di Mercedes de la Torre


ROMA, martedì, 7 aprile 2009 (ZENIT.org).- In questo 2009 dedicato all'Astronomia, è uscito in libreria il volume “Galileo e il Vaticano”, di Mariano Artigas e Melchor Sánchez de Toca (editrice Marcianum Press).

Il testo ripercorre l'operato della commissione di studio del caso Galileo Galilei, promossa da Giovanni Paolo II dal 3 luglio 1981 fino al 31 ottobre 1992, anno del 350° anniversario della morte di Galileo.

Il Cardinale Paul Poupard, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, ne ha coordinato le ricerche dall'inizio alla fine.

Il lavoro multidisciplinare è stato svolto da esperti che hanno lavorato su quattro linee diverse e ha risposto a un orientamento suggerito dal Concilio Vaticano II, concludendosi con un importante discorso di Papa Wojtyła.

Il Cardinale Poupard ha rivelato la sua esperienza in alcune dichiarazioni a ZENIT: “Papa Giovanni Paolo II aveva la preoccupazione di chiarire un'immagine piuttosto cattiva della Chiesa nell'opinione pubblica, visto che per molti non credenti la Chiesa sarebbe stata nemica della scienza”.

“Man mano che sono andato avanti negli studi, nel mio incarico per la parte culturale, ho capito meglio come tutto questo sia stato strumentalizzato, soprattutto a partire dall'Illuminismo, divenendo un'arma contro la Chiesa”, ha commentato.

“È molto difficile andare contro le pseudo-evidenze – afferma il Cardinale Poupard –, e questo l'ho verificato man mano che lavoravo in questo campo. Alla fine ho dovuto coordinare un po' gli altri lavori di esegeti, storici, scienziati e altri”.

La prefazione al testo è opera del Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, monsignor Gianfranco Ravasi, che ha confidato a ZENIT l'interesse della Chiesa a demitizzare il caso Galileo dal punto di vista culturale.

“Il principio fondamentale – sostiene monsignor Ravasi – è quello di riuscire, come diceva già Giovanni Paolo II, a purificare il passato, purificare la memoria, rimuovendo gli errori che si possono riconoscere anche da parte della comunità ecclesiale, e sulla base ormai purificata poter costruire un futuro diverso di dialogo che ritengo sia fondamentale, perché ora abbiamo di fronte tante sfide, e queste spesso vengono affrontate solo in chiave polemica e non invece con un dialogo vero e proprio”.

“Effettivamente – ha aggiunto – bisogna dire che Galileo era un grande credente e ha detto cose molto importanti dal punto di vista della teologia, del metodo teologico, del metodo esegetico. Proprio sulla base di questo, stupisce un po' che ancora si usi proprio Galileo come sorta di bandiera contro la fede”.

“In realtà la sua vicenda studiata correttamente può essere evidentemente giudicata negativa, e può essere perciò come si diceva rimossa come un ricordo del passato da cancellare – ha aggiunto mons. Ravasi –. Dall'altra parte, però, bisogna anche riconoscere che Galileo da oggi in poi può diventare l'appello costante e continuo per un migliore e fecondo dialogo tra scienza e fede, lui che ne è stato vittima”.

In questo il volume può essere di grande attualità, ha concluso monsignor Ravasi, perché è una “storia della commissione creata da Giovanni Paolo II partendo da documenti di archivio inediti. Una storia completa ed esaustiva a partire da testi originali”.

Uno degli autori di “Galileo e il Vaticano”, mons. Melchor Sánchez De Toca y Alameda, Sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura, ha detto a ZENIT che “in realtà il caso Galileo non è mai stato abbandonato. E' sempre stato aperto”.

<p>“Ciò che ha voluto fare Giovanni Paolo II – ha continuato – è stato invitare la Chiesa a gettare luce su questo caso e soprattutto invitare tutta la comunità scientifica e la Chiesa a rimuovere gli ostacoli del passato, gli ostacoli che continuano a fare di Galileo una sorta di icona, un mito, che la coscienza di molta gente vede come il simbolo di una contraddizione tra la scienza e la religione”.

“Credo che il riassunto migliore si ritrovi nell'atteggiamento e nelle parole di Giovanni Paolo II nel suo discorso del 31 ottobre 1992, quando concluse i lavori di questa commissione che egli stesso aveva istituito”.

“La Chiesa ha riconosciuto gli errori del passato, gli errori dei giudici di Galileo – ha ammesso – . Bisogna smettere di guardare al passato per guardare al futuro. Il tribunale della storia non può essere sempre aperto in sessione permanente”.

La Caritas al G20: mantenere la promessa degli aiuti internazionali

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 7 aprile 2009 (ZENIT.org).- La Caritas ha lodato i nuovi impegni del vertice del G20 per raggiungere aiuti e obiettivi di sviluppo, ma teme che i leader non facciano abbastanza per evitare che milioni di persone sprofondino nella povertà.

I leader del G20, che rappresentano Paesi sviluppati e in via di sviluppo, si sono incontrati il 2 aprile a Londra nel contesto dell’enorme sfida costituita dalla crisi economica globale degli ultimi tempi.

Blandine Bouniol, responsabile Caritas per la Cooperazione Internazionale, ha affermato che il G20 “ha ribadito gli obiettivi e gli impegni per lo sviluppo, come il fatto di dedicare lo 0,7% del PIL agli aiuti esteri, ma la Caritas rimane scettica sul fatto che queste promesse vengano mantenute, visto che alcuni donatori stanno già annunciando drastici tagli di budget e la mancanza di misure concrete, come programmi per la distribuzione”.

“Il pacchetto del G20 per i Paesi in via di sviluppo resta condizionato dalle performance di buon governo, come valutate dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, ma la Banca e il Fondo promuovono un tipo di economia liberale che ha portato a drammatiche perdite di posti di lavoro e tagli nei servizi pubblici”.

“Volevamo che la Banca e il Fondo avessero una maggiore rappresentanza democratica”, ha confessato, come ricorda un comunicato Caritas inviato a ZENIT.

La Bouniol ha ricordato che “ci sono stati primi passi incoraggianti verso la rimozione del segreto bancario e la pubblicazione delle liste dei paradisi fiscali”, e “come risultato nessun Paese sulla lista nera è rappresentato nel G20”.

Allo stesso modo, ha constatato che “non c’è stata una regolamentazione per rafforzare la trasparenza dei pagamenti e delle tasse pagate dalle compagnie ai Governi”.

“Il ruolo del business multinazionale nel condizionare lo sviluppo di un Paese è sottovalutato e la responsabilità delle compagnie multinazionali che operano nei Paesi in via di sviluppo è ignorata”, ha aggiunto.

La rappresentante Caritas ha quindi lamentato il fatto che non sia stato compiuto “alcun passo decisivo” per far fronte ai cambiamenti climatici e costruire una nuova economia a basso uso di carbonio.

Non è stata menzionata neanche la Conferenza ONU sull’impatto della crisi sullo sviluppo, in programma per giugno.

“Il G20 chiede alle Nazioni Unite di svolgere un ruolo nel monitorare l’impatto della crisi sui più poveri e sui più vulnerabili – ha dichiarato la Bouniol –; ma al di là di questo l’ONU, in quanto forum più inclusivo, con rappresentanti di tutti i Paesi, compresi quelli più poveri, è il forum moderno più legittimato a predisporre soluzioni alle crisi globali”.