 al 30 marzo prossimi il “Cortile dei Gentili” farà infatti tappa nel capoluogo siciliano, Palermo.

Questo “Cortile dei Gentili” - un riferimento al cortile del Tempio di Gerusalemme riservato ai pagani - sarà un'occasione per affrontare un altro problema che interroga il mondo contemporaneo: la mafia e il problema della criminalità organizzata nel suo complesso.

“E' un problema culturale, politico, sociologico, economico che riguarda il mondo”, ha detto Giusto Sciacchitano sempre alla Radio Vaticana. E la mafia "deve essere contrastata certamente con i mezzi giuridici, ma con la cultura. Perché la mafia si basa su una 'in-cultura'”.

A Palermo, crocevia di culture e di tradizioni, ma anche luogo e simbolo della lotta contro la criminalità organizzata, un evento culturale come questo può essere “di grande importanza per diversi punti di vista”, ha detto l'esperto anti-mafia.

In primo luogo, per quanto riguarda la realtà storica della Sicilia, dominata per secoli da tanti popoli diversi, dalla loro cultura, dai loro sistemi giuridici, “abbiamo dovuto comunque colloquiare” e questo dialogo è diventato una sorta di abitudine.

Ma c'è anche il fatto che Palermo, che può essere considerata la capitale della mafia, è anche stata riconosciuta dall'ONU come la capitale dell’antimafia. Nel capoluogo siculo è stata firmata infatti la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata.

Questi due aspetti, uno negativo, l'altro positivo – prosegue Sciacchitano - che sono formatori di una cultura, sia a livello locale che a livello mondiale, chiedono una visione universale e l'incontro a Palermo sarà un occasione per guardare al problema “assolutamente mondiale” “con l’attenzione che si deve”.

“Non riguarda certamente né l’Italia né, ovviamente, solo la Sicilia”, ha ribadito il sostituto procuratore nazionale antimafia. “Guardiamo alla realtà dell’Estremo Oriente, guardiamo alla realtà dei Paesi del Sud America, guardiamo alle realtà dell’Est Europeo, all’area dei Paesi balcanici, Paesi tutti attraversati da rotte attraverso le quali passano tutti i traffici illeciti dei vari gruppi organizzati”.