La Croce ci fa pensare secondo Dio

Vangelo della XXII Domenica del Tempo Ordinario

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di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 26 agosto 2011 (ZENIT.org).- In quel tempo Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Va dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sua azioni” (Mt 16,21-27).

Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12,1-2).

Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16,21).

Dopo averlo designato capo e roccia della sua Chiesa (Mt 16,18), Gesù pronuncia oggi parole molto aspre all’indirizzo di Pietro, colpevole di aver rifiutato istintivamente l’annuncio del destino di sofferenza del suo amato Signore e Maestro.

E sappiamo pure che nel corso dei secoli, e anche oggi, i cristiani..hanno sempre di nuovo bisogno di essere istruiti dal Signore sul fatto che il suo cammino in tutte le generazioni non è il cammino della gloria e del potere terreno, bensì il cammino della croce. (…)L’intera scena possiede, da questo punto di vista una sinistra attualità. Poiché, in definitiva, continuiamo a pensare secondo “la carne e il sangue” e non secondo la rivelazione che possiamo ricevere nella fede” (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, p. 346).

Ad istruire i cristiani sulla necessità del cammino della Croce, in questi giorni sono stati anche i giovani della GMG di Madrid, un evento che è stato “una cascata di luce,..una stupenda manifestazione di fede per la Spagna e per il mondo prima di tutti” (Benedetto XVI, Udienza generale, 24 agosto 2011).

Questi giovani hanno mostrato di amare la Croce; ed ecco che essa ha già ripreso il cammino, verso il Brasile, segno eloquente del messaggio evangelico di oggi: per radicare la propria vita in Cristo, per essere lievito nella massa, e per portare la speranza che nasce dalla fede, è assolutamente necessario non pensare “secondo gli uomini”, ma “secondo Dio”. E Dio pensa secondo la Croce di Cristo.

Ma cosa e come pensano “gli uomini” riguardo alla sofferenza?

Essi non la considerano un male necessario per il bene dell’uomo, e non si rassegnano al fatto che sia inseparabile dall’esistenza terrena. Ciò è in fondo naturale, ma Dio non pensa così, e Matteo lo fa intendere con una sola parola dicendo che Gesù “doveva..venire ucciso e risorgere il terzo giorno” (Mt 16,21). Era assolutamente necessario che Gesù soffrisse, infatti: “la redenzione si è compiuta mediante la Croce di Cristo, ossia mediante la sua sofferenza” (Lettera Apostolica “Salvifici Doloris”, n. 3).

Certo il modo di pensare di Pietro, pur se qui si rivela così “umano” e diverso da quello di Gesù, era per il resto del tutto conforme al Signore, e lo aveva dimostrato lasciando tutto per seguirlo (Mc 10,28-31). In realtà, il messaggio sulla necessità di pensare “secondo Dio” e non “secondo gli uomini”, va oltre l’“intangibile mistero della sofferenza” (S. D., n. 4). E’ anche a questi altri orizzonti che si riferisce oggi l’esortazione di Paolo: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2).

In cosa consista il “modo di pensare”di “questo mondo”, al quale non dobbiamo conformarci se vogliamo che la fede illumini la coscienza, trasformi la volontà, e ci comunichi una gioia a prova di sofferenza, il beato Giovanni Paolo II lo ha scritto magistralmente nell’enciclica “Evangelium vitae”: “La coscienza morale, sia individuale che sociale, è oggi sottoposta, anche per l’influsso invadente di molti strumenti della comunicazione sociale, a un pericolo gravissimo e mortale: quello della confusione tra il bene e il malein riferimento allo stesso fondamentale diritto alla vita. Tanta parte dell’attuale società si rivela tristemente simile a quell’umanità che Paolo descrive nella lettera ai Romani. E’ fatta di “di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia” (1,18): avendo rinnegato Dio e credendo di poter costruire la città terrena senza di lui, “hanno vaneggiato nei loro ragionamenti” sicché “si è ottenebrata la loro mente ottusa” (1,21); “mentre si dichiaravano sapienti sono diventati stolti” (1,22), sono diventati autori di opere degne di morte e “non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (1,32). Quando la coscienza, questo luminoso occhio dell’anima (cfr Mt 6,22-23), chiama “bene il male e male il bene” (Is 5,20), è ormai sulla strada della sua degradazione più inquietante e della più tenebrosa cecità morale.” (E. V., n. 24).

Duemila anni prima del beato Karol, Paolo denunciava ai Romani quella stessa “degradazione e cecità morale” che oggi fa ritenere l’aborto un diritto, l’eutanasia una scelta di libertà, la fecondazione artificiale un giusto rimedio alla sterilità, il “matrimonio” omosessuale una conquista civile, il genere sessuale una scelta a piacimento, ecc. Allora come oggi si tratta del “pericolo gravissimo e mortale” costituito dall’anestesia della coscienza morale.

Ne è un esempio lampante il tentativo di introdurre in Italia l’omicida “pillola dei cinque giorni dopoEllaOne, ipocritamente definita “contraccettivo d’emergenza”.

Eppure, come al cessare dell’anestesia chirurgica la coscienza vigile è in grado di risvegliarsi, così “tutti i condizionamenti e gli sforzi per imporre il silenzio non riescono a soffocare la voce del Signore che risuona nella coscienza di ogni uomo: è sempre da questo intimo sacrario della coscienza che può ripartire un nuovo cammino di amore, di accoglienza e di servizio alla vita umana” (n. 24).

Sappiamo, infatti, che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37), e proprio per questo ci chiediamo ora in che modo sia possibile alla coscienza riacquistare il congenito udito morale donatole dal Creatore. Faccio prima una premessa.

Queste considerazioni sulla coscienza soffocata sembrano lontane 2000 anni dagli attuali, drammatici problemi di milioni di persone morenti di fame, o dei nostri fratelli clandestini in fuga disperata sul mare; eppure è proprio per il soffocamento della coscienza morale (individuale e sociale) che sono potute sorgere quelle “strutture di peccato” (E. V., n. 12) che sono r
esponsabili di queste e molte altre tragedie umanitarie.

Ma la posta in gioco non è solamente la vita fisica delle popolazioni in questo mondo, bensì anche la vita eterna di molti nell’altro, come Gesù avverte oggi: “Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,25-26).

Nessun uomo può materialmente guadagnare il mondo intero, ma il mondo intero per ognuno sta racchiuso nella propria volontà, nel proprio cuore. Chiunque cerchi solo di soddisfare egoisticamente la propria fame di felicità, è nel rischio continuo di “perdere la propria vita”, la vita a lui “propria” come persona, la vita vera, cioè conforme alla verità e alla dignità divina dell’uomo, inscritta in lui sin dal concepimento.

E’ questa la vita dei figli di Dio, quella “Vita” che ha creato ogni essere umano e per la cui pienezza egli è stato creato; quella Vita il cui nome è Gesù Cristo, la cui divina Bellezza e Gioia due milioni di giovani a Madrid hanno sperimentato e testimoniato, grazie all’ascolto del Vangelo e alla presenza di Benedetto XVI.

Torniamo allora a Paolo: come dobbiamo intendere questo “vi esorto ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1)?

Mi sembra che la risposta venga proprio da ciò che i nostri occhi hanno veduto e le nostre orecchie hanno udito in questa indimenticabile GMG 2011, specialmente la sera della veglia e del temporale. Il Papa e i giovani non hanno voluto evitare il sacrificio della violenza paurosa del vento e della pioggia, in nome di una fedeltà reciproca che certamente è stata molto gradita al Signore Gesù, esposto per l’adorazione, dal momento che Egli stesso ne era evidentemente la causa e l’Oggetto.

Così, nonostante i disagi della liturgia esterna (tanto da far temere la sospensione della veglia), ne è risultato per tutti uno straordinario momento di intensissimo, stupendo “culto spirituale”; quel culto vero il cui scopo e frutto è quello di “rendere perfetto nella coscienza l’offerente”, di dargli un cuore puro e docile a Dio” (A. Vanhoye, Accogliamo Cristo nostro Sommo Sacerdote, Esercizi Spirituali con Benedetto XVI, 2008, p. 117-118).

Quando una persona decide il dono sincero di sé, allora ogni suo atto costituisce un culto autentico,“spirituale”, un’offerta che è sacrificio “a Dio gradito”, dal momento che Gli permette di purificare e trasformare la sua volontà mediante l’infusione in essa dello Spirito d’Amore. Avviene allora qualcosa di simile al respiro, in cui il sangue venoso, carico di scorie, le scambia nei polmoni con l’ossigeno, che lo purifica in modo da poter essere inviato dal cuore ai tessuti e mantenere in vita il corpo intero.

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E’ diventato carmelitano nel 1987. E’ stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

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ZENIT Staff

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